Pablo Escobar, la contraddizione fatta a uomo

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All’anagrafe è Pablo Emilio Escobar Gaviria, per il mondo, semplicemente, o forse no, Pablo Escobar, il re della cocaina.

Certamente per gli abbonati a Netflix è il popolare protagonista della serie tv Narcos, campione di ascolti, che ha catturato l’interesse di molti telespettatori appassionando al punto di fare di Escobar una sorta di mito.

La storia della sua vita è spesso oggetto di film, libri e romanzi.

Tutto ciò appare come una enorme contraddizione. Si, perché Pablo Escobar è il signore della droga, il narcotrafficante più famoso sulla faccia della terra. Non propriamente un eroe.

La rivista Forbes lo ha inserito al settimo posto nella classifica dei proprietari di patrimoni più cospicui al mondo. Un altro record detenuto da Escobar riguarda il controllo del mercato della droga. Si stima che all’apice del suo “successo” esercitasse il suo dominio sull’80% del traffico di cocaina e marijuana su scala globale.

Oggi, dopo 27 anni dalla sua morte, Pablo Escobar è ritenuto essere il più freddo e cruento criminale operante nel narcotraffico. Inoltre, gli si imputa di aver ordinato l’uccisione di centinaia di uomini tra civili, poliziotti e politici; nonché l’organizzazione di vari e sanguinosi attentati dinamitardi.

Vi sono tuttavia, molte aree in Colombia in cui parlare male di Pablo Escobar non è consentito, come ammette lo stesso figlio Juan Pablo Escobar, nel corso di un’intervista.

In effetti, in un’ottica di insieme all’insegna del controsenso, Pablo Escobar fu per molti un benefattore. Un “Robin Hood” dei tempi moderni, come spesso veniva soprannominato.

In un certo senso, Escobar si “sostituì” allo Stato finanziando opere e strutture pubbliche come scuole ed ospedali.

Promosse la costruzione di centri sportivi per i giovani con lo scopo di tenerli lontano dalle droghe, ma per farlo utilizzò il denaro sporco derivante proprio dal narcotraffico!

La Breve parentesi Politica

Escobar era così popolare che decise di intraprendere la carriera politica. Nel 1993 venne eletto deputato alla camera ma in realtà puntava ad una carica ben più prestigiosa, voleva diventare Presidente della Repubblica della Colombia.

Il progetto però fallì quando un quotidiano nazionale divulgò la notizia di un suo precedente arresto per possesso di sostanze stupefacenti. Il suo percorso nella politica terminò così, seguì la sua vendetta.

La Catedral, una prigione dorata

Il 19 giugno del 1991 Pablo Escobar compie un gesto eclatante, che preannuncia un’altra clamorosa contraddizione. Si costituisce di sua spontanea volontà alla polizia. Naturalmente, questa mossa inconsueta sottintendeva un piano ben studiato. Offrì la sua libertà, in cambio negoziò un patto con il governo al fine di scongiurare la sua estradizione negli Stati Uniti d’America.

Passata alla storia, nota come la celebre Catedral, la celebre prigione in cui Pablo Escobar si confinò, era una vera e propria residenza di lusso; concessione giustificata come “premio” per essersi consegnato alle autorità.

Costruita secondo il gusto personale del suo detenuto, La Catedral possedeva un campo da calcio, un bar, addirittura una cascata. Insomma, ogni sorta di comfort immaginabile. Tant’è che era anche conosciuta come Hotel Escobar.

Tra gli ospiti che Escobar accolse nella nuova dimora spicca Diego Armando Maradona. In un’intervista rilascia alcune dichiarazioni che suscitano stupore.

Maradona raccontò di aver ricevuto l’invito, tramite il suo agente, senza essere pienamente consapevole di chi fosse il “padrone di casa”. Escobar, grande appassionato di calcio, pagò una cifra considerevole per vederlo giocare dal vivo insieme ad altri giocatori, tra cui il portiere René Higuita.

“Sembrava di essere in un hotel di lusso di Dubai”, e ricorda anche della festa con “le più belle ragazze che abbia mai visto”, che Escobar organizzò alla Catedral, per congedare i calciatori.

Il re della droga evase dalla sua prigione dalle sbarre d’oro il 12 luglio 1992.

La fine e le parole del figlio

Il 2 dicembre 1993 però arrivò la fine per El Patron, altro soprannome di Escobar. Braccato in un quartiere di Medellìn tentò una fuga disperata a cui seguì una sparatoria. Raggiunto da diversi colpi d’arma da fuoco, quello che gli fu letale lo colpì alla testa, dietro l’orecchio.

In realtà, secondo il figlio Juan Pablo, il padre si sarebbe suicidato e la versione ufficiale sulla sua morte sarebbe dunque falsa.

Costruita per offrire un’immagine di “lieto fine” alla vicenda.

“Ha sempre detto di avere 15 proiettili nella sua Sig Sauer: 14 per i suoi nemici e uno per sé stesso”.