Paladino per il clima: cosa farà adesso Carlo III?

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Forse non tutti lo sanno, ma il re Carlo III d’Inghilterra è diventato, nel tempo, un vero paladino per il clima. Come potrà ancora contribuire, da nuovo monarca?

Carlo III sarà ancora il paladino del clima?

La sensibilità di Carlo III per le questioni ambientali viene da lontano. Fin da giovane si è speso per diverse cause, tra cui l’agricoltura biologica. È possibile, però, che da re non potrà più prodigarsi allo stesso modo, principalmente perché ci si aspetta da lui una certa neutralità politica. Ciò non significa, però, che non abbia lasciato un’eredità da mettere a frutto.


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Un inizio precoce

Il nuovo re aveva appena 21 anni, nel 1970, quando parlò per la prima volta di questioni ambientali. Lo fece al Comitato Direttivo Campagna di Galles, riferendosi alla “crescente minaccia di inquinamento da petrolio in mare”, alle “sostanze chimiche scaricate nei fiumi” e ai “gas di scarico di auto e aerei”. A tal proposito, il monarca ha affermato di esser stato preso per pazzo in quel momento. Cinquant’anni dopo, le sue parole sembrano avere molto più senso.

Posizioni controverse

Da principe, Carlo III era diventato un punto di riferimento per il movimento ambientalista inglese, sostenendo enti di beneficienza, gruppi di campagna e avviando discussioni sul tema con i leader mondiali. Allo stesso modo non ha esitato ad esprimere anche opinioni controverse. Ad esempio, nel 2013 si è espresso “sull’associazione internazionale di lobbysti aziendali”, colpevoli di aver trasformato il pianeta in “un paziente morente”.

Azioni concrete

Ma il nuovo re non si è mai limitato alle sole parole. Già negli anni 80, nella sua tenuta del Gloucestershire utilizzava l’agricoltura biologica, e oggi i giardini di Highgrove House sono conosciuti in tutto il mondo per sostenibilità e biodiversità. Oltre a questo, da ormai molti anni rende pubblica la sua impronta di carbonio totale, comprendendo anche i viaggi non ufficiali. Nell’anno in corso, a marzo era stato di 432,3 tonnellate, decisamente al di sopra della media europea a persona (che è di 6,8 tonnellate). Più recentemente, alla Cop26 di Glasgow lo scorso anno ha incontrato la giovane attivista Greta Thunberg, e da sempre sostiene il gruppo di protesta Extinction Rebellion.

Speranze di sostegno futuro

Molti dei suoi sostenitori sperano che anche da re Carlo III possa proseguire la sua battaglia ambientalista. “Sua Maestà il Re ha svolto un ruolo estremamente significativo negli ultimi decenni su questioni globali critiche come il cambiamento climatico, la protezione della natura e la biodiversità. Con la crisi climatica che si fa sentire in alcune delle comunità più vulnerabili di tutto il mondo, e in molti Paesi del Commonwealth dal Pakistan al Mozambico, speriamo che continuerà a essere quella forza trainante per il bene” ha affermato Tim Wainwright, AD di WaterAid, ente di beneficienza di cui il sovrano è presidente.

Un momento agrodolce

In un tweet, l’ambientalista e politico americano Al Gore ha ringraziato il nuovo re “per i suoi decenni di leadership e profondo impegno per l’ambiente e per la protezione del futuro del nostro pianeta”. Ma ha anche aggiunto che la sua ascesa al trono è stato “un momento agrodolce”.

Una figura significativa

Il presidente di Natural England e ex direttore di Friends of the Earth, Tony Juniper, ha definito il re “la figura ambientale più significativa della storia”. Intervistato dalla BBC, ha dichiarato che il sovrano ha preso parte a diverse discussioni sulle foreste pluviali, sull’agricoltura, sulla sicurezza alimentare e sui cambiamenti climatici per mezzo secolo, acquisendo così una notevole mole di conoscenze. In occasione del Giubileo di Platino della regina, più recentemente, anche il principe William ha parlato di deforestazione e conservazione della fauna selvatica: Juniper pensa che questo sia un modo per passare il testimone.

Restare un paladino del clima sarà possibile?

C’è, come dicevamo poco sopra, chi pensa che le problematiche ambientali siano incompatibili con il nuovo ruolo del re: ma c’è anche chi pensa il contrario. Il Primo Ministro australiano Anthony Albanese, ad esempio, ha incoraggiato il sovrano a proseguire il suo impegno, sostenendo che non infrangerebbe la neutralità politica. “Penso che affrontare la sfida del cambiamento climatico non dovrebbe essere vista come una questione politica, ma come una questione che riguarda l’umanità e la nostra stessa qualità di vita e sopravvivenza come mondo” ha affermato al notiziario australiano della ABC. “Penso che l’impegno in queste questioni sia del tutto diverso dall’impegno nelle questioni politiche di partito. Sarebbe del tutto inappropriato”.

Politicamente neutrale

Sempre in tema di questioni ambientali, l’ex premier Tony Blair ha affermato di non aver mai conosciuto le opinioni della regina Elisabetta II. Nel suo primo discorso da re, Carlo II ha affermato che avrebbe seguito la stessa linea, “mantenendo il suo obbligo costituzionale di rimanere politicamente neutrale”. “Non sarà più possibile dedicare così tanto tempo ed energie agli enti di beneficienza e alle questioni a cui tengo così profondamente, ma so che questo importante lavoro andrà avanti nelle mani fidate di altri” ha aggiunto. Del resto già nel 2018, in un documentario, aveva fatto sapere che avrebbe interrotto il suo impegno non appena divenuto re. Ma come dicevamo, ci sarà senza dubbio chi proseguirà sulla sua scia.