Ora pro Siria: bambini uccisi dalle sanzioni occidentali (Video)

L'embargo sanitario impedisce le cure ai bambini con malattie croniche od oncologiche

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L’organizzazione cristiana Ora pro Siria divulga l’accorato appello di Yola Girges, Suora Missionaria francescana del Cuore Immacolato di Maria. Una supplica. Perché le sanzioni occidentali stanno uccidendo i bambini in Siria. Bambini che potrebbero essere curati. Salvati. “Non potete condannarci a questa morte crudele“. “Ci bastano gli anni della guerra“.

Ora pro Siria? Prega per la Siria?

Non potete uccidere i bambini della Siria“. L’appello di Suor Yola è disperato. Le sanzioni occidentali contro la sanità stanno impedendo le forniture dei medicinali di cui migliaia di bambini avrebbero bisogno. Per vivere. Ma in Siria, “I bambini aspettano il loro turno per morire“, avverte la Suora. La sua voce è sommessa. Le sue parole sono lame che affondano nella carne. “Non potete condannarci a questa morte crudele“, avverte Suor Yola. Prima della guerra, Aleppo disponeva di uno dei migliori ospedali oncologici in tutto il Medio Oriente: l’ospedale al Kindi. Distrutto dai miliziani supportati dall’occidente. Oggi, le sanzioni occidentali uccidono più delle bombe. Soprattutto i bambini.

Il fallimento della politica

A un anno e mezzo dallo scoppio delle proteste anti regime, sulla scia delle Primavere arabe, l’Unione europea aveva adottato uno strumento mai impiegato prima in Medio Oriente: le sanzioni. Ammesso e non concesso che tali provvedimenti abbiano ottenuto qualche risultato in Egitto, Libia e Tunisia, i cui regimi sono caduti, ciò non vale per la Siria. Non tanto perché Bashar al-Assad è ancora al potere. Anche se le elezioni del 26 maggio scorso per lui si siano rivelate un plebiscito. Visto che è stato riconfermato da oltre il 95% dei consensi, con un’affluenza di circa 18 milioni di persone. Il 79% dell’elettorato. Piuttosto, perché le sanzioni gravano sui civili innocenti. Come i bambini.


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Ora pro Siria: una situazione drammatica

La situazione in Siria è insostenibile. Qui, i bambini muoiono di malattie che potrebbero essere curate in Occidente o con i farmaci occidentali. Sono per lo più patologie oncologiche o croniche. “Non basta parlare. Bisogna muoversi subito“, dice Suor Yola. Delle enormi quantità di aiuti umanitari che i governi occidentali stanno inviando “alla Siria”, la stragrande maggioranza raggiunge i rifugiati che sono fuggiti dal paese. Se non quelle aree della Siria occupate da gruppi militanti antigovernativi. Dunque, la maggior parte della popolazione del Levante è lasciata senza sostegno, anzi. Gli oltre 6 milioni di sfollati interni come i 13 milioni di persone bisognose di assistenza sanitaria non possono ricostruire la proprie vite a causa delle sanzioni.

Una proroga?

Il primo giugno scadranno i provvedimenti imposti dall’Unione europea contro il regime siriano. Eppure, ci si aspetta che queste misure saranno riconfermate. Le sanzioni contro la Siria non avevano precedenti in termini di austerità già quando furono applicate per la prima volta. Erano state adottate su richiesta della Lega degli Stati Arabi (LAS). Un’organizzazione regionale che prima di allora aveva incoraggiato tali misure solo una volta: contro l’Iraq, all’inizio degli anni ’90. In dieci anni di guerra, le sanzioni alla Siria dell’UE (compreso il Regno Unito) e degli Usa hanno provocato conseguenze umanitarie terribili per i cittadini siriani nelle aree controllate dal governo. Quasi il 70% del Paese.


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Ora pro Siria contro le sanzioni

Le sanzioni europee contro la Siria si aggiungono al cosiddetto Caesar Act. Il pacchetto di provvedimenti licenziato dall’ex presidente statunitense Donald Trump allo scadere del suo mandato e destinato a restare in vigore fino al 2025. Salvo ripensamenti. Secondo le motivazioni addotte, queste sanzioni dovrebbero colpire “i membri del regime siriano, i loro sostenitori e imprenditori che lo finanziano e beneficiano dell’economia di guerra“. Questa narrazione non solo manca di logica. Ma rappresenta un totale fallimento. Nel corso degli anni, poi, le sanzioni sono state inasprite. L’embargo impedisce qualsiasi tipo di relazione con Damasco. Tra le altre cose prevede il blocco sul petrolio; le restrizioni all’esportazione delle tecnologie e il congelamento dei capitali privati nelle banche fuori dal Paese. Sì, tra le altre cose.

Chi ci rimette?

Perché gli effetti devastanti delle sanzioni alla Siria colpiscono soprattutto il sistema sanitario. Specialmente in tempo di pandemia. Tanto che già nel luglio 2020 la rivista medica The Lancet denunciava che “strumenti bilaterali ottusi, che non sono stati approvati dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e sono stati osteggiati dalla Commissione delle Nazioni Unite sui diritti umani, imposti alla Siria nella convinzione non supportata che accelereranno il cambio di regime, hanno seriamente ostacolato la capacità del Paese di far fronte alla pandemia. Il sistema sanitario siriano, già fratturato da anni di conflitto, viene ulteriormente distrutto dalle sanzioni”.


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Ora pro Siria: le autorità religiose

A febbraio, l’arcivescovo greco-melchita di Aleppo, monsignor Jean-Clément Jeanbart, lanciava l’allarme. “La gente non ha più cibo, elettricità, carburante e gas sufficienti per riscaldare le case. Non riesce a ottenere prestiti e andare avanti“. Chi ha a cuore la Siria non può che chiedere il ritiro delle misure coercitive fino a quando non saranno revocate. “Se vogliono aiutarci ci aiutino a rimanere dove siamo e a continuare a vivere nel Paese in cui siamo nati“, ha detto monsignor Jeanbart. Il 21 gennaio scorso i vescovi cattolici e patriarchi ortodossi della Siria hanno inviato una lettera al presidente Usa Joe Biden. Una richiesta disperata affinché cessino le sanzioni. Ma finora nessuna risposta da Washington.

Il punto

Quindi, le sanzioni alla Siria sembrano un modo grottesco per promuovere gli interessi economici e politici delle potenze “occidentali”. Nonché dei loro alleati nella regione, come la Turchia e l’Arabia Saudita. In definitiva, sono sempre stati i cittadini a soffrire della conseguente mancanza di investimenti in servizi e infrastrutture di base. Ma come denuncia Suor Yola: “Non si fa politica a scapito dei bambini o della povera gente“. Mentre la religiosa invoca l’intervento di Papa Francesco e della comunità internazionale.


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Ora pro Siria: l’appello scioccante

Di seguito, l’accorato appello di Suor Yola. Sono parole forti. Avvisando i lettori che il contenuto potrebbe urtare la loro sensibilità, ne riportiamo un estratto: “Non potete acconsentire di uccidere i bambini in questa maniera. Vi supplico. Trovate modi diplomatici per risolvere i problemi della politica. Ma lasciate i bambini vivere. Degnamente. Se sono ammalati lasciateli curare. Vi supplico, a nome di Dio“. “Vi prego, basta“.