Dal rapporto annuale “Stop pesticidi” di Legambiente, presentato a Roma il 18 febbraio scorso, emerge che in circa un terzo della frutta e della verdura italiane sono presenti delle tracce di pesticidi. Si tratta, comunque, di presenze di residui al di sotto dei limiti stabiliti dalla legge nella maggioranza dei casi.

Italia meglio dei Paesi esteri

Infatti, solo l’1,3% dei prodotti ortofrutticoli italiani mostra valori eccessivi di pesticidi in essi contenuti, percentuale che fa dell’Italia un Paese virtuoso in confronto alla media estera (che sfiora il 4%). Tuttavia, il dato va letto in maniera più approfondita. Legambiente, infatti, specifica che in tanti prodotti sono presenti tracce di più sostanze, mentre ai fini del rispetto della legge l’importante è che una sola di esse non superi i limiti imposti dalla stessa. Tuttavia, è risaputo da anni che l’interazione tra diversi principi attivi possa causare degli effetti sinergici sull’organismo umano, aspetto importante ma che non viene considerato ancora in maniera preponderante.

Ortofrutta in Italia, in un terzo sono presenti tracce di pesticidi

I principali dati del rapporto di Legambiente

Il rapporto è basato sui risultati di esami svolti in laboratorio nel 2017 su 9939 campioni di prodotti alimentari. Il 61% di essi non presenta in alcun modo tracce di pesticidi; inoltre, la frutta prodotta nel territorio italiano mostra risultati migliori di quella proveniente dall’estero (solo lo 0,5% presenta valori oltre i limiti di legge, contro il 3,9% della frutta di origine straniera). I prodotti biologici, poi, si mostrano praticamente sempre in regola: solo un campione dei 134 analizzati presenta valori oltre i limiti. In generale, la frutta risulta più contaminata della verdura: il 36% della frutta analizzata non presenta alcuna traccia di pesticidi, mentre questa percentuale sale al 64% nel caso della verdura.

Le sostanze presenti nei campioni analizzati

Andando più nello specifico, vediamo quali sono le sostanze più presenti nei campioni di frutta e verdura analizzati. Nelle prime tre posizioni troviamo il boscalid, il chlorpyrifos e il fludioxonil. Subito dopo ci sono il metalaxil e il captan, due fungicidi, mentre il sesto posto è occupato da un insetticida al giorno d’oggi vietato, l’imidacloprid. Confrontando i dati del 2007 e del 2017, in particolare quelli relativi alla percentuale di prodotti con tracce di pesticidi oltre il limite legale, si osserva un aumento: dall’1% all’1,3%. C’è da preoccuparsi? Senza dubbio c’è da stare attenti. Ma all’estero ci sono tanti Paesi che fanno peggio di noi.

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