Omicidio Anna Politkovskaja del 7 ottobre 2006: un crimine ancora senza mandante

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L'omicidio Anna Politkovskaja è avvenuto il 7 ottobre 2006.

Sono trascorsi ormai più di dieci anni dall’omicidio Anna Politkovskaja, giornalista investigativa russa, ma ancora oggi non è emerso il nome del mandante, nonostante i figli continuino a battersi affinché la giustizia riesca a completare il suo percorso. Era il 7 ottobre 2006, un sabato, quando la reporter fu assassinata mentre stava rientrando a casa dopo aver fatto la spesa. Un killer la stava aspettando nei pressi del palazzo in cui viveva e le sparò almeno due colpi, uno dei quali la raggiunse alla testa. Il suo cadavere venne rinvenuto all’interno dell’ascensore.

Il primo processo terminò nel 2009 con una sentenza di assoluzione per tutti gli imputati per mancanza di prove. Dopo una lunga battaglia si riuscì a riaprire l’inchiesta per far sì che il delitto della Politkovskaja non restasse impunito, e i sospetti ricaddero su un ex colonnello della polizia che era stato incaricato di tutelare l’incolumità della giornalista. Fu condannato a 11 anni di detenzione, ma negò sempre di essere lui il mandante dell’assassinio. Nel 2014 invece, la magistratura sancì la colpevolezza di cinque sicari, considerati esecutori materiali del delitto. Pare che avessero ricevuto 150mila dollari per togliere la vita alla reporter. Due imputati vennero condannati all’ergastolo per l’omicidio Anna Politkovskaja.

Il mandante del delitto Politkovskaja non è stato ancora trovato.

I figli della coraggiosa giornalista, Vera e Ilya, in questi anni hanno continuato a combattere per chiedere un’ulteriore apertura delle indagini affinché si possa scoprire una volta per tutte il nome di colui che ha commissionato l’uccisione della madre.

Dopo l’omicidio Anna Politkovskaja il giornale Novaja Gazeta ha continuato con le sue inchieste indipendenti

C’è una coincidenza alquanto inquietante sul giorno in cui si è consumato l’omicidio Anna Politkovskaja: il 7 ottobre, infatti, è anche la giornata del compleanno del Presidente russo Vladimir Putin. Questi ha spesso attaccato la giornalista per i suoi articoli di denuncia, definendo il suo impegno «terrorismo di Stato», e aggiungendo che si trattava di una persona «estremamente insignificante» per il sistema politico russo.

La tragica morte della Politkovskaja lasciò senza parole e colpì profondamente l’opinione pubblica mondiale, eppure in Russia non si trattò di una notizia inattesa. Oleg Panfilov, direttore del Moscow Center for Journalism in Extreme Situations, dopo essere venuto a conoscenza del delitto della stimata collega, dichiarò senza mezzi termini: «Ci sono giornalisti che hanno questo destino». Quindi aggiunse che in cuor suo temeva che prima o poi fosse accaduto qualcosa di drammatico ad Anna, soprattutto per le sue indagini giornalistiche in Cecenia.

Anna Politkovskaja era una delle firme più autorevoli di Novaya Gazeta. Si occupò soprattutto della Cecenia guidata dal filo-russo Ramzan Kadyrov e in diverse occasioni portò alla luce una serie di presunti crimini e abusi di cui si sarebbe macchiato in quel territorio l’esercito russo. In diverse occasioni venne raggiunta da intimidazioni e anche minacce di morte. Nel 2001 fu anche rapita da alcuni militari che, per spaventarla e porre fine alle denunce giornalistiche, la gettarono in un pozzo e finsero di essere pronti ad ucciderla.

Anna Politkovskaja, portavoce e martire delle ingiustizie in Russia

Anna però non si arrese e andò avanti, e qualche anno dopo fu attentato nuovamente alla sua vita quando le fu servito del tè avvelenato mentre viaggiava a bordo di un aereo che la stava portando nell’Ossezia del Nord. La giornalista infatti vi si stava recando per documentare le varie fasi dell’assalto alla scuola di Beslan, dove numerosi guerriglieri stavano sequestrando dei cittadini allo scopo di ottenere l’immediato ritiro delle truppe russe dalla Cecenia.

Circa un anno prima della sua morte, durante una conferenza organizzata da Reporter senza Frontiere, la giornalista affermò: «Non sono l’unica ad essere in pericolo, posso provarlo». Dopo l’omicidio Anna Politkovskaja, il giornale presso il quale lavorava, Novaya Gazeta, non si è affatto fermato e ha continuato a fare giornalismo d’inchiesta indipendente. Purtroppo, a partire dal 2006, il comitato per la protezione dei giornalisti ha segnalato le uccisioni di più di 20 reporter, mentre Freedom House ha parlato di quasi 70 cronisti aggrediti brutalmente.

Novaja Gazeta continua a portare avanti il giornalismo investigativo.

Nonostante le forti limitazioni alla libertà di stampa in Russia, Novaja Gazeta con la sua voce autonoma e libera continua ad essere uno dei giornali più letti dai cittadini. I dati parlano di 235mila copie vendute ogni giorno e di 260mila visitatori unici giornalieri per il sito ufficiale. Le visualizzazioni mensili, invece, hanno superato quota 20 milioni. Oltre ad Anna Politkovskaja, in questi anni tanti altri giornalisti sono morti in circostanze misteriose e mai realmente chiarite: la maggior parte di loro stava lavorando a inchieste su crimini, violazioni dei diritti umani e casi di corruzione in Cecenia.

Ma l’esempio di professionalità e coraggio di Anna non è stato vano, se ancora adesso ci sono tanti colleghi che continuano a lottare per far emergere e raccontare la verità, anche a costo della loro stessa vita.

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