Un blitz dei carabinieri ha fermato la riorganizzazione di Cosa Nostra mettendo in atto 46 arresti. L’ultimo boss arrestato è un gioielliere, già arrestato da Falcone nel 1984.

Si tratta di Settimo Mineo ufficialmente proprietario di una gioielleria in centro città. È uno dei boss più spavaldi con cui già Falcone aveva avuto a che fare. Quando lo ha arrestato nel 1984, il boss aveva sostenuto di non sapere il motivo della sua cattura e addirittura “cadere dalle nuvole”.

Piano di ricostituzione di Cosa nostra

L’associazione Cosa Nostra era pronta a ricostituirsi. Dal 1993 non era ancora rientrata in azione.  La riorganizzazione aveva avuto inizio il 29 Maggio scorso. I capi delle famiglie di Palermo si erano riuniti per eleggere il nuovo padrino, l’erede di Totò Riina, morto un anno fa. Inoltre si stavano ricostituendo la commissione provinciale e l’organismo di rappresentazione delle famiglie, che poteva essere convocato solo dal padrino in carica. Quindi morto Totò Riina, era necessario che cominciassero le operazioni di ricostituzione della Cupola di Cosa Nostra.

Blitz dei carabinieri: 46 arresti

All’alba di questa mattina però questo piano di riorganizzazione e le avviate nuove azioni di mafia sono state fermate. La Procura di Palermo ha coordinato un blitz dei Carabinieri verso 46 boss e gregari. E tra gli arrestati c’è anche il nuovo Padrino.  

I reati

I boss sono stati fermati per associazione mafiosa e per il traffico di droga e la gestione delle scommesse online, business che avevano portato alla cosca milioni di euro. Inoltre sembra che Cosa Nostra si sia infiltrata molto bene nell’ambiente economico-legale e nelle relazioni. Le intercettazioni infatti hanno permesso di scoprire imprenditori che cercavano i boss per risolvere alcuni loro problemi, tra cui recupero crediti e mediazione nelle controversie.

Il nuovo Padrino

Gli altri affiliati di Cosa Nostra sostengono che Settimo sia  stato sempre “devoto”all’associazione. Una vita passata a dare devozione a Cosa Nostra anche se spesso ha rischiato di morire.  Nel 1982 in un agguato davanti alla sua gioielleria aveva rischiato di essere ucciso. In quell’occasione morì solo il fratello Antonino. All’epoca c’era tensione tra la famiglia Mineo e Motisi, ma il giovane Settimo seppe essere molto diplomatico.Queste sua caratteristica permise a Totò Riina di notarlo con interesse.  Mineo fu condannato a 7 anni che poi furono ridotti a 5 anni e 4 mesi dopo essere stato chiamato in causa dal primo pentito di mafia Leonardo Vitale all’inizio degli anni Settanta e successivamente da Tommaso Buscetta e Salvatore Contorno. Nel 2006 però iniziò a scontare un’altra pena di 11 anni. In carcere non ha mai ceduto e ha continuato a sostenere la sua innocenza.  Quando è tornato in libertà ha trovato una situazione movimentata tra le famiglie di Palermo poiché vecchi boss venivano liberati e nuovi capi arrestati. Per questo motivo aveva riassunto il ruolo di mediatore equilibrato fra famiglie.

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Le indagini e i magistrati coordinatori

I carabinieri del comando provinciale diretto dal colonnello Antonio Di Stasio hanno seguito il boss in tutto questo tempo osservando le alleanze che tesseva e i movimenti che faceva per riorganizzare Cosa Nostra. Il vecchio boss non utilizzava telefonini, ma si recava da altri boss sempre a piedi. Aveva ottenuto anche il passaporto per gli Stati Uniti, ma non il visto che gli era stato negato.

I magistrati che hanno coordinato le indagini sono il procuratore aggiunto Salvatore De Luca, i sostituti Amelia Luise, Dario Scaletta, Bruno Brucoli, Gaspare Spedale, Francesca Mazzocco e Maurizio Agnello.

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