Onu condanna Israele per la morte di 63 bambini

I vertici delle Nazioni Unite la ritengono una risposta sproporzionata: da che parte sta la ragione?

0
506
onu condanna israele

L’Onu condanna Israele per gli eventi di Gaza. Secondo le Nazioni Unite, l’uso della forza era sproporzionato all’offesa. Chi ci ha rimesso sono i 63 bambini palestinesi, vittime dei bombardamenti dello Stato ebraico. Sono crimini di guerra. Ma solo di una parte?

Onu condanna Israele?

Michelle Bachelet, alto commissario Onu per i diritti umani, non ha dubbi. Secondo lei, Israele ha commesso “crimini di guerra”. A causa dei bombardamenti, 63 minori palestinesi hanno perso la vita. Anche se non va dimenticato che, sull’altro fronte, sono morti 2 bambini israeliani. Tutte le morti vanno condannate. All’inizio, le tensioni erano divampate dopo lo sfratto (sospeso) di 7 famiglie palestinesi dal quartiere di Sheikh Jarrah, a Gerusalemme Est. Occupata. Le manifestazioni erano poi sfociate in disordini con la polizia alla moschea di Al-Aqsa. Dove una seconda ondata di violenza seguiva la rappresaglia della polizia israeliana nei confronti dei fedeli palestinesi, giunti per celebrare il mese sacro dell’Islam: il Ramadan. E poi?

L’inizio della guerra

Tuttavia, è stato solo con l’intervento di Hamas, autoproclamatosi tutore di Gerusalemme, che gli scontri si sono trasformati in altro: in guerra. Da quel momento, Hamas e l’eterogeneo Movimento della Jihad islamica hanno cominciato a colpire il Sud e il Centro di Israele. Secondo le forze di difesa israeliane, solo tra il 10 e il 12 maggio oltre 1.500 razzi sono stati lanciati verso Israele. Il 90% dei quali intercettati dal sistema di difesa Iron Dome. La cupola di ferro. Ma molti altri sono finiti su abitazioni e su una scuola. Uccidendo sei civili israeliani e ferendone altri settanta. All’offensiva, l’aeronautica israeliana ha risposto con una pletora di raid aerei su Gaza.

La guerra in numeri

Stando ai resoconti dei funzionari dell’enclave, in quello stesso periodo sono morti almeno 30 palestinesi. Tra cui 10 bambini. Mentre 203 persone sono rimaste ferite. Nei giorni successivi, queste cifre erano più che raddoppiate. Anche il totale dei razzi lanciati da Gaza era aumentato. A 4 mila, per la precisione. Inoltre, alcuni missili sono stati lanciati dal Libano, nonostante siano caduti nel Mar Mediterraneo. Mentre altri ancora sono arrivati dalla Siria. Dal canto suo, il commando di Tel Aviv afferma che i suoi attacchi si sono limitati a colpire infrastrutture di Hamas e a nascondigli terroristici. Dunque la risposta di Israele è stata sproporzionata?


Israele e l’insostenibile leggerezza dell’autodifesa


Hamas

Militarmente, Israele è il Paese più forte della regione. Non solo per il suo esercito. Tra i più forti al mondo. Ma anche perché vanta un arsenale che, grazie alla collaborazione con gli Usa, si compone delle armi più avanzate sotto il profilo tecnologico. Oltre che alle armi di distruzione di massa. Quindi perché Hamas avrebbe attaccato Israele? Per un intento suicida? O lo avrebbe fatto nell’ebbrezza di una propaganda elettorale sfuggitagli di mano? Facciamo un passo indietro. Hamas è stata fondata nel 1987 come propaggine dei Fratelli musulmani egiziani. Inizialmente, non era ostile nei confronti di Israele. Piuttosto, lo era nei confronti dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP).

Che armi ha Hamas?

Secondo la Carta di Hamas del 1988, il gruppo era stato fondato per liberare la Palestina dall’occupazione israeliana. Un territorio che comprende l’attuale Israele. Nonché la Cisgiordania e la Striscia di Gaza. Ma questo ancora non spiega se la risposta di Israele sia stata sproporzionata. O meno. Per rispondere alla domanda, almeno in parte, è necessario azzardare un’inventario della potenza di fuoco di Hamas. Stando alcune fonti indipendenti (ma non verificabili), il gruppo dispone di vari ATGM di fabbricazione russa. Come Konkurs, Kornet, Malyutka (Sagger). Ma anche di Bulsae-2 nordcoreani e MILAN europei. Inoltre, Hamas è nota per il suo ampio uso di mortai; possiede anche missili antiaerei. Mentre l’IDF ha segnalato l’uso di UAV Kamikaze da parte del gruppo a Gaza.

Onu condanna Israele: la potenza di Hamas

I razzi utilizzati nel conflitto in corso sono per lo più di produzione locale, anche se con assistenza straniera. Generalmente, sono armi che hanno una gittata massima che può variare dai 12 km ai 120 km. Secondo gli esperti, la maggior parte di questi missili sono A-120, alimentati in lanciatori di produzione locale con 8 tubi ciascuno. Ma sono impiegati anche i razzi S-40 (40 km). Queste armi sono immagazzinate in silos sotterranei, per nasconderli dagli aerei da ricognizione israeliani. Fino all’occorrenza. Oltre a ciò, Hamas utilizza MLRS installato sui pick-up Toyota e sui binari di lancio individuali, che permettono di contenere i costi. Infine, il gruppo utilizza anche vari razzi cinesi e gli BM-21 Grad. Di epoca sovietica ma popolari nel mercato internazionale.


Parliamo di Gaza: siamo onesti sulla diaspora palestinese?


Che armi ha Israele?

Tra le armi utilizzate dall’IDF in questo conflitto, il sistema di difesa aerea Iron Dome si è distinto per le sue prestazioni. Lo specifica l’EurAsian Times. Durante gli attacchi aerei di rappresaglia nell’ambito della sua operazione Guardian of the Walls, l’aviazione israeliana (IAF) ha preso di mira gli insediamenti di Hamas e i depositi di armi. Il tutto allo scopo dichiarato di eliminarne i leader. Il 12 maggio, l’IAF ha distrutto dozzine di edifici miliari lungo la Striscia di Gaza. In effetti, l’aviazione israeliana gestisce diversi tipi di velivoli d’attacco. Tra cui gli F-35 Lightning-II di quinta generazione, acquistati di recente dagli Usa. Va considerato che Israele è il primo Paese in Medio Oriente a schierare gli F-35 in ruoli di combattimento. Il loro utilizzo nel recente conflitto non può essere escluso. Seppur non ci siano state conferme ufficiali.

Onu condanna Israele: L’aviazione

In precedenza, le forze di sicurezza israeliane avevano utilizzato gli F-15 e gli F-16 per bombardare gli obiettivi a Gaza, come le regioni ostili circostanti. Così era accaduto nelle missioni quali: l’Operazione Gamba di legno; l’Operazione Uva dell’Ira; la Guerra del Libano del 2006; l’Operazione Piombo Fuso; l’Operazione Pilastro di Nuvola e l’Operazione Bordo Protettivo. Mentre nel corso del recente conflitto con Gaza, l’IDF ha diffuso via Twitter molti video e informazioni sugli attacchi aerei diretti agli obiettivi di Hamas.


Guerra Israele Gaza: 50 sfumature di grigio


Costruire la Palestina

Ogni guerra inizia con un pretesto. Questa in particolare. Da una parte, i bombardamenti hanno rappresentato la drammatica conseguenza di una propaganda elettorale. Per annientare il suo acerrimo rivale, al-Fath, Hamas ha soffiato sul malcontento. Infiammando gli animi per alimentare la devastazione dell’incendio. Dall’enclave che controlla sin dal 2007, esortava i palestinesi a dare “morte ai sionisti”. Dall’altra, Hamas aveva bisogno di tale provocazione. La terza Intifada. Non solo (e non tanto) per guadagnare consensi. Quanto piuttosto per catturare l’attenzione della comunità internazionale in generale, e statunitense in particolare, su una questione a lungo dimenticata: la questione palestinese.

Chi ha commesso crimini?

In definitiva, questa guerra è stata iniziata e voluta da Hamas. Il quale era a conoscenza della superiorità bellica di Israele. Non è un segreto da che parte batta il cuore statunitense. Non lo è mai stato. Fin dal 1978, l’anno degli accordi di Camp David. D’altronde, le azioni dell’ex presidente statunitense Donald Trump avrebbero fugato, da sole, qualsiasi dubbio. Ad esempio, l’amministrazione repubblicana aveva riconosciuto Gerusalemme capitale dello Stato ebraico, ignorando lo status quo riconosciutole dalla comunità internazionale. Non solo. Sempre Trump ha promosso la normalizzazione tra Israele e le monarchie del Golfo. Il che ha isolato ancor di più il popolo palestinese dalla scena regionale e mondiale.


Gaza è inquieta: i movimenti israeliani non si fermano


Onu condanna Israele: e l’Occidente?

Del resto, nemmeno il presidente Joe Biden sembra interessato al fair play. Visto che di recente la sua amministrazione ha venduto a Israele una fornitura in armi del valore di oltre 700 miliardi di dollari. Armi usate contro Gaza. Insomma, lungi dall’essere mediatori del conflitto, gli Usa maneggiano un conflitto di interessi nel quale sono invischiati fino al collo. Dal canto suo, Israele non ha mai avuto intenzione di consentire ai palestinesi di costruire una Nazione indipendente e sovrana. Per di più con capitale a Gerusalemme Est, che lo Stato ebraico rivendica per sé. Nel corso degli anni, piuttosto, Israele ha continuato ad attaccare i palestinesi. Un popolo abbandonato anche dall’Unione Europea.


Offensiva di Israele: in arrivo 735 milioni in armi Usa


I Paesi Arabi

A ben vedere, i palestinesi sono stati traditi anche dai Paesi arabi. Un tempo schierati in loro difesa, oggi divisi dal “dilemma Israele”. Per fare un esempio, nel 1948 Siria e Arabia Saudita marciavano compatte contro Israele, che consideravano un nemico. Oggi si combattono. Specialmente dopo la firma degli Accordi di Abramo, risalenti al 13 agosto 2020. Ma non finisce qui. A ragione, i sauditi possono considerarsi un partner chiave degli israeliani, mentre la Siria è devastata dalla guerra civile e dalle sanzioni occidentali. Statunitensi ed Europee. Tanto da potersi concedere solo un guizzo di propaganda anti sionista. Finora il Kuwait resta l’unico fedele ai suoi principi.


Kuwait pro Palestina: la guerra apre il dilemma Israele
Sanzioni alla Siria: proroga Ue mentre i bambini muoiono


Onu condanna Israele: l’Iran

In questa lunga riflessione come non citare l’Iran. L’acerrimo nemico di Israele sostiene Hamas come chiunque possa assestare un rovescio allo staterello ebraico. Circa 80 volte più piccolo del gigante mediorientale. Il che, del resto, legittima la narrazione di Israele di potersi difendere contro chiunque. E con qualunque mezzo. Ad ogni modo, è la stessa scusa che aveva utilizzato quando lo Studio Ovale era occupato dal pacifista presidente democratico: Barack Obama. In questo senso, non sfugge l’avversione delle autorità sioniste nei confronti di una ripresa dei colloqui per il programma nucleare iraniano. Soprattutto perché potrebbero significare una distensione dei rapporti tra Washington e Teheran, che accorcerebbe il guinzaglio a Israele.


Droni con tech iraniana potrebbero colpire Israele


Dove sta la ragione?

In fin dei conti, e a malincuore, l’unico conflitto che pare non avrà mai fine è quello tra israeliani e palestinesi. D’altronde, nessuno dei due schieramenti è disposto a trattare. Se da una parte Hamas ha bisogno delle bombe per sopravvivere, dall’altra Israele necessita della lotta al terrorismo. Come scusa per perpetrare la sua repressione. Nel frattempo, la comunità internazionale arbitra in modo imparziale una partita a cui partecipano svariati giocatori. Ciascuno con un proprio obiettivo.

Il punto

Eppure, assegnare le colpe è un compito che richiede giudizio. Oltre che grande onestà intellettuale. Soprattutto per non scadere nell’ipocrisia. Di certo, ogni guerra è da condannare. Come ogni morte. Ma in questo caso non si può addossare tutta la responsabilità a Israele. Come direbbero negli Stati Uniti, si è sempre in due a ballare il tango. In questo caso, in molti di più.