Panini: le leggendarie figurine presto potrebbero diventare americane

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Il Gruppo Panini potrebbe passare agli americani.

Il Gruppo Panini, che a partire dal 1961 produce e distribuisce album di figurine dei calciatori che negli anni hanno attirato le attenzioni di intere generazioni di giovani e adulti, prossimamente potrebbe diventare statunitense. La Gazzetta di Modena, infatti, ha riportato che in questi giorni alcuni emissari americani avrebbero contattato i vertici della società emiliana allo scopo di presentare un’offerta per acquisire il pacchetto azionario attualmente detenuto dall’amministratore delegato Aldo Hugo Sallustro e dalla famiglia bolognese Baroni.

La società, colonna portante della distribuzione di figurine di calciatori in tutto il mondo, negli ultimi anni si è ulteriormente ampliata, occupandosi anche della gestione dei fumetti di Topolino e degli eroi della Marvel. Dunque, si tratterebbe ormai di un vero e proprio impero economico, il cui valore di mercato si aggirerebbe intorno al miliardo di euro. Questa cifra da capogiro, però, non avrebbe spaventato affatto degli investitori degli Stati Uniti che sarebbero disposti a rilevare l’azienda modenese. Tuttavia, l’amministratore delegato Sallustro avrebbe fatto sapere ai manager statunitensi che, qualora si dovesse giungere ad un accordo per sancire il passaggio di consegne, i nuovi proprietari dovrebbero impegnarsi a confermare la produzione a Modena. Probabilmente proprio su questo punto qualche mese fa si sarebbe arenata una precedente trattativa con degli imprenditori cinesi.

Le leggendarie figurine Panini potrebbero diventare americane.

Ricordiamo che il Gruppo Panini ad oggi conta circa 450 dipendenti negli stabilimenti emiliani, e almeno 700 nel mondo tra Stati Uniti, Francia, Germania, Inghilterra e Spagna. Il fatturato dell’azienda si aggirerebbe intorno ai 550 milioni di euro con punte molto più alte nei periodi in cui si disputano i campionati europei e i mondiali di calcio. Ad esempio, vi è una certa attesa circa la pubblicazione del bilancio del 2018, anno in cui si sono disputati i campionati del mondo in Russia, e di conseguenza gli introiti dovrebbero essere pari a 700-750 milioni di euro.

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La Gazzetta di Modena ha rivelato che la società italiana riesce a distribuire in media, annualmente, circa 5 miliardi di figurine. Solo nel nostro Paese detiene la gestione di una trentina di collezioni che diventano ben 400 se si guarda alla produzione mondiale. Non è la prima volta che si parla di un probabile passaggio di proprietà ai vertici della Panini: cinque anni fa, ad esempio, durante i Mondiali in Brasile, alla Banca Nomura venne affidato il compito di trovare nuovi acquirenti, ma alla fine non giunse alcuna proposta seria e concreta. In quell’occasione si erano fatti avanti esclusivamente dei piccoli gruppi privati, mentre sembra che ora queste realtà siano rimaste fuori dai contatti avviati con i potenziali acquirenti americani.

Breve storia della Panini: dal chiosco di Modena all’impero delle figurine

La fondazione ufficiale della Panini risale al 1961 quando gli omonimi fratelli, che già dal 1945 erano titolari di un chiosco presso il Duomo di Modena gestito dalla madre, e che dal 1954 avevano lanciato un progetto di distribuzione di giornali, decisero di lanciare sul mercato la prima, storica collezione di figurine che sull’album recavano l’immagine di Nils Liedholm, fuoriclasse del Milan. A partire da questo momento e fino al 1988 l’azienda è stata controllata sempre dalla famiglia emiliana in un crescendo di guadagni e di popolarità che hanno portato la società a registrare dei fatturati pari a circa 100 miliardi di lire.

A partire dal 1986, nel gruppo fece il suo ingresso Carlo De Benedetti con una quota del 25% del capitale, mentre un altro 10% passo alla Mondadori: l’obiettivo di Giuseppe Panini, infatti, era quello di sbarcare con la sua azienda in Borsa grazie al contributo di De Benedetti. L’operazione però fallì, e così i tre fratelli Franco, Umberto e Giuseppe (il quarto, Benito, era morto nel 1986) decisero di vendere la loro «creatura» agli inglesi di Maxwell, che fin da subito puntarono ad un rinnovamento dell’azienda di stampo internazionale, nominando come amministratore delegato un manager australiano. Si aprì un periodo piuttosto complicato per l’azienda modenese che culminò nel 1992 nella cessione alla De Agostini e Bain Gallo Cuneo.

Con la nuova proprietà il Gruppo Panini cominciò nuovamente a crescere e nel 1994 passò nelle mani della Marvel che aveva come obiettivo principale la reintroduzione degli albi dei suoi supereroi in Italia. Il colosso americano però decise di lasciare la gestione della società a dei dirigenti italiani. E così nel 1999 la società delle mitiche figurine dei calciatori tornò ad essere completamente «Made in Italy» con l’ingresso di una cordata di imprenditori capeggiata dalla Fineldo di Vittorio Merloni e diretta dall’italo-argentino Aldo Hugo Sallustro.

Panini firma anche i fumetti di Topolino.

Circa 6 anni fa, nel 2013, il Gruppo Panini ha raggiunto un altro importante traguardo, acquisendo la produzione dei fumetti di Topolino targati Disney. Nel 2016 Fineldo ha annunciato la sua dismissione dalla società, incassando quasi 80 milioni di euro in base alla sua quota del 26% del capitale e girando la proprietà dell’azienda a Sallustro e a Maria Teresa Baroni. Entrambi, adesso, si starebbero preparando ad uscire di scena, lasciando molto probabilmente la storica azienda di Modena ad un nuovo gruppo americano.

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