Partito Comunista Cinese: Xi Jinping prende il controllo

Xi Jinping sta rinforzando sempre di più il controllo del Partito Comunista Cinese e la Cina in generale

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Partito Comunista Cinese

Xi Jinping sta rinforzando sempre di più il controllo del Partito Comunista Cinese e non solo. Il leader cinese tiene in pugno i giganti della tecnologia, i cittadini e la Cina in generale.

Il leader come controlla il Partito Comunista Cinese?

A inizio gennaio, il PCC approva un regolamento “sulla salvaguardia dei diritti dei membri del partito”. A livello ufficiale, questo dovrebbe contribuire a mantenere una democrazia interna. Il fine della misura è assicurare il rispetto dei diritti individuali dei membri del partito. Tra questi, ci sarebbe anche la libertà di criticare le politiche e lo stile di lavoro della leadership. Ma non è così semplice. Infatti, il regolamento spiega come devono essere fatte queste critiche: solo in canali specifici. Inoltre, proseguendo con la lettura si scopre che è vietato: “esprimere apertamente opinioni e suggerimenti che vanno contro le teorie, le linee, gli obiettivi e le misure del PCC o l’attuazione delle sue politiche principali”.

La lotta alla corruzione

La lotta alla corruzione è sempre stato un obiettivo fondamentale per il leader cinese. Guardando come esempio negativo la caduta dell’Urss, Xi Jinping ha capito come mantenere il suo regno. In primo luogo, doveva abbattere la corruzione dentro al Partito. Sono iniziate delle vere e proprie campagne anti-corruzione, tanto che si è aggiudicato il nome di “killer di funzionari”. Poi, queste guerre interne si sono un po’ alleviate, fino ad arrivare a fine 2020. Diversi funzionari e capi di imprese statali sono stati accusati di ottenere guadagni illegittimi in cambio di favori. Alla fine di questa ultima caccia all’uomo, quattro importanti esponenti sono stati cacciati dal partito. Questi sono il vice sindaco di Chongqing Deng Huilin; il vice-governatore del Qinghai Wen Guodong; il presidente della China State Shipbuilding Industry Corp Hu Wenming, e il capo della China Oil and Foodstuffs Corp Luo Jiamang.

Il controllo del Partito Comunista Cinese e il caso Alibaba

La caccia del Presidente cinese non si è limitata a membri del suo partito. Infatti, quest’anno la Cina ha visto una campagna anti-monopolio mai vista prima. L’obiettivo di questa campagna erano le imprese private e in particolare, il colosso Alibaba. Ad un certo punto, il governo cinese ha ordinato a giornali e televisioni di censurare le notizie sulle indagini dell’azienda. In molti hanno visto questa decisione come un evidente segnale: le vicende di Ma sono un problema politico per la Cina. La storia di Ma inizia il 24 ottobre, quando il responsabile di Alibaba ha criticato pubblicamente il governo cinese. Ma accusò le banche cinesi di agire come un banco dei pegni. Ma l’imprenditore non si fermò qui, si rivolse direttamente a Xi Jinping, sminuendone il lavoro. Secondo Ma, l’innovazione sarebbe potuta arrivare solo dopo essersi presi dei rischi e aver fatto delle ampie riforme.

Le conseguenze di una dittatura

Le parole di Ma non passarono inosservate, anzi. Dopo il suo discorso, la quotazione in borsa della piattaforma finanziaria che lui aveva creato è fallita. A fine dicembre, si scoprì delle indagini su Alibaba per “sospette attività monopolistiche”. Le accuse che pendevano sull’azienda erano pesanti. Intanto, Ma non si vede da fine ottobre. Molti pensano che stia cercando di mantenere un profilo basso per non avere altre ripercussioni, altri la vedono peggio. Ma potrebbe essere sotto la custodia delle autorità. Questo dubbio ci trasporta in Cina, un paese dove se dai la tua opinione sul governo, non la passi liscia.


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