Paolo e Francesca, gli infelici amanti danteschi

0
1847

Chi ha letto la Divina Commedia ai tempi della scuola conosce Paolo e Francesca, gli amanti confinati da Dante nel girone dei Lussuriosi. Ma chi erano queste due persone? E soprattutto, sono realmente esistite o sono soltanto personaggi letterari?

Paolo e Francesca, chi erano costoro?

Cominciamo col rispondere alla prima domanda: sì, Paolo e Francesca sono personaggi storici realmente esistiti, anche se si sa molto poco di loro. Sappiamo che si chiamavano Francesca da Polenta, figlia di Guido il Vecchio, signore di Ravenna, e Paolo Malatesta, figlio di Malatesta da Verrucchio. Vissuti contemporanei di Dante Alighieri, Francesca aveva sposato Gianciotto Malatesta, fratello di Paolo, intorno al 1275. Da ciò che si sa, i due cognati si innamorarono leggendo un libro (“Galeotto fu il libro e chi lo scrisse”), il poema cavalleresco sulla regina Ginevra e il cavaliere Lancillotto. Non è ben chiaro se tra i due ci fu solo un bacio o una vera e propria relazione adulterina: ciò che si sa è che Gianciotto li sorprese, tornato dalla guerra, e li uccise entrambi. Il tutto avvenne al Castello di Gradara, nelle Marche, in provincia di Pesaro-Urbino.


Ravenna capitale dantesca “A riveder le stelle”


Paolo e Francesca nei versi di Dante

Nella sua Divina Commedia Dante incontra i due sfortunati amanti all’Inferno, nel secondo cerchio, quello dei Lussuriosi. I due sono prigionieri di una fiamma a due punte, a simboleggiare l’ardere della loro passione, e parlano al poeta, a turno.

“Amor ch’al cor gentil ratto s’apprende, prese costui de la bella persona, che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende”, inizia Paolo. E così continua Francesca, in uno dei versi più famosi: “Amor, ch’a nullo amato amar perdona mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona”. “Amor condusse noi ad una morte. Caina attende chi a vita ci spense”, proseguono. E a conclusione “Quando leggemmo il disiato riso esser basciato da cotanto amante, questi, che mai da me non fia diviso, la bocca mi basciò tutto tremante. Galeotto fu il libro e chi lo scrisse: quel giorno più non vi leggemmo avante”. Questo porta Dante ad una lunga riflessione, e a provar pena per i due innamorati. Rimane quindi questo uno dei passi più evocativi della Divina Commedia, una leggenda rimasta fino ad oggi nell’immaginario collettivo.