ROMA- Omicidio di Diabolik: cosa è accaduto, chi è Fabrizio Piscitelli

Fabrizio Piscitelli, soprannominato Diabolik, il cui nome è inesorabilmente legato a quello degli Irriducibili della Lazio, ha subito un agguato nella giornata di ieri 7 agosto 2019.

Sono quasi le 18.50 in via Lemonia 273, ai margini del Parco degli Acquedotti di Cinecittà, un uomo incappucciato segue e raggiunge Fabrizio Piscitelli: un colpo alla testa da parte di un proiettile, il quale ha attraversato violentemente l’orecchio sinistro.

Una pistola calibro 7,65 spara a distanza ravvicinata, l’allarme si diffonde alle 19.20 da parte di un passante. Il sicario fugge via, a terra il corpo senza vita del 53enne, l’arma del delitto scomparsa.

I saluti dei biancocelesti

I social sono il canale principale su cui si esprimono i tifosi laziali: “Piscitelli non era un santo, però di fronte alla morte tutto per me prende una via secondaria. Io commemoro la morte di un uomo che con un colpo alla nuca oggi è stato ucciso”, scrive una ragazza. Si leggono ancora i commenti di altri due amanti della Lazio: “La morte ti ha preso alle spalle, perché da davanti non aveva le palle. Ciao Diabolik” ed ancora, sotto una foto del capo ultras sorridente in curva, “Un ultras non muore mai”.

Anche Gabriele Paparelli spende delle parole per ricordare Diabolik. Figlio di Vincenzo Paparelli, il tifoso laziale morto all’Olimpio nel 1979, dopo essere stato colpito da un razzo durante un derby, ricorda Piscitelli con queste parole: “Ho appreso la notizia poco fa, lo conoscevo personalmente e per me questa è veramente una brutta notizia. Mi sento di esprimere la mia vicinanza ai suoi famigliari in questo drammatico momento” .

Chi era Diabolik?

Per i magistrati era un soggetto pericoloso fin troppo rivolto alla delinquenza, difatti la sua fedina penale risulta lunga e corposa: il primo precedente risale al 1998, si parla di danneggiamento e successivamente di opposizioni a pubblico officiale, scommesse clandestine, ingiurie e risse.

Nel 2013 subisce una denuncia per narcotraffico, il suo patrimonio da 2,3 milione di euro finisce sotto sequestro. I suoi beni e il suo alto tenore di vita nascondevano una misera, quasi scarna, dichiarazione dei redditi.

Commercializzava gadget della Lazio, ricevendo un cospicuo guadagno, fondando anche un’azienda intestata alla moglie e alla figlia. Deteneva inoltre il 70% delle quote di “Fans Edition”, era presidente dell’associazione culturale “Mister Enrich”, cui collaborava insieme con altri pilastri del gruppo laziale: Yuri Alviti e Fabrizio Toffolo.

E’ un episodio di estorsione ai danni di Claudio Lotito, presidente della Lazio, a condurlo sotto processo. Venne arrestato per traffico di droga ed accusati di promuovere il commercio di hashish tra Spagna e Italia.

Sono tante le piste da seguire per comprendere chi ha commesso l’omicidio di Diabolik. Un regolamento dei conti? Un atto di criminalità organizzata? Tre le ipotesi anche una faida tra ambienti ultras.

Sull’assassinio compiuto indagano dunque anche i magistrati dell’antimafia.

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