Pandemia: stress cresce ma tagliano il bonus psicologia

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Stress e perdita del controllo

La pandemia ha creato: stress, ansia, depressione, malattie di origine psicosomatica. I sempre più diffusi effetti psicologici della vita in epoca Covid allarmano e fanno discutere. Eppure, sul fronte delle istituzioni, non sembra esservi quell’attenzione che una problematica sociale di così ampia portata richiederebbe.

La pandemia: le conseguenze psicologiche

Dal disagio mentale ai costi non veramente considerati non siamo ancora usciti. E l’incertezza sul fronte della salute, del lavoro, della socialità continua a generare ansia e disagi. La recente abolizione del bonus psicologico per il 2022 è una decisione che pesa, perché non c’è mai stato un bisogno così ampio e diffuso di interventi psicologici e professionalità come adesso.

La pandemia e gli stati d’ansia

Il senso di angoscia e i livelli di stress sono aumentati considerevolmente a causa della pandemia e il bonus psicologo avrebbe continuato a rappresentare un aiuto per tante persone fragili. Una scelta “miope”, a detta di molti, e non solo nel breve ma anche nel medio e lungo termine.

La pandemia: i disagi sono in aumento

Dai dati presentati nei giorni scorsi al XXIII congresso nazionale virtuale della Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia è emerso infatti che un adolescente su quattro ha i sintomi clinici di depressione e uno su cinque segni di un disturbo d’ansia. E le conseguenze di un disagio mentale ignorato o di una psicopatologia trascurata possono implicare dei costi sociali elevatissimi. Di cui si fatica ancora oggi a tenere conto.

Le istruzioni sottovalutano la pandemia?

A mettere in evidenza le attuali difficoltà per la salute mentale, la noncuranza della politica e i conseguenti rischi economici è Alessandro De Carlo, docente di psicologia all’Università degli Studi di Padova e direttore scientifico di Sygmund. La piattaforma che fa counseling psicologico online è un osservatorio privilegiato sulle conseguenze psicologiche del Covid in Italia.

La pandemiia: il disagio mentale

Il Professore, afferma che nell’ultimo anno sulla piattaforma Sygmund c’è stato un aumento del 66% di richieste d’aiuto. Il supporto psicologico continua a essere ancora adesso una priorità: “Lo è certamente per diversi motivi. Prima di tutto perché continuiamo a vivere una situazione di disagio, seppur diversa da quella dello scorso anno. Anche non siamo più blindati in casa. Per lo meno chi è vaccinato, visto che il sistema persiste on tal senso, ma percepiamo ancora un momento di incertezza che è un problema quotidiano sulla psiche delle persone”. E aggiunge:” Questo riguarda sia l’evoluzione della pandemia sia le modalità di lavoro e di relazione e di fatto rappresenta un fattore di rischio sociale importante, da non sottovalutare”.

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Il trauma creato dalla pandemia

“Il secondo punto riguarda poi il trauma che tutti noi abbiamo sperimentato; un trauma collettivo che alcuni processano meglio, ma che in altri può portare allo sviluppo di sintomi. Per tutti noi c’è stata un’interruzione traumatica delle attività, della routine, della vita. Una ferita psicologica che non si cancella da sola e che può lasciare conseguenze in quella che i dati definiscono una buona parte della popolazione”.

Queste “conseguenze” come si manifestano, in particolare?

“Possono manifestarsi in tre modi diversi. Con veri e propri sintomi fisici e i più comuni sono i quelli intestinali e cardiovascolari. Si va dalle tachicardie alle gastriti, passando per infarti e ulcere, fino ad arrivare a casi più gravi. Ci sono poi i sintomi psicologici, come instabilità dell’umore, ovvero un tono dell’umore abbassato o particolarmente ondivago per un periodo di tempo lungo, ansia e attacchi di panico. Infine, ci possono essere sintomi di natura comportamentale, che si manifestano con un cambiamento delle proprie abitudini tendenzialmente in peggio. Si fuma di più, si beve di più, si mangia di più e peggio, si diventa più aggressivi, fino a sfociare, nei casi estremi, in comportamenti antisociali”.

Tutto questo ci riporta al tema del bonus

“Per dire che le istituzioni non hanno ben capito l’entità del problema. Poiché tutta l’aggressività che si vede a livello psicologico si legge come un chiarissimo sintomo di stress”. “Chiariamo in primis che il supporto psicologico non è rivolto al disagio gravissimo o alla psicopatologia e che non tutte le persone che si rivolgono allo psicologo sono “malate”, anzi”.

Che tipo di aiuto può dare il supporto psicologico in questo contesto?

Il punto è la necessità di intervenire su certi sintomi per evitare che diventino gravi. Perché il fattore di rischio è il perdurare di un sintomo non trattato. È vero, qualche genere di disagio può anche risolversi da solo, ma in questo caso funziona un po’ come andare in tribunale e decidere se difendersi o meno da soli: si può fare ma si può anche scegliere di affidarsi a un avvocato. Lo stesso discorso vale per lo psicologo: posso decidere di risolvere un mio problema da solo oppure cercare un professionista che mi aiuti».

Un aiuto per il disagio della pandemia?

Si discute anche dell’istituzione di uno psicologo di base, un professionista al quale poter ricorrere per consulti immediati e gratuiti, esattamente come si fa già con il medico e il pediatra. “Non si tratta di una discussione nuova, io stesso fui firmatario di una proposta di legge di iniziativa popolare 8 anni fa in Veneto. Si sta diffondendo questa idea dopo anni e anni di battaglie, ma da una parte ci sono gli ostacoli burocratici, dall’altra il fatto che, nonostante le leggi vengano approvate, manca successivamente la copertura economica”.

Le istituzioni e il disagio della pandemia

“È il caso che lo stato capisca una volta per tutte che i costi del disagio psicologico sono enormi e che soltanto per stress da lavoro si perde il 3% di PIL europeo. Basti pensare ai costi legati a malattie cardiache e gastrointestinali che il sistema sanitario deve affrontare. Curare un infarto costa tanto quanto mantenere uno psicologo per un anno e senza bisogno di macchinari e tecnologie particolari. Basterebbe muoversi in tal senso per difendere a livello pubblico la salute fisica e mentale e non accollarsi danni micidiali”. Ma arrivare a questo sembra essere ancora un’utopia.