Paleontologia, nuove scoperte tra Polonia e Australia fra pliosauro e megaraptoridi

0
216

Ogni continente e Paese nasconde nel sottosuolo ossa di dinosauri e altre creature millenarie ormai da secoli estinte, non da meno sono la Polonia e l’Australia, protagoniste delle recenti scoperte paleontologiche venute agli albori della cronaca. Se presso il continente europeo nelle profondità del territorio polacco è stato rinvenuto un fossile di pliosauro, vero e proprio rettile marino e mostruoso colosso vivente in era giurassica in quanto a grandezza e stazza, varie ossa di dinosauri teropodi appartenenti alla famiglia dei megaraptoridi sono stati invece ritrovati nell’Australia meridionale.

I dinosauri megaroptoridi australiani

I ritrovamenti dei dinosauri ritrovati in Australia, trattasi di resti risalenti a circa un centinaio di milioni di anni fa, periodo del Cenomaniano, era geologica appartenente all’età più antica del Cretaceo o Cretacico superiore, a sua volta età più recente del periodo Cretacico, appartengono ad alcuni esemplari di dinosauri teropodi, la denominazione comune di questa classe tratta dal nome scientifico Theropoda, famiglia di dinosauri del gruppo degli saurischi secondo la filogenesi dello studioso britannico Harry Govier Seeley, ossia letteralmente dinosauri dal bacino da lucertola, gruppo di sauridi che includono specie prevalentemente carnivore e onnivore che si distingue dall’ordine degli ornitischi, definiti anche come Ornithischia, ovvero sauri col bacino da uccello raggruppanti esclusivamente specie erbivore.

Harry Govier Seeley

Sebbene i teropodi, gruppo di dinosauri a cui si associa la famiglia dei tirannosauridi e dei dromaeosauridi, lucertole corritrici, a cui appartengono i generi raptor, dal filone di provenienza fossero una famiglia in gran parte carnivora, certe specie si evolsero in erbivore, onnivore, pescivore ed insettivore. Ma sono alcuni esemplari carnivori che sono stati scoperti presso la Formazione Eumeralla, luogo geologico databile al primo Cretaceo di grande interesse paleontologico nei pressi di Victoria, stato federale nell’Australia sud orientale facente capo al copoluogo Melbourne, che ha già visto anni fa il ritrovamento di uno spinosauride. Da quanto diffuso dal comunicato della Swinburne University of Technology e da Museums, tra i resti c’è anche un artiglio di una zampa superiore lungo una ventina di centimetri. Smossi e incentivati dalle importanti scoperte effettuate tra il 2011 e il 2017 dal team di volontari che ha lavorato in un sito conosciuto come Eric the Red West, territorio che si trova sulla costa di Otway non lontano da Melbourne e da Eumeralla, che hanno portato alla classificazione del piccolo ornitopode Diluvicursor pickeringi, gli scienziati che hanno condotto la ricerca sono stati entusiasti nel trovare altri resti che dimostrano quanto fosse ricco di dinosauri e creature affini il territorio australiano. I reperti, che non dovrebbero appartenere ad un unico scheletro, sono stati trovati in zone relativamente isolate benché in termini geografici molto vicine al sito in cui vennero svolte le ricerche paleontologiche degli anni precedenti in quanto si crede che i fossili, catalogati come ipoteticamente derivanti dalla specie megaraptoride Australovenator wintonensis, siano stati trasportati nel corso del tempo a distanze diverse da antichi fiumi una volta profondi e a flusso rapido che si trovavano nella spaccatura della valle, ora denominata Stretto di Bass, che si formò quando Tasmania e Australia si separarono 110 milioni di anni fa.

Un reperto, un artiglio di megaraptoride

Vissuto in quella che è la Formazione Winton, nel Queensland, dato che i resti dell’Australovenator wintonensis, veloce predatore bipede chiamato per questo motivo ghepardo del cretaceo dalla corporatura relativamente leggera per la sua taglia in grado di raggiungere una lunghezza di 6 metri e un’altezza misurata alle anche di 2 metri per un peso tra i 500 e i 1000 chilogrammi, sono stati ritrovati anche sulle coste meridionali, si pensa dunque che il megaraptoride in questione si sia diffuso più a mezzogiorno anche a seguito dell’estinzione essendo le ossa trasportate dal corso dei fiumi e dai movimenti geologici.

Stephen Poropat

Anche se la specie Australovenator wintonensis rappresenta il dinosauro predatore più completo scoperto in Australia, ad oggi non si è ancora certi se i resti emersi siano effettivamente di alcuni esemplari di questa razza, poiché come afferma Stephen Poropat, ricercatore della Swinburne che ha condotto la ricerca, si sarebbe sicuri della loro appartenenza se fossero stati trovati nell’area del Queensland ma essendo stati scoperti in un altro territorio abbastanza distante dall’area della Formazione Winton qualche dubbio viene, siccome non è comunque così facilmente spiegabile nemmeno a livello geografico e geologico come le ossa abbiano fatto a percorrere un’area così vasta che separa i due territori, nonostante le ipotesi di geomorfismo e geodinamica messe in campo. Se è pur vero che una spiegazione plausibile la si può cercare nella migrazioni dei dinosauri, tale affermazione è comunque rischiosa perché tale ipotesi ha bisogno ancora di essere attentamente indagata e approfondita in quanto che tale idea è sorta con forza in conseguenza degli ultimi ritrovamenti e non anticipatamente ad essi, infatti una tale analogia tra resti che lascino intendere l’appartenenza a una specie comune a così tanti chilometri di distanza non era mai avvenuta in Australia in precedenza.

Australovenator wintonensis, da una ricostruzione

Ci sarà allora ancora molto da studiare, nel frattempo dubbi e risoluzioni sono state espresse in una pubblicazione sul Journal of Vertebrate Paleontology, rivista scientifica inglese a tiratura bimestrale fondata dal paleontologo ed entomologo Jiri Zidek e specializzata in paleologia, paleontologia, paleoantropologia, paleoecologia, evoluzione e tassonomia.

Il pliosauro polacco  

Daniel Tyborowski e Błażej Błażejowski, ricercatori paleontologi e paleobiologici specializzati in grandi vertebrati marini della Polska Akademia Nauk Muzeum Ziemi w Warszawie (Museo dell’Accademia Polacca delle Scienze della Terra di Varsavia), hanno rintracciato un fossile in un campo di grano nei pressi del villaggio di Krzyżanowice comune rurale ubicato a nord della catena montuosa Swietokrzyskie del distretto Racibórz appartenente al voivodato di Slesia, nel sudovest della Polonia, al limitare del confine con la Repubblica Ceca.

Daniel Tyborowski

Si tratta dei resti di un pliosauro della famiglia dei Pliosauridi, rettile marino vissuto nel Giurassico e nel cretaceo che presenta una grossa testa e in generale un grosso corpo e mascelle dentate molto massicce. Secondo gli studiosi, della grandezza di circa 10 metri, il reperto, unico nel suo genere in quanto primo fossile di pliosauro ritrovato in territorio polacco, appartiene alla razza pliosauro vissuta tra 145 e 163 milioni di anni addietro. La datazione attesta il fossile con relativa sicurezza al Giurassico superiore, ultimo e più recente segmento di era prima del Cretaceo, periodo in cui in Polonia il clima, come anche il territorio, era molto diverso da come lo conosciamo oggi, in quel lasso di tempo geologico il clima caratterizzava un ambiente tropicale in cui vivevano molti animali molto probabilmente costituito da un arcipelago con lagune e vari piccoli bacini, un habitat pressoché ideale per rettili di ogni tipo, compreso il pliosauro, il quale poteva scorrazzare indisturbato nel mare che al tempo sommergeva quei territori ora prosciugati.

Błażej Błażejowski

Il genere pliosauro, come fanno presente anche i due ricercatori, era all’apice della catena alimentare non avendo diretti cacciatori. L’animale vantava una stazza imponente, massiccia e relativamente affusolata che permetteva di tagliare l’acqua migliorando le prestazioni di crociera e che inibiva eventuali predatori carnivori più o meno grandi, era dotato di una testa enorme fornita di grandi denti aguzzi uncinati e particolarmente robusti, come dimostrato dal fossile di mascella ritrovato, mascella che avrebbe tranquillamente potuto raggiungere i 2 metri e mezzo. Poteva raggiungere una lunghezza di nove metri, una taglia simile a quella dell’orca, possedeva pinne grandi e massicce che agevolavano le virate, la testa e il collo erano lunghi e ampi così da permettere alle prede di essere inghiottite senza nemmeno essere masticate. Le grandi orbite e le orecchie acusticamente isolate suggeriscono che il pliosauro si basasse principalmente sul senso della vista per cacciare, modalità abbastanza insolita per una specie acquatica.

Il pliosauro secondo una ricostruzione digitale

Il resto della mascella è stato ritrovato vicino ad altri rinvenimenti che hanno indotto gli studiosi a pensare si possa trattare di altri esemplari zoologici, alcuni dei quali antichi coccodrilli e tartarughe e magari altre specie di cui il pliosauro era solito cibarsi. Questa scoperta avanza nuove verifiche e altre indagini necessarie per comprendere meglio come fossero strutturati la geologia e l’ecosistema paleostorico delle zone europee tra l’oriente e l’occidente europeo dell’area polacco ceca e quale fossero e come agissero più nel dettaglio gli esseri che ai tempi abitavano queste aree.

Il reperto, la mandibola di pliosauro

C’è ancora molto da fare, questa, insieme alla scoperta dei magaraptoridi, sono solo alcuni dei tasselli da incastrare alla vastissima e ancora lacunosa branca della paleontologia.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here