Pannelli solari: potrebbero diventare ancora più sostenibili?

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Quando pensiamo ai pannelli solari, diamo per scontato che siano sinonimo di energia verde. Ma è davvero così? E potrebbero diventare più sostenibili?

Quanto consumano davvero i pannelli solari?

L’estrazione e la lavorazione del silicio, del vetro e dell’alluminio necessari a realizzare pannelli solari richiedono molta energia, e non sempre è energia pulita. La stessa cosa vale per le emissioni prodotte, che però dipendono dalla quantità di elettricità alimentata a carbone nella rete locale. Ad esempio, la produzione di questi dispositivi in Cina emette il 40% di CO2 in più rispetto ai moduli costruiti in Europa (dati raccolti dall’Agenzia Federale Tedesca per l’Ambiente). Occorre dire però che, a seconda del pannello e del luogo di installazione, il fotovoltaico può generare tanta energia quanta ne è stata utilizzata per la sua produzione nel giro di 25 mesi.


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Pannelli sostenibili: la durata

Innanzitutto, un po’ di storia. I primi pannelli solari fotovoltaici connessi alla rete sono stati installati in Germania, ma non solo, negli anni 80: alcuni di essi sono ancora in funzione, altri hanno una garanzia di “appena” 30 anni. È possibile però che possano durare ancora più a lungo, se sul retro è incorporato un vetro robusto. Inoltre, maggiore è la durata dei sistemi e minori sono le emissioni di CO2.

Eventuali riparazioni

La struttura dei pannelli solari è in realtà relativamente semplice. In assemblaggio sono composti di una lastra di vetro traslucido, una pellicola di plastica pure traslucida (EVA), una cella di silicio spessa 2 mm e sbarre di metallo sottilissime. Dietro questa cella un’altra pellicola di plastica, e sul retro una speciale pellicola protettiva, o un vetro. Il tutto interconnesso con un telaio in alluminio completo di guarnizione. Si tratta dunque di dispositivi robusti, raramente difettosi. Se però dovesse accadere un malfunzionamento, sono riparabili.

Guasti rimediabili

Se la grandine dovesse rompere il vetro sul lato anteriore, sarà necessario sostituire un pannello per evitare che l’umidità penetri all’interno, riducendo così le prestazioni del sistema intero: la sostituzione del solo vetro non sarà possibile. Inoltre, dopo anni di “servizio” la guarnizione e la pellicola sul retro dei moduli possono diventare porose: per sigillare quest’ultima può essere utilizzata una pasta adesiva. Se poi fossero i cavi elettrici o i diodi nella scatola di giunzione a guastarsi, sarà generalmente possibile sostituirli senza grossi problemi.

Costituiscono un danno per l’ambiente?

Sempre secondo l’Agenzia Tedesca per l’Ambiente, non esiste rischio che le sostanze inquinanti fuoriescano dai pannelli danneggiati. La maggior parte dei modelli, però, contiene comunque piccole quantità di sostanze dannose per l’ambiente. Prendiamo ad esempio i moduli solari cristallini, che coprono circa il 95% del mercato: la saldatura contiene fino a un grammo di piombo per modulo. I cosiddetti moduli a film sottile, invece, il 5% del totale, contengono anche cadmio, fino a 1,4 g per pannello.

Modalità di recupero

Serve sottolineare però che i produttori di questi pannelli dispongono di un proprio sistema di ritiro, recuperando oltre a questi anche metalli non tossici, come argento, rame, tellurio. In Europa i moduli scartati devono essere smaltiti nel modo giusto, ma negli altri Paesi non esistono ancora normative che regolino lo smaltimento. Consideriamo che i pannelli solari contengono materie prime preziose e facilmente riciclabili.

Il riciclo

Parlando sempre della Germania, qui i pannelli più vecchi o comunque funzionanti possono essere riparati o rivenduti. Se questo non succede, i componenti vengono separati: i telai in alluminio, i cavi e le scatole di giunzione vengono rimossi, mentre i pannelli cristallini vengono triturati. Metalli e piombo vengono riutilizzati, e i frammenti di vetro trasformati in materiale di isolamento termico (lana di vetro). Infine, i fogli di plastica vengono inceneriti in appositi impianti con filtri, per generare energia.

Margini di miglioramento

Nonostante tutto questo, gli esperti ambientali pensano che ci sia ancora qualcosa da migliorare per quanto riguarda il riciclaggio. Il vetro solare, affermano, potrebbe essere riutilizzato per nuovi moduli, mentre il silicio per nuove celle solari invece che come additivo nella produzione di alluminio. Insomma, si sta già facendo molto, ma sarebbe auspicabile continuare e fare ancora di più.