Operazione “Cars&Drugs”: sgominato ingente traffico di droga e spaccio

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Operazione “Cars&Drugs”

Operazione “Cars&Drugs”: sgominato ingente traffico di droga. Tra gli arrestati madre e figlio. Gli acquirenti venivano anche da Taranto

I poliziotti della Squadra Mobile di Taranto , con l’ausilio di equipaggi del Reparto prevenzione crimine di Lecce e del Reparto cinofili di Bari, nell’Operazione “Cars&Drugs” hanno arrestato 6 persone, di cui 3 ai domiciliari. Sono tutti accusati di detenzione ai fini di spaccio di cocaina, eroina, hashish e droga sintetica in pillole nella piazza di Sava e nei comuni limitrofi. Destinatario di misura cautelare anche il figlio di una indagata, all’epoca dei fatti minore, per il quale è stato disposto il collocamento in comunità.

Le indagini sono partite a giugno del 2020, ricostruendo i movimenti di un abituale e noto assuntore di cocaina che, dal capoluogo jonico, insieme ad altri conoscenti, con frequenza, si spostava nel comune di Sava per acquistare la sostanza stupefacente e poi consumarla rapidamente in zona. Da intercettazioni e pedinamenti i poliziotti hanno ricostruito la fitta rete di contatti tra gli indagati e gli assuntori grazie all’Operazione “Cars&Drugs”

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Sono finiti in carcere: Monica Paderi di 48 anni, Amerigo Duggento di 26 e Antonio Panariti di 38 anni, tutti residenti a Sava.

Agli arresti domiciliari

Francesco Lomartire di 48 anni, Giovanni Chianura di 41 e Gianluca Destratis di 43 anni, tutti savesi.

Le  indagini sono partite nel giugno del 2020, partendo dai movimenti di un abituale e noto assuntore di cocaina che, dal capoluogo jonico, insieme ad altri conoscenti, con assidua frequenza, si spostava nel comune di Sava per acquistare la sostanza stupefacente e poi consumarla rapidamente in zona. Le numerose sortite verso il territorio di Sava ed, in particolare, verso una villetta del Comune, che l’assuntore effettuava più volte al giorno hanno convinto gli investigatori a ritenere che proprio quella villetta fosse la base di un ingente traffico di droga.

I numerosi servizi di perlustrazione, resi estremamente difficili dalla presenza, nelle vie limitrofe, di vedette pronte ad avvisare l’eventuale presenza delle Forze dell’Ordine, hanno testimoniato i numerosissimi momenti di spaccio a qualsiasi ora del giorno e della notte. La fitta rete di contatti telefonici tra gli indagati e gli acquirenti forniva chiarezza sul modus operandi della cessione: gli assuntori, giunti in macchina, dopo aver “ordinato” alla persona che si avvicinava nei pressi del cancello della villetta, venivano “serviti”, consentendo di contestualizzare anche il tenore delle conversazioni, spesso avvenute in maniera criptica.

Proprio dalle conversazioni emerge la chiara volontà degli interlocutori di parlare il meno possibile, spesso facendo ricorso a formule ellittiche ovvero adoperando espressioni simboliche come macchina, frigorifero o passaggio. Attraverso, quindi, l’attività svolta per lunghi mesi di indagine, i poliziotti della Squadra Mobile hanno accertato che il 26enne, destinatario della misura in carcere e residente in quella villetta, mantenesse, attraverso il telefono, i rapporti con gli assuntori di droga, ovvero in sua assenza la 48enne, madre del giovane.

A seguito dei numerosi servizi di appostamento e di riscontro, il 10 luglio 2020, il personale della Squadra Mobile, nel corso di un’irruzione nella villetta, sorprese il 26enne mentre confezionava la sostanza stupefacente. In quell’occasione, la perquisizione portò al sequestro di quasi 50 grammi di cocaina, circa 50 grammi di hashish, la somma contante dei 2mila euro in banconote di vario taglio e di un bilancino di precisione. Fu rinvenuta anche una pistola a salve, cal. 8 mm., munita di caricatore ed una scatola con 40 colpi.

Partecipavano al traffico di droga anche altri soggetti estranei alla cerchia familiare attraverso il contributo nell’approvvigionamento della droga.