Papa incontra Premier ucraino: di cosa hanno discusso?

Che il Pontefice si stia preparando a un altro viaggio apostolico?

0
865
papa premier ucraino

L’incontro tra il Papa e il premier ucraino potrebbe facilitare la risoluzione della guerra del Donbass? Di certo questa è l’opinione del governo di Kiev, che non ha mai fatto segreto del fatto di ritenere la Santa Sede un possibile mediatore. Del resto, le stesse tempistiche della visita sembrerebbero confermarlo. Visto che avviene proprio quando si riaccendono le tensioni tra Russia e Ucraina. Allora, di cosa avranno discusso i due leader politici?

Di cosa avranno parlato il Papa e il premier ucraino?

Cosa si sia detto durante l’incontro tra il Papa e il premier ucraino, Denys Shmyhal, non è dato a sapersi. Almeno, non nei particolari. Quel che è certo è che si è trattato di colloqui “cordiali” come ha precisato in una nota la Sala Stampa della Santa Sede. Tuttavia, è ragionevole ipotizzare che i due leader politici abbiano affrontato questioni attuali relative ai rapporti bilaterali. Ad esempio, la condizione della comunità cattolica in Ucraina, a maggioranza ortodossa. Ma anche la difficile situazione generata dal conflitto russo-ucraino del Donbass, nella parte orientale del paese dell’Est Europa. Lo conferma Vatican News secondo cui i temi principali sono stati la crisi sanitaria e, per l’appunto, la “drammatica situazione nell’est dell’Ucraina“. A tal proposito, l’incontro si è concluso con l’auspicio del Santo Padre “che le recenti violazioni del cessate-il-fuoco cedano il passo a gesti che favoriscano la risoluzione pacifica del conflitto”.

I doni tra il Papa e il premier ucraino

Al termine dell’incontro, il Santo Padre ha donato al premier ucraino la rappresentazione di “Riempiamo le mani di altre mani”. Mentre Shmyhal ha ceduto un salterio antico e la statuetta di una fanciulla. Si tratta di una copia in miniatura dell’originale che si trova al memoriale dell’Holodomor sorto in ricordo del genocidio per carestia della popolazione ucraina imposto da Stalin. Le stime parlano di circa 7 milioni di vittime in 75 anni di carestia. Ogni anno, al memoriale costruito nel 2008 i visitatori portano la statuetta di una fanciulla e una mela con valore simbolico. Mentre a Kiev le autorità hanno iniziato la costruzione di un Museo dedicato a questo dramma.


Lula e Francesco: perché l’ex Presidente ringrazia il Papa?


Qual è il significato dell’incontro?

Come atto conclusivo della visita ufficiale, il premier ucraino Shmyhal ha incontrato il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano. Affianco a lui anche l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, responsabile dei Rapporti con gli Stati. Dunque, l’udienza con il Papa potrebbe avere risvolti importanti per quanto riguarda la risoluzione del conflitto nella parte orientale dell’Ucraina. Del resto, questo lo aveva ammesso lo stesso presidente ucraino Volodymir Zelensky nella visita al Papa dell’8 febbraio 2020. All’epoca, il capo di Stato aveva dichiarato di vedere nella Santa Sede un possibile facilitatore della guerra nella zona Est del paese, dopo l’annessione russa della Crimea. In effetti, le continue trasgressioni del cessate il fuoco hanno esacerbato sempre più la situazione nelle due piccole repubbliche separatiste di Donbass e Donetsk.

La situazione in Ucraina

La guerra dell’Ucraina orientale o guerra del Donbass è iniziata il 6 aprile 2014, quando alcuni manifestanti separatisti armati si sono impadroniti di palazzi governativi dell’Ucraina orientale. In particolare nelle regioni di Donec’k, Luhans’k e Charkiv. Un atto che ha provocato la risposta delle truppe governative già nella primavera di quell’anno, intenzionate a riprendere il controllo del territorio sfuggito a Kiev. E soprattutto evitare di incedere in quanto successo in Crimea poche settimane prima. In questo contesto, il 2015 aveva visto l’avvio dei negoziati di pace da parte del gruppo di contatto trilaterale a Minsk. Alla presenza del presidente bielorusso Aljaksandr Lukašenka. Oltre che dei rappresentanti di Ucraina, Russia e dei territori separatisti. I colloqui informali sfociarono nel concordare una tregua dei combattimenti ed evitare un degenerarsi della situazione. Sebbene sia stata costantemente violata nel corso degli anni.

Vertice Papa e premier ucraino smuoverà le cose?

Nemmeno il vertice vis-à-vis tra Volodomyr Zelensky e Vladimir Putin del 9 dicembre 2019 era valso a risolvere la situazione. Al contrario, la guerra in Donbass ha causato finora oltre 11mila vittime tra civili e militari. Una stima che potrebbe ritoccarsi a rialzo. Nonostante la tregua del 2015, infatti, non sono cessati gli scontri tra le forze impegnate nel conflitto. Né tantomeno l’uso di artiglieria, nemmeno sui centri abitati. Quindi, cosa aspettarsi per il 2021? Visto che la situazione non ha accennato a rientrare nemmeno dopo un anno dal primo (e finora unico) summit organizzato a Parigi? Eppure, uscito dall’Eliseo il presidente russo Putin aveva assicurato che avrebbe fatto “Tutto il possibile per assicurare che tutte le questioni siano risolte“. Salvo poi negare le richieste di Leonid Kravčuk, capo della delegazione ucraina al gruppo trilaterale di contatto, di avviare una nuova riunione straordinaria per attuare pienamente gli accordi.


Le Pen: “Il Papa si occupi di chiese e non di urne”


Fiducia mal riposta?

Dmitrij Peskov, portavoce del presidente russo Vladimir Putin, aveva risposto che “nessuno ha bisogno di un incontro per il bene stesso dell’incontro“. Il funzionario aveva motivato la posizione accusando l’Ucraina di essere la prima a non rispettare gli accordi. Quindi, Francia e Germania sembrano le uniche nazioni ottimiste per la ripresa del dialogo. Di certo un presupposto indispensabile per un appianamento della situazione. Ad esempio, la cancelliera tedesca Angela Merkel aveva lodato i passi avanti fatti negli ultimi mesi. Come il rimpatrio di quasi 200 prigionieri di Russia e Crimea detenuti illegalmente a Donetsk e Luhansk. Oltre che, certamente, all’accordo di cessate il fuoco nel Donbas iniziato il 27 luglio 2020. Eppure, gli ultimi anni suggeriscono come sia difficile allo stato dei fatti raggiungere un compromesso.

Servirà l’incontro tra Papa e premier ucraino?

Una preoccupazione ben manifestata dal direttore dell’Istituto ucraino di studi di politica estera, Hryhoriy Perepelytsia. Infatti, l’esperto ritiene che la riunione del “formato Normandia” non sarà la chiave di volta. Sia perché il Cremlino pretende la capitolazione di Kiev. Sia per la risolutezza di Vladimir Putin, fermamente deciso a non elargire alcuna concessione al paese al suo confine occidentale. Dal canto suo, Kiev ha minacciato i separatisti che sarebbe pronto a risolvere la “questione del Donbass” con la forza. Non solo trasferendo nuove truppe sulla linea di contatto. Ma anche intensificando i bombardamenti dei villaggi e delle città dei territori al confine. Lo riferisce InsideOver che cita Ria Novosti.

Cosa sta succedendo?

Inoltre, secondo l’agenzia russa c’è la possibilità che le milizie ucraine compiano attacchi su vasta scala nelle repubbliche popolari autoproclamatesi (ma non riconosciute) di Donetsk e Lugansk. Un timore confermato dal portavoce della repubblica democratica di Donetsk Daniil Bezsonov. “Oltre all’esacerbazione della situazione di conflitto e all’aumento del numero di bombardamenti da parte delle forze armate ucraine, arrivano costantemente dati sull’accumulo di forze ed equipaggiamenti da parte del nemico”, ha riferito. Ad ogni modo, azioni affatto gradite dalla Federazione russa.


Papa Francesco: prossimo viaggio in Corea del Nord?


Le autorità vaticane in Ucraina

Nel recente passato il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, e il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione delle Chiese Orientali, avevano visitato l’Ucraina. In particolare, monsignor Sandri era giunto fino alle zone martoriate dal conflitto. Ma la Santa Sede sta ancora vagliando l’opportunità di una visita papale, nonostante i numerosi inviti da parte del governo ucraino. Questo non perché Papa Francesco abbia paura a recarsi in zone di guerra. Un’insinuazione che sarebbe presto smentita dalla recente visita apostolica in Iraq. Piuttosto, la piccola enclave sarebbe attenta a non indispettire la Russia. Un paese che Bergoglio desidera visitare. Comunque sia, Papa Francesco non ha voltato le spalle all’Ucraina. Lo ha dimostrato la decisione di aver convocato un incontro interdicasteriale con il sinodo e i metropoliti della Chiesa Greco Cattolica Ucraina nel luglio 2020. Lì, il Pontefice aveva descritto il conflitto del Donbass come una guerra ibrida.

Il punto

Dunque, l’incontro del 25 marzo tra Papa Francesco e il primo ministro ucraino potrebbe preludere a un nuovo viaggio apostolico. D’altronde, in serata era giunto l’invito ufficiale da parte di Shmyhal. Quanto all’Ucraina, la sua popolazione sarebbe ansiosa di poter ospitare nuovamente un Papa a vent’anni dalla visita di San Giovanni Paolo II. In effetti, il governo ucraino non ha mai fatto segreto della propria disponibilità ad accogliere il Santo Padre, che anzi viene ribadita sin dall’epoca della presidenza Poroshenko. Soprattutto, una visita di Papa Francesco avrebbe l’obiettivo di riaccendere l’attenzione sulla situazione in Ucraina. Anche se al momento non è pervenuta alcuna accettazione da parte della Santa Sede.


Papa in Iraq 2021: perché tale viaggio apostolico? (Video)