Paolo Borsellino nacque il 19 gennaio 1940

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Paolo Borsellino

Paolo Borsellino nacque il 19 gennaio 1940 a Palermo. Proprio in questa città si è laureato in Giurisprudenza ed è entrato in magistratura giovanissimo, a soli 23 anni, guadagnandosi il titolo del più giovane magistrato d’Italia. Sicuramente si trattò uno tra i più importanti magistrati facenti parte del pool antimafia e simbolo, insieme a collega Falcone, della lotta contro Cosa Nostra. Entrambi verranno uccisi a pochi mesi di distanza.

Paolo Borsellino: l’incontro con Chinnici e Falcone

Paolo Borsellino

Dopo essere entrato in magistratura nel 1963, nel 1975 venne trasferito all’Ufficio istruzione del tribunale di Palermo. Qui strinse un ottimo rapporto con Rocco Chinnici, suo superiore che morirà ucciso nel 1983. Appena prima di morire Chinnici formò il famoso pool antimafia, un gruppo di giudici istruttori il cui lavoro di gruppo era dedicato solo ai casi di mafia. Di questa squadra faceva parte anche Giovanni Falcone. Borsellino e Falcone, a metà degli anni Ottanta circa, istituirono un maxi-processo a Palermo basato sulle dichiarazioni del pentito Tommaso Buscetta.
Questo enorme lavoro causò non pochi problemi ai due giudici, costretti a passare con le rispettive famiglie un periodo all’Asinara per ragioni di sicurezza.
Il 1987 fu un anno di svolta, infatti divennero effettive 342 condanne nell’aula bunker dell’Ucciardone. Si prese poi la decisione di sciogliere il pool antimafia e Borsellino assunse le funzioni di procuratore di Marsala.

Paolo Borsellino: la strage di via D’Amelio

Dopo l’incarico a Marsala, Borsellino era tornato come procuratore aggiunto a Palermo. Visse i mesi prima dell’attentato come un “condannato a morte”. Già sapeva quale fosse il suo destino e, dopo l’assassinio di Giovanni Falcone del 23 maggio 1992 (Strage di Capaci), denunciò l’isolamento dei giudici nelle sue ultime interviste.
La morte attesa dal giudice lo trovò in via D’Amelio, il 19 luglio 1992, mentre stava andando a trovare la madre, quando un’auto imbottita di tritolo esplose al suo arrivo. Con lui morirono cinque agenti della sua scorta.
A partire da quel momento, e ancora oggi, i familiari combattono contro il mondo politico, accusando lo Stato di non aver difeso il giudice.

Paolo Borsellino: le indagini su via D’Amelio

I figli di Paolo Borsellino sono ancora oggi impegnati a cercare verità inerenti la morte del padre. Uno dei fatti più misteriosi è quello dell’agenda rossa. Questa agenda, che era come una sorta di diario per Borsellino da cui non si separava mai, non è mai stata ritrovata.
Nella sua testimonianza Lucia Borsellino, figlia del giudice, dichiara di aver visto il padre mettere l’agenda rossa in borsa il giorno della sua morte. Questa versione è stata poi confermata anche dal fratello Manfredi, il quale aggiunse anche che il padre scriveva “compulsivamente sul diario, e non per appuntare fatti personali. Era un modo per segnare eventi e cose di lavoro importanti”.

Paolo Borsellino

I familiari sono certi che, così come l’altra agenda ritrovata intatta nella borsa del magistrato, anche la celebre agenda rossa sia sopravvissuta all’esplosione. Quando, però, i familiari ricevettero la borsa di Borsellino qualche settimana dopo la strage, dell’agenda rossa non c’era traccia. A parte questo episodio, durante le indagini si è assistito a falsi pentiticonfessioni condanne ribaltate.
Siamo addirittura recentemente arrivati al processo quater, che ha stabilito la scarcerazione di sette innocenti condannati all’ergastolo e l’arresto di due boss mafiosi (Salvino Madonia e Vittorio Tutino, rispettivamente mandante e esecutore materiale dell’omicidio).

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