Papa sulla proprietà: va ripensata con misericordia (Video)

Ricevere senza dare sarebbe come vivere una fede a metà: questo il "Manifesto" di Papa Francesco

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papa sulla proprietà

Per Papa Francesco la proprietà dovrebbe essere ripensata. Già in passato il Santo Padre aveva riferito che, in realtà, questa sia un “diritto naturale secondario”. Oggi come allora, Bergoglio è tornato su un tema a Lui caro. Ecco quali sono state le Sue parole.

Cos’ha detto il Papa sulla proprietà?

Per il Papa la proprietà è un diritto relativo. Tanto che pensare di condividerla “Non è comunismo, è cristianesimo allo stato puro“. Francesco lo ha ricordato nell’omelia della Messa nella Festa della Divina Misericordia. Il rito della II Domenica di Pasqua che è stato celebrato nella chiesa di Santo Spirito in Sassia. “Nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune“, ha osservato il Santo Padre commentando un passo degli Atti degli Apostoli. Piuttosto, “I discepoli misericordiati sono diventati misericordiosi“, ha fatto notare Bergoglio. Che ha soggiunto: “Condividere i beni terreni è sembrato conseguenza naturale“. Un fatto ancor più sorprendente “Se pensiamo che quegli stessi discepoli poco prima avevano litigato su premi e onori, su chi fosse il più grande tra di loro“. Eppure, hanno condiviso tutto. Come avessero “Un cuore solo e un’anima sola“. Ma come?

Un messaggio di pace

Per Francesco la risposta è semplice. “Hanno visto nell’altro la stessa misericordia che ha trasformato la loro vita“. Oltretutto, “Hanno scoperto di avere in comune la missione, di avere in comune il perdono e il Corpo di Gesù“. Per il Papa “I loro timori si erano dissolti toccando le piaghe del Signore“. In definitiva, “Siamo stati misericordiati, diventiamo misericordiosi“. Dunque, la misericordia “Non è tranquillità, non è comodità, è uscire da sé“. “La pace di Gesù libera dalle chiusure che paralizzano, spezza le catene che tengono prigioniero il cuore. E i discepoli si sentono misericordiati: sentono che Dio non li condanna, non li umilia, ma crede in loro. Sì, crede in noi più di quanto noi crediamo in noi stessi. E i tre doni attraverso cui quali vengono misericordiati sono pace, Spirito e piaghe. “Perché lì c’è Gesù, nelle piaghe dei bisognosi”. Un messaggio potente che stamattina il Papa ha rivolto ai fedeli, tra cui un gruppo di detenuti nelle carceri romane.

La celebrazione

Uomini e donne più o meno giovani. Alcuni dal Regina Coeli e dal carcere femminile Rebibbia. Altri dall’istituto minorile di Casal del Marmo di Roma. Ma tutti hanno ascoltato in silenzio le parole di Francesco. Del resto, il messaggio che ha invaso la cappella del Santo Spirito era di conforto. “Per Dio nessuno è sbagliato, inutile, escluso“. Alla celebrazione erano presenti alcuni missionari della Misericordia istituiti durante il Giubileo del 2015 2016. Oltre che una rappresentanza di Suore ospedaliere della Misericordia e di infermieri del Santo Spirito. Tra gli 80 fedeli, c’erano alcune persone con disabilità e una famiglia di migranti dall’Argentina. Nonché alcuni giovani rifugiati che hanno compiuto un lungo viaggio per ascoltare il Papa. Alcuni dalla Siria, altri da Egitto e Nigeria. Tra loro due religiosi della Chiesa copta egiziana e un volontario siriano della Caritas.


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Papa Francesco e la proprietà

Del resto, l’argomento sfiorato oggi dal Papa è un Leitmotiv nei suoi interventi. In diverse occasioni Francesco ha parlato tanto di ricchezza quanto di proprietà. E come potrebbe essere altrimenti per un Pontefice che porta il nome del Santo votato alla povertà? Per di più, un beato che dava importanza all’amore fraterno più di ogni altra cosa? Come scrive Bergoglio nell’Enciclica Fratelli tutti: “San Francesco, che si sentiva fratello del sole, del mare e del vento, sapeva di essere ancora più unito a quelli che erano della sua stessa carne. Dappertutto seminò pace e camminò accanto ai poveri, agli abbandonati, ai malati, agli scartati, agli ultimi“. D’altronde, “Non c’è vita dove si ha la pretesa di appartenere solo a sé stessi e di vivere come isole: in questi atteggiamenti prevale la morte“, afferma Francesco nel docufilm a lui dedicato. In questo frammento, Francesco ricorda l’importanza di aprirsi all’amore e promuovere il bene comune. Ma non solo.

La proprietà cattolica

Allo stesso tempo, Bergoglio propone di ripensare la funzione sociale della proprietà in ottica cristiana. In effetti, quest’idea era prevalsa nell’Enciclica del 3 ottobre 2020 già menzionata. Allora, il Santo Padre aveva richiamato il pensiero di Paolo VI e Giovanni Paolo II per spiegare che “La tradizione cristiana non ha mai riconosciuto come assoluto o intoccabile il diritto alla proprietà privata“. Anzi. “Il diritto alla proprietà privata si può considerare solo come un diritto naturale secondario e derivato dal principio della destinazione universale dei beni creati“, scriveva Bergoglio. Il che “Ha conseguenze molto concrete, che devono riflettersi sul funzionamento della società”. Mentre “Il principio dell’uso comune dei beni creati per tutti è il ‘primo principio di tutto l’ordinamento etico-sociale’, è un diritto naturale, originario e prioritario“. “Tutti gli altri diritti sui beni necessari alla realizzazione integrale delle persone, inclusi quello della proprietà privata e qualunque altro“, aveva precisato il Pontefice.

Papa e proprietà della misericordia

Dunque, il condividere ciò che si possiede informa il comportamento cristiano. Soprattutto quello cattolico. Per questo Francesco ha esortato i fedeli a prendere spunto dagli Apostoli. Da cui il suo appello e monito. “Non rimaniamo indifferenti“. “Non viviamo una fede a metà, che riceve ma non dà, che accoglie il dono ma non si fa dono“, ha affermato stamattina il Papa. “Perché se l’amore finisce con noi stessi, la fede si prosciuga in un intimismo sterile. Senza gli altri diventa disincarnata. Senza le opere di misericordia muore“. Per Bergoglio solo diventando “testimoni di misericordia” si potrà raggiungere la salvezza. Perché “Solo così la fede sarà viva. E la vita unificata. Solo così annunceremo il Vangelo di Dio, che è Vangelo di misericordia“. Un appello ai fedeli e un monito per i confessori, che devono “Far sentire la dolcezza della misericordia“.

La misericordia è cristiana

Per il Papa “Dio perdona tutto” e ricorda che al centro “Della Confessione non ci siamo noi con i nostri peccati, ma Dio con la sua misericordia“. In questo senso, “Non ci confessiamo per abbatterci, ma per farci risollevare“. E aggiunge: “Ne abbiamo tanto bisogno, tutti“. “Ne abbiamo bisogno come i bimbi piccoli, tutte le volte che cadono, hanno bisogno di essere rialzati dal papà“. In effetti, “Anche noi cadiamo spesso. E la mano del Padre è pronta a rimetterci in piedi e a farci andare avanti“. Proprio “Questa mano sicura e affidabile è la Confessione. È il Sacramento che ci rialza, che non ci lascia a terra a piangere sui pavimenti duri delle nostre cadute. È il Sacramento della risurrezione, è misericordia pura“.


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Le parole del Papa sulla proprietà

Al termine della funzione, il Santo Padre ha voluto raggiungere i fedeli e rivolgere loro un saluto. Prima di rientrare in Vaticano, Francesco si è fermato a pochi metri da loro e ha rivolto la sua benedizione. Per poi aggiungere: “Pregate per me“.

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