Palestinesi disposti a tutto per compiacere gli USA

L'obiettivo è ricostruire i rapporti con Israele e USA dopo l'elezione di Biden

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Le autorità palestinesi stanno considerando di cambiare la legge che prevede la devoluzione di una somma ai detenuti anche quando condannati per atti terroristici. L’obiettivo è riallacciare i rapporti con Israele e Stati Uniti dopo che Biden si è dimostrato conciliante nei confronti di Ramallah.

I palestinesi rinsalderanno i rapporti con USA e Israele?

Le autorità palestinesi stanno pensando di modificare la legge che prevede il versamento di una somma ai detenuti, compresi quelli condannati per terrorismo. L’ammontare del versamento è proporzionato alla gravità della pena: infatti, maggiore è la condanna, maggiore sarà la somma corrisposta. In passato Israele aveva cercato di abolire la pratica considerata una “licenza di uccidere”, ma senza successo. Ora, l’interesse dei palestinesi è riallacciare i legami con Israele e Usa, già all’avvio dell’amministrazione Biden. Tuttavia, secondo gli israeliani la dichiarazione d’intenti non sarà sufficiente. Ecco perché.

I rapporti tra israeliani e palestinesi

La questione del pagamento dei detenuti ha sempre ostacolato gli sforzi diplomatici dell’Autorità Palestinese a Washington. Inoltre, Israele ha invocato il finanziamento del terrorismo per criticare Ramallah in più di un’occasione nei diversi forum internazionali. Insomma, due diplomazie che sembrano incapaci di comunicare. Nemmeno il ripristino degli ambasciate palestinesi presso gli Emirati Arabi Uniti e nel Bahrein è valso ad allentare le tensioni. Un timido tentativo di invertire la rotta è occorso martedì sera quando l’alto funzionario palestinese Hussein al-Sheikh ha annunciato la disponibilità di Ramallah a rinsaldare i rapporti con Israele.

Una pena retribuita

Dal canto loro, le autorità a Ramallah hanno sempre difeso la propria politica anche in virtù della generale sfiducia dei palestinesi nei confronti del sistema giudiziario israeliano. A loro dire, infatti, detto pagamento rappresenterebbe una sorta di ristoro socialmente giustificabile. Al New York Times il Presidente della Commissione per gli affari dei prigionieri, Qadri Abu Bakr, aveva spiegato che il denaro sarebbe servito al sostentamento delle famiglie dei detenuti palestinesi. E all’emittente turca Anadolu News, Abu Bakr ha chiarito che i circa 7000 ex detenuti assunti dalle autorità palestinesi avrebbero ricevuto la somma a titolo di corrispettivo per il lavoro prestato.

L’opinione degli israeliani

Secondo i critici israeliani, tuttavia, il cambiamento di politica non sarà sufficiente. Al New York Times l’ex capo dello Shin Bet, Likud Avi Dichter, ha commentato: “Un terrorista deve sapere che quando compie atti terroristici la sua famiglia non riceverà alcun denaro dall’Autorità Palestinese in quanto detenuto in Israele“.

Il punto di vista degli USA

Secondo il New York Times l’amministrazione Biden sarebbe incline a riallacciare i rapporti con Ramallah a condizione che i palestinesi smettano di sovvenzionare i detenuti. Infatti, questa sarebbe l’unica richiesta del neoeletto Presidente che si è impegnato a rinnovare “l’assistenza economica e umanitaria ai palestinesi“. Il piano di aiuti era stato interrotto nel 2018 con il Taylor Force Act: il provvedimento porta il nome dello studente americano ucciso a Tel Aviv nel marzo 2016 da un terrorista palestinese. Da allora, Washington aveva disposto che i propri finanziamenti sarebbero andati a beneficio dell’autorità palestinese a condizione che non servissero a stipendiare i detenuti. Oggi, per Ramallah è una priorità assoluta ripristinare le sovvenzioni statunitensi sotto l’amministrazione Biden.

Il taglio dei ponti con Washington

La vittoria presidenziale di Joe Biden ha ridato speranza ai funzionari palestinesi, soprattutto tra la cerchia ristretta di Mahmoud Abbas. La speranza è porre fine ai precedenti quattro anni di tensioni e che si riprendano le relazioni. Anche se non si sa ancora quale sarà la linea scelta da Biden. Ciò nonostante, i palestinesi sembrerebbero ben disposti. E questo anche se nel caso della rielezione di Trump. Infatti, le due principali fazioni avevano intrapreso un dialogo poi interrotto per seguire l’esito delle elezioni statunitensi. La prospettiva è di tenere nuove consultazioni presidenziali, le prime dal 2006. Ossia dall’anno in cui è scoppiata la guerra civile palestinese.

Che ruolo avrà Biden?

Un’illazione è che le autorità palestinesi stiano rivedendo la loro politica dopo le tensioni scaturite dalle misure punitive di Donald Trump. Prima che il tycoon tagliasse i fondi nel 2018, gli USA erano i principali finanziatori della Cisgiordania e di Gaza. Gli aiuti consistevano in centinaia di milioni di dollari in assistenza economica diretta all’Autorità Palestinese. Ma i rapporti si erano incrinati già prima col riconoscimento di Gerusalemme a capitale di Israele. Ora, le autorità palestinesi sono ottimiste a un prossimo riavvicinamento con Washington proprio in virtù della recente elezione di Biden.

Verso nuovi equilibri politici palestinesi

Nei giorni scorsi Jibril Rajoub (Fatah) e Saleh al-Arouri (Hamas) si sono incontrati per discutere l’opportunità di indire le votazioni. Tuttavia, le fazioni avevano sospeso i lavori preparatori in attesa dell’esito delle elezioni statunitensi. Martedì, infatti, Rajoub ha assicurato che la sospensione fosse dovuta esclusivamente a circostanze eccezionali. Ma Ramallah non può più rischiare di incrinare i rapporti con Washington. Comunque sia, le autorità palestinesi aspetteranno di vedere come si muoverà Biden nel periodo di transizione di due mesi e mezzo. La speranza è che il passaggio dall’amministrazione Trump si risolva senza particolare clamore. Infatti, il tycoon potrebbe complicare le cose al suo successore facendo una mossa che Biden avrebbe difficoltà a revocare: ossia riconoscere in via ufficiale la sovranità israeliana nei principali insediamenti. Ad esempio, a Ma’aleh Adumim e Gush Etzion o nell’area E1 a est di Gerusalemme.

Nulla di scontato

Probabilmente, Abbas sarà invitato alla Casa Bianca come segno di apertura delle relazioni diplomatiche con Washington. Ad ogni modo, resta in sospeso il rinnovo del sostanzioso aiuto finanziario statunitense all’Autorità Palestinese, oltre all’assistenza e alle attrezzature di sicurezza. Pertanto, bisognerà attendere gli ulteriori sviluppi. La questione fondamentale, in realtà, è quanto Biden sarà capace di ripristinare il dialogo tra israeliani e palestinesi. Infatti, anche se il democratico riuscisse a mediare una ripresa delle relazioni è improbabile che riesca a stravolgere la situazione in Cisgiordania. In più, anche Gaza potrebbe vanificare gli sforzi per una risoluzione pacifica. Forse, la scelta più saggia per Biden sarebbe aspettare di vedere gli sviluppi della situazione. In questo modo, il democratico avrebbe l’occasione di capire meglio i pesi politici coinvolti e garantirsi un ruolo più autorevole in vista della pace.


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