Panico del 1907: il 22 ottobre esplode la crisi economica in Usa

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Panico del 1907: il 22 ottobre crolla la Borsa di New York.

Quella del 22 ottobre di più di un secolo fa fu una giornata campale nella storia economica degli Stati Uniti. Scoppiò infatti in tutta la sua drammaticità il cosiddetto Panico del 1907 o «Crisi della Knickerbocker», con la chiusura dell’omonima banca e un crollo verticale della Borsa di New York che andò in perdita di circa il 50% rispetto all’anno precedente. Il fallimento del suddetto istituto bancario (all’epoca dei fatti il secondo più importante degli Usa) si verificò anche perché la JP Morgan si era rifiutata di intervenire per garantirne la sopravvivenza.

Gli eventi del 22 ottobre 1907 furono la diretta conseguenza di una situazione di profonda instabilità che era emersa nei mesi precedenti. Bisogna ricordare, infatti, che ci sono alcune crisi economiche che si scatenano in un unico momento, ed altre invece che danno prima vari segnali nel tempo, fino a scoppiare quando ormai le criticità sono giunte al massimo livello. Il Panico del 1907 rientra proprio in questa seconda categoria. Tutto ebbe inizio dopo il terremoto di San Francisco dell’aprile del 1906, quando in seguito alle ingenti perdite accusate per gli effetti del cataclisma, arrivarono copiose richieste di risarcimento da parte degli assicuratori britannici. Di conseguenza, mentre l’oro cominciava a defluire dal Regno Unito agli Stati Uniti, la Banca d’Inghilterra pensò bene di incrementare il tasso di sconto per frenare questo ingente flusso.

Le origini del Panico del 1907.

Negli States però fu varata una politica monetaria più restrittiva che favorì ancora una volta lo scambio dell’oro con Londra, generando un primo scossone in ambito finanziario, con il mercato azionario che, tra il settembre del 1906 e il marzo del 1907, scese fino all’8%. Inevitabilmente, a maggio l’economia entrò in recessione. La strategia restrittiva americana comportò ulteriori problemi quando nei mesi autunnali ci fu il tradizionale aumento della domanda di moneta e credito ad opera degli agricoltori che dovevano occuparsi della raccolta nei campi e delle spedizioni dei loro prodotti. Siccome mancava una banca centrale che fosse in grado di veicolare e di supportare quest’incremento, in poco tempo i tassi di interesse schizzarono verso l’alto. Questa congiuntura gettò le basi per quello che poi sarebbe stato il tracollo del 22 ottobre.

Come si arrivò al 22 ottobre e al Panico del 1907

Un altro duro colpo al settore finanziario americano venne inferto il 16 ottobre, quando fallirono le trattative per la monopolizzazione della Copper Company Unite. Gli uomini d’affari maggiormente coinvolti erano Augusto Heinze, che era già in possesso di una cospicua parte della United Copper ed era anche il presidente di una banca di New York, e Charles F. Morse, un banchiere piuttosto «spregiudicato». Quando si diffuse la notizia della mancata monopolizzazione, i risparmiatori immediatamente si recarono nelle varie filiali per ritirare il proprio denaro.

In realtà, questa sfrenata corsa in difesa dei risparmi si attenuò nel momento in cui il New York Clearing House, un consorzio di banche private che svolgeva funzioni simili a quelle di una banca centrale, diede l’autorizzazione ai suoi membri a fornire prestiti di emergenza. Al contempo, però, non si fermò la corsa verso i Trust.

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Furono proprio i Trust a dare l’ulteriore spallata al mondo della finanza degli Stati Uniti che poi avrebbe portato al Panico del 1907. Questi istituti potevano muoversi seguendo meno regolamenti rispetto alle banche tradizionali, erano meno liquidi e più indebitati, e soprattutto non potevano usufruire di un accesso diretto ai prestiti di emergenza della Clearing House. Intanto, nella settimana del 21 ottobre, il colosso JP Morgan aveva ingaggiato una serie di giovani e preparati banchieri – tra i quali c’era Benjamin Strong, che poi sarebbe diventato il numero uno della Federal Reserve di New York – affinché potessero analizzare a fondo la documentazione dei Trust per autorizzare dei crediti a quelli che sarebbero risultati solventi. Knickerbocker Trust fu uno dei primi ad inviare questa richiesta.

JP Morgan non concesse il prestito alla Knickerbocker Trust.

Strong e i suoi collaboratori studiarono scrupolosamente le carte e si resero conto che la solvibilità della Knickerbocker era tutt’altro che degna di fiducia, e così JP Morgan decise di non erogare il prestito. Il 22 ottobre quindi il Panico del 1907 si palesò nella sua forma più drammatica e preoccupante, con la chiusura del secondo istituto più importante degli States.

Le conseguenze della crisi del 1907 e la fondazione della FED

Di fronte ad una spirale di allarmismo e di crollo della fiducia nei confronti dei Trust, Morgan e i banchieri che vi collaboravano iniziarono a concedere più facilmente denaro ai fondi che erano riusciti a sopravvivere allo scossone del 22 ottobre, avendo ottenuto anche il supporto del Ministero del Tesoro degli Stati Uniti, della Clearing House e di John D. Rockefeller. Inevitabilmente, il tracollo finanziario del 1907 ebbe delle grosse ripercussioni su sutto il settore economico americano. La recessione che era iniziata a maggio andò avanti fino al mese di giugno dell’anno successivo, mentre il PIL continuò ad essere in calo di circa il 10%.

Dopo il Panico del 1907 fu fondata la Federal Reserve.

Dopo aver assistito al Panico del 1907, il potere politico statunitense si rese conto che c’era l’esigenza di dare al Paese un ente che fosse in grado di rinnovare e soprattutto dare stabilità a tutto il sistema monetario. Non a caso, dopo un lungo susseguirsi di confronti serrati nell’ambito di un dibattito politico-economico anche piuttosto aspro, il 23 dicembre 1913 fu fondata la Federal Reserve System (FED).

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