Omofobia in Senegal. Il caso mediatico Wally Seck

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Periodo non facile per il cantante senegalese Wally Seck al centro di forti polemiche per il suo presunto supporto alla lotta per i diritti delle persone omo, bi, trans e intersessuali, diventando così protagonista delle cronache dei principali media del Senegal, divisi tra optare per l’atto consapevole, l’atto non voluto e la dichiarazione camuffata dell’orientamento sessuale dell’artista.

Ad aver lanciato l’accusa è stato un religioso musulmano, l’imam della moschea di Pointe E (nel centro della capitale senegalese Dakar) Ahmadou Makhtar Kanté che avrebbe denunciato pubblicamente la decisione del cantante di indossare una maglietta con sopra impressi i colori dell’arcobaleno, simbolo della comunità LGBTI (acronimo che traduce i termini lesbiche, gay, bisessuali, trans e intersex) a livello internazionale, a pochi giorni dalle celebrazioni dei pride nelle principali città europee. Il fatto è accaduto durante un concerto, tenutosi il 5 luglio, organizzato dalla ONG britannica OXFAM. La figura religiosa ha accusato Wally Seck di essere un sostenitore della propaganda omosessuale, mentre l’artista al momento non si sarebbe ancora pronunciato, nonostante la forte pressione mediatica.

Il Senegal rimane un paese con una diffusa omofobia e secondo una ricerca del 2013 condotta da Pew Global Attitudes Project, il 97% dei cittadini e delle cittadine della nazione pensano che l’omosessualità è uno stile di vita che la società  non dovrebbe accettare (stessi risultati della ricerca precedente condotta nel 2007). Nel paese praticare atti sessuali con una persona dello stesso sesso è punibile con il carcere da un anno ai cinque anni e una multa che potrebbe andare dai 100.000 si 1.500.000 franchi CFA, secondo gli articoli 320 e 321 del Codice Penale.

Studiato o meno per motivi di marketing, ragionato o meno politicamente, il gesto di Wally Seck, in un paese dove i diritti LGBTI non hanno nessun tipo di visibilità, rimane un piccolo passo avanti per una paese come il Senegal, dove parlare di questi temi rimane ancora un forte tabù.

Il cantante senegalese Wally Seck e la maglietta incriminata

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