Oro: la Turchia non arresta la sua corsa all’acquisto

I Turchi non rinunciano all'oro.

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Oro

Nelle situazioni di crisi, l’oro è considerato il bene rifugio per eccellenza. Si identifica in quella tipologia di investimento di beni materiali che conservano nel tempo il proprio valore. Che garantiscono, una protezione in caso di inflazione, calamità, ribaltamenti politici. Nelle crisi economiche e finanziarie di vario genere. E più in generale, il bene rifugio è in grado di preservare l’investitore in caso di instabilità. Il caso piu eclatante è la crisi che ha colpito la Turchia. Dopo la svalutazione monetaria della lira. E che difatti ha visto aumentare sensibilmente le riserve auree, tanto da metterene a rischio la valuta.

L’acquisto dell’oro è irrefrenabile?

La corsa all’acquisto dell’oro, pare sia irrefrenabile. Nonostante la stabilizzazione della lira, e le dimissioni del governatore della banca centrale e del genero di Erdogan, quale ministro delle finanze. Per i Turchi, l’oro è in questo momento il miglior investimento. Tra l’altro anche la banca centrale continua ad accumulare riserve auree. Difatti nel mese scorso, le sue scorte erano ai massimi storici.

Come mai questa corsa all’oro?

L’oro funge da garanzia, essendo un asset percepito sui mercati come solido. Un rifugio per i casi di tensione. Possedere oro, nonostante l’inversione di tendenza della lira e il calo dei prezzi dei lingotti di questo mese, per i Turchi rappresenta un risparmio. Ma è anche una sorta di frenesia. Nelle ultime tre settimane le partecipazioni locali di asset solidi come dollari e oro hanno raggiunto un record di quasi $ 228 miliardi.

La crisi scuote l’economia Turca

Se Ankara non riesce a rafforzare la fiducia nella valuta, che è scesa di quasi il 25% quest’anno, la Turchia rischia l’inflazione. E persino una crisi della bilancia dei pagamenti che peggiorerà le ricadute della crisi del coronavirus. “Chiedere oro significa chiedere FX per acquistarlo“, ha detto Evren Kirikoglu, un analista di Istanbul. “È uno degli ostacoli che ci aspettano per l’apprezzamento della lira.”

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