Parlamento, approvato il Def: vittoria di Gentiloni

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In Senato, 181 voti hanno approvato lo scostamento sui conti pubblici previsto dal Def (Documento di Programmazione Economica e Finanziaria), che fissa l’aggiustamento strutturale per il 2018 allo 0,3% e 164 voti alla risoluzione della maggioranza.

“Un voto all’insegna di responsabilità e stabilità”, commenta su Twitter il Primo Ministro Gentiloni, che passa la prova del Def in Parlamento.

“La risoluzione al Def, che Mdp non ha votato, ha avuto una maggioranza amplissima, oltre 160”, ha detto l’ex premier Renzi a “Studio Aperto” su Italia 1. “Nella sostanza il governo è solido” e ora “tutti a dare una mano a Gentiloni per chiudere bene questa legislatura”.

Al primo via libera ha contribuito anche il Movimento Democratico e Progressista (Mdp), che invece non ha votato il documento del governo sul Def.

Il Def passa anche alla Camera.

Gentiloni fa un appello dopo lo strappo di ieri con Mdp e le dimissioni del viceministro all’Interno Bubbico: il “Governo e il Parlamento hanno una responsabilità: non dilapidare i risultati raggiunti e collaborare anche da punti di vista diversi per il bene comune”.

Secondo il presidente del Centro Democratico Bruno Tabacci, le dimissioni di Bubbico dicono che “c’è tensione per una legge elettorale che comunque va rivista e c’è anche la volontà di Mdp di entrare in campagna elettorale con una contrapposizione netta. In questo modo si porta il Paese in braccio a Berlusconi e perché Renzi il “rottamatore” non è in grado di comporre il centro sinistra come invece Berlusconi sta già ricomponendo il suo centro destra e le possibilità del Centrosinistra di competere si annullano”.

Alle votazioni di Camera e Senato, 12 senatori di Ala hanno votato, insieme alla maggioranza, sia favore del documento sullo scostamento, sia sulla nota di aggiornamento.

Per l’occasione è tornato a Palazzo Madama, dopo molto tempo, anche Denis Verdini.

In assenza di Mdp, i voti di Ala e dei 6 che guardano a Giuliano Pisapia rischiano di essere determinanti per la maggioranza a Palazzo Madama. Nella prima votazione di oggi al Senato, quella sullo scostamento di bilancio, a 181 preferenze ci si è arrivati con 98 del Pd – tolto il voto di Grasso – 24 di Ap, 16 di Mdp, 12 di Ala (il gruppo è di 14), 3 di Gal (che sono D’Onghia, Naccarato, Villari), 12 del Misto e 16 del gruppo Autonomie.

Il senatore M5s Nicola Morra ha votato sì al Def ma “per un errore materiale”, come egli stesso ha dichiarato in giornata.

Giuliano Pisapia

Intanto in mattinata l’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia torna a sostenere la linea del dialogo e va inoltre all’attacco su D’Alema: “lui sa perfettamente che io sono a disposizione di un progetto unitario e invece lui continua a fare dichiarazioni che dividono. Lui era favorevole che oggi non si votasse lo scostamento di bilancio che avrebbe portato all’aumento dell’Iva. Io e altri abbiamo voluto fare un percorso diverso. Io sono dell’idea che chi non ha obiettivi personali potrebbe fare un passo di fianco, bisogna esser in grado di unire. E vale per lui come per me”.

“L’opinione di D’Alema sul Def – è la replica di Roberto Speranza – è in linea con le scelte assunte all’unanimità dai gruppi parlamentari”. “Ora – aggiunge – dobbiamo lavorare tutti insieme, superare ogni forma di personalismo e dare gambe a un progetto progressista che serve prima di tutto al Paese”.

Uno degli impegni che la maggioranza chiede al governo nella risoluzione sulla nota di aggiornamento al Def deve essere quello di “rivedere gradualmente il meccanismo del cosiddetto super ticket al fine di contenere i costi per gli assistiti che si rivolgono al sistema pubblico”.

D’Alema

Nel triennio 2018-2020 la risoluzione chiede “un complesso di interventi in materia sanitaria” compreso un incremento delle risorse in conto capitale per gli investimenti in sanità.

“Noi non modifichiamo il nostro atteggiamento. Se fosse bastato l’impegno nella risoluzione – dice il senatore Mdp Federico Fornaro – avremmo partecipato allora alle riunioni per la sua stesura”. “Abbiamo dato un segnale politico. Vedremo se gli impegni saranno concretizzati negli atti della legge di bilancio”.

Tabacci afferma che in questa maniera il Centrosinistra va verso il suicidio. “Ricordo – dice – che Giuliano Pisapia era stato a Palazzo Chigi con i capogruppo di Mdp e che da Padoan erano arrivate risposte sui temi sociali. È una crisi di natura politica. Abbiamo di fronte uno strascico di veleni che arrivano dalla scissione del Pd. Adesso il rapporto tra Pisapia e Mdp è più complicato. Perché Mdp sta diventando una piccola sinistra e questo non ci interessa. Pisapia è amareggiato”.

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