Omofobia interiorizzata: la difficoltà nell’essere sé stessi

Le parole di Millie: ''Era dannoso non solo per me ma per tutta la nostra comunità''.

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Omofobia Interiorizzata

Omofobia interiorizzata, l’insieme di quei sentimenti negativi, capaci di mettere in seria difficoltà un essere umano omosessuale. Quanto è complicato affidarsi a un percorso evolutivo interiore per la generazione di oggi, ed essere sé stessi? L’ansia, il disprezzo, l’avversione sono sentimenti che un omosessuale può arrivare a provare verso se stesso, complicando il percorso di autodefinizione. Accade anche nelle scuole, a partire dai percorsi educativi, negli ultimi 50 anni, non c’è mai stato un approccio neutrale all’omosessualità.

Omofobia interiorizzata, molti gay e lesbiche oggi esprimono un giudizio negativo nei riguardi della loro omosessualità. L’ambiente in cui cresciamo e viviamo funge da complice, prendendo come unica ‘verità’ la società etero-normativa a cui tutti siamo abituati. Ci convinciamo che tutto il resto sia sbagliato. La campagna #YoungerMe di Just Like Us ente di beneficenza per i giovani LGBTQ, punta proprio ad abbattere questa convinzione. Sappiamo che, l’omosessualità è sempre stata negata, nascosta. Tale comportamento ha portato gay e lesbiche alla rinuncia di sé stessi.

Omofobia interiorizzata: qual è la storia di Millie?

Scopriamo assieme la storia di Millie. Lei è una ragazza lesbica che per ben cinque anni è stata costretta a convivere con una forma di omofobia interiorizzata. Questo prima di capire di poter essere quello che desiderava senza nessuna paura. Quale è la più grande paura di Millie? Apparire meno brava o inferiore rispetto a un coetaneo eterosessuale. Anche nel caso di Millie, la crescita nel luogo natio è stata fortemente causa del malessere, una società dove ”gay” viene usato come insulto.

La tecnica del ‘perfezionismo’

Il racconto di Millie: ”Quando ero piccola, l’argomento delle identità LGBTQ era a malapena discusso e l’unica volta che qualcuno usava la parola “gay” era un insulto. Questo mi ha dato la falsa impressione che essere LGBTQ + fosse qualcosa di cui vergognarsi. E così ho solo cercato di adattarmi”. In che modo Millie è riuscita a compensare il suo malessere? Utilizzando la tecnica del perfezionismo. L’essere cordiale con tutti, ottimi voti a scuola, simpatica e disponibile. Un vero e proprio modo di compensare un dolore e uno stato di inaccettazione. Il fantasma dell’omofobia interiorizzata brama costantemente dietro l’angolo, perché portatrice di odio. Un sentimento negativo che porta a evitare persone effeminate perché ”sembrano gay”, odiandole.

Combattere questo doloroso sentimento

Millie ha combattuto contro l’omofobia interiorizzata, affermando ‘di non lasciarla vivere’ come avrebbe voluto. La sua testimonianza: ”Ho cercato di superare la mia omofobia interiorizzata convincendomi che andava bene essere gay semplicemente perché mi vestivo femminile. Se non potevo essere etero, volevo almeno mimetizzarmi. Ora il tempo è passato e ho lavorato su questo, mi dispiace per questi giudizi arroganti che ho proiettato su altre persone LGBTQEra dannoso non solo per me ma per tutta la nostra comunità. Mi sono resa conto che nessuno degli stereotipi ha più importanza, invece dobbiamo concentrarci sulla solidarietà e celebrare la nostra diversità”. La ragazza è uscita dal tunnel, avendo ben capito che non si può ‘eliminare’ quella sensazione anche se ci si sente accettati, dentro e fuori.


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