Papiro di Ismaele: una lettera inviata 2.700 anni fa

Il reperto si trovava in Montana e il proprietario, a richiesta, ha consegnato il pezzo alle Autorità israeliane

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Papiro di Ismaele
Papiro di Ismaele

L’analisi al radiocarbonio ha permesso di datare a 2.700 anni fa il frammento di papiro di Ismaele. Il reperto delle dimensioni di un francobollo era di proprietà di un cittadino del Montana che ha accettato di consegnarlo alle autorità giordane.


Il papiro più antico che svela la costruzione delle piramidi Periodico Daily


Quali sono le caratteristiche del papiro di Ismaele?

Il reperto presenta quattro righe di testo, decifrate alcuni anni da Ada Yardeni. Inizia con le parole Invia a Ismaele, un nome che in ebraico significa Dio ascolterà. Forse era una lettera di istruzioni risalente al VI o VII secolo a.C. come due soli altri documenti del periodo presenti nella collezione dei Rotoli del Mar Morto. Lo stile paleografico lo rende un frammento originale della tarda Età del ferro. Del pezzo di manoscritto in Israele restava soltanto una foto scattata dalla studiosa di Scritture ebraiche antiche deceduta nel giugno 2018.

Il recupero del papiro di Ismaele

Il proprietario che vive in Montana, contattato dall’Unità israeliana per la prevenzione dei furti d’antichità ha spiegato di aver ereditato il reperto dalla madre. La donna l’aveva acquistato nel 1965 a una visita nella parte di Gerusalemme allora occupata dalla Giordania. Un accademico israeliano ha notato una foto del papiro nei documenti inediti di un collega e ha avvisato le autorità. Il Responsabile ha quindi precisato che la signora potrebbe aver trovato l’oggetto da Khalil Iskander Shahin, un commerciante di antichità di Betlemme conosciuto Kando. Potrebbe averlo ottenuto anche dal Curatore del Museo Rockefeller dell’antica capitale giudaica.

La conservazione del manoscritto

Il frammento è conservato perché probabilmente si trovava nel deserto della Giudea in cui il clima è arido. L’Autorità israeliana per le antichità ha quindi verificato che il papiro fosse autentico e poi presentato alla stampa il reperto. Prima però ha raggiunto un accordo col proprietario per conservarlo in Terra Santa.