Dopo la Gran Bretagna dove è stato creato, una quindicina di anni fa, il primo Islamic International Finacial Market e il via libera ricevuto dal Governo di Londra, nel 2004, che ha consentito all’ Islamic Bank of Britain di operare su tutto il territorio del Regno Unito attraendo così investimenti per due miliardi di sterline, nel prossimo futuro toccherà all’Italia. Un Disegno di Legge, presentato in questi giorni in Parlamento, punta a regolamentare tutto questo: “Le dimensioni della finanza islamica – si legge nel documento – veicolata dalle istituzioni finanziarie tradizionali è stimata in circa 2 mila miliardi di euro (dati 2015), con tassi di crescita annui finora a doppia cifra. Ma aggiungendo a questo l’ammontare dello zakat (imposta coranica, ndr) effettuato nel mondo dai musulmani credenti, la finanza informale costituita dal microcredito e l’hawala, è ragionevole pensare ad una dimensione almeno doppia”.

il primo istituto di finanza islamica arriverà così anche da noi grazie al gruppo BCI della cordata di Vincenzo De Bustis per Carismi. Questa realtà avvierà alcune filiali, nel nostro Paese, composte da agenti assicurativi e promotori finanziari che faranno conoscere i prodotti rientranti nei principi della Sharia.

Le potenzialità derivanti da tale progetto, a parere degli esperti, sono enormi, dal momento che il risparmio delle persone musulmane ammonta a sei miliardi annuali, più gli eventuali investimenti da Paesi estremamente ricchi che potrebbero sostenere le imprese italiane in difficoltà.

“Si aprirà un business, ma anche una forma di inclusione finanziaria e quindi sociale per tutte quelle comunità musulmane che lavorano e producono in Italia”, dichiara Alberto Brugnoni, fondatore della prima società europea nella consulenza di finanza islamica (ASSAIF).

“Siccome tutti i sistemi fiscali occidentali – spiega – sono basati sul tasso di interesse, per la finanza islamica è necessaria una doppia transazione e viene così penalizzata perché paga due volte le tasse”.

Il Docente di Finanza Islamica, Paolo Pietro Biancone, elenca i principi proposti dal Corano e che saranno seguiti dagli operatori economici: il divieto di usura, di gioco d’azzardo, di speculazione e di investimenti in attività non etiche come l’alcool, il tabacco, la carne suina e la pornografia.

Il commercialista, Filippo Bellavite Pellegrini, evidenzia come la società attuale sia sempre più multietnica e non nasconde la sua profonda soddisfazione per l’iniziativa: “Permettere a degli immigrati di fede islamica di comprare casa, seguendo i propri principi, significa fare integrazione”.

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