Oriana Fallaci, “sulle donne, la parola alle donne”

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Scrittrice, giornalista ed attivista. Nasceva oggi, 29 giugno del 1929, Oriana Fallaci. Conosciuta in tutto il mondo, è autrice di alcuni dei capolavori della letteratura contemporanea.

Nota per le sue idee politiche, che sono state oggetto di lunghe controversie ed aspre critiche.

Che piaccia o no, che si condividano o meno i suoi ideali non si può di certo dire che non fosse una donna determinata, piena di coraggio nell’esprimere liberamente opinioni scomode, andandone sempre fiera.

Non si è mai tirata indietro nemmeno dinnanzi alle domande più taglienti, riguardo tematiche delicate. In particolar modo era sostenitrice del motto “sulle donne la parola alle donne”. Non sempre parlava di sé, in prima persona, quando affrontava determinati argomenti. Non assumeva il suo caso specifico a sostegno delle sue tesi, semplicemente affermava con limpida decisione i suoi ideali, le sue opinioni ed il suo pensiero.

“Il mio caso personale non conta e semmai è l’eccezione che conferma la regola, visto che la stragrande maggioranza delle donne ha il problema inverso: limitare o impedire la gravidanza. Io sono per la pillola, di cui non ho bisogno, per le stesse ragioni per cui sono per l’aborto, di cui non ho bisogno ed ero per il divorzio, di cui non avevo bisogno. E cioè perché la pillola possa essere usata da chi ne ha bisogno”.

Smascherare l’ipocrisia dietro cui la società si nasconde

Tra i suoi scritti spiccano riflessioni come questa: “Non starò a ripetere che la maternità è una scelta, non un dovere. Ripeterò tuttavia che il vero aborto è la pillola. Ancor prima che del modo di interrompere civilmente una gravidanza non voluta, la società deve essere in grado di evitare un concepimento non voluto. Io mi sento straziata a pensare che se mia madre avesse usato la pillola la sua vita sarebbe stata meno martirizzata dagli aborti, per altro clandestini e fatti male”. Questo era, in breve, il suo pensiero a riguardo, in un periodo storico particolare e vivacizzato dalle proteste per la conquista della libertà di pensiero, nonché della libertà sessuale: i mitici anni ’70.

Diretta e pungente, la Fallaci recrimina alla società l’ipocrisia che si cela dietro all’apparente progresso rispetto alla libertà ed ai diritti delle donne.

Smaschera senza mezze misure il vero volto della questione, portando alla luce le magagne e l’ingiustizia che stanno dietro a provvedimenti, quali la legalizzazione dell’aborto, accolti come grandi vittorie, ma che in realtà hanno l’amaro gusto di una sconfitta.

Oriana Fallaci rivendica a gran voce che le questioni riguardanti strettamente e unicamente la vita, ed il corpo, di una donna debbano competere a lei soltanto.

Dure parole che lasciano un segno indelebile

“L’aborto non è un compromesso politico”. “A restare incinte siamo noi donne, a partorire siamo noi donne, a morire partorendo o abortendo o non abortendo siamo noi donne e la scelta tocca a noi donne. E dobbiamo essere noi a prenderla, di caso in caso, che a voi piaccia o non vi piaccia”.

Queste le forti parole pronunciate durante l’intervento in un dibattito all’interno del programma “AZ un fatto come e perché” del 1976. L’argomento trattato era la legge che regola l’accesso alla pratica abortiva, poi approvata in Parlamento nel 1978.

Il pensiero della Fallaci appare ancora molto attuale nella società odierna, in cui si è convinti di “aver scalato montagne” in materia dell’ottenimento dei diritti umani, ma che nella realtà dei fatti, in parte, guarda ancora con occhio critico e giudica la libertà sessuale, ampiamente intesa sotto ogni punto di vista, delle donne.

Lettera a un bambino mai nato, 1975

“Lettera a un bambino mai nato” è un best-seller pubblicato nel 1975, tradotto in 22 lingue. È uno dei romanzi più ricchi di contenuto autobiografico di Oriana Fallaci.

La tematica trattata ed il modo in cui ne parla lo rendono estremamente attuale, una testimonianza sofferta resa con parole che risuonano tutt’oggi familiari.

Non nasce, dal principio, come un romanzo. La storia che lo precede è carica di significato emotivo racchiuso in un dattiloscritto autografo. Infatti, inizialmente doveva trattarsi di un’inchiesta sull’aborto, tematica che infuocava i dibattiti all’epoca. È un libro molto sentito, che si sviluppa come una lunga lettera, una sorta di monologo che una madre rivolge al figlio che porta in grembo.

Emerge con forza l’assunto per cui la gravidanza è una questione che concerne la donna. È una sfida di cui si fa carico e che affronta, da sola.

La donna protagonista porta avanti la gravidanza, senza essere sposata con il padre del nascituro. Questa donna vive in una società ancora permeata da valori “arcaici”, bigotti, che la Fallaci mette a nudo, con la forza delle parole.

I temi affrontati

Affronta temi a lei cari, quali il ruolo che la donna riveste nella società di cui è parte e rivendica il diritto di poter disporre del proprio corpo senza vincoli imposti da esterni. La donna può e deve decidere per sé stessa. In quest’ottica la maternità è una scelta, non un dovere.

È una scelta importante che comporta responsabilità. Ed è infatti da subito, prima che il figlio venga alla luce, che si instaura questo dialogo con la madre, all’insegna della più trasparente quanto dolorosa verità. Il discorso della protagonista si srotola mettendo in evidenza i pregi ed i difetti del mondo che lo aspetto. Si pone quesiti compromettenti, chiedendosi: “basta volere un figlio per costringere alla vita quel figlio?”. Ed è così che per darsi una risposta descrive le realtà del mondo.

Lo descrive all’insegna dei suoi controsensi, dei giochi di potere e della “legge del più forte”. In questo gioco è la donna che si ritrova a vestire i panni di soggetto debole, in quanto sotto perenne stato d’accusa. Soggetta ai giudizi altrui, se prima come responsabile della vita, poi lo è della morte nell’eventualità in cui la vita che cresce dentro di lei si spenga.

“Ho capito che si stava celebrando un processo dove ero io l’accusata, e che i sette costituivano la giuria”. Chi osserva la situazione da fuori si erge a giudice elargendo opinioni e consigli, mettendo la diretta interessata in un angolo, al buio, sola con la sua disperazione.

Si lascia andare allo sconforto nel raccontare un mondo dominato prevalentemente dal negativo, dalle convenzioni e dagli schemi imposti. Parla della vita, che non senza fatica, tenta di spiegare a questo bambino ed al medesimo tempo scuote le coscienze di chi legge.

Interrogativi angosciosi

La protagonista si chiede, ancora: “è giusto sacrificare una vita già fatta a una vita che ancora non è?”. Arbitrando una lotta tra sentimenti contrastanti dentro sé, la protagonista giunge a una conclusione definitiva che risuona come un compromesso: “a lei il diritto di esistere senza lasciarsi condizionare da lui, a lui il diritto di decidere se vuole esistere o no”.

Confessa così tutte le paure che la divorano, i timori e le preoccupazioni di una gravidanza che diviene reale, concreta.

Un libro dedicato a tutte le donne

Il contenuto è ispirato alla storia personale della Fallaci. Pur non essendo lei la protagonista del romanzo, questo rappresenta una via per dare sfogo alla rabbia ed al dispiacere che la toccano in prima persona. Nel corso della sua vita, infatti, subì tre aborti spontanei, che la hanno profondamente segnata, portandola a forgiare il suo pensiero in merito.

“A chi non teme il dubbio, a chi si chiede i perché senza stancarsi e a costo di soffrire e di morire. A chi si pone il dilemma di dare la vita o negarla, questo libro è dedicato da una donna per tutte le donne”.

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