Oltre 70 mila studenti in corteo nelle piazze italiane

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Sono stati circa 70 mila gli studenti che si sono riversati in oltre 50 piazze italiane per protestare contro la manovra finanziaria e, più in generale, contro il governo giallo-verde. I principali motivi della protesta, organizzata da diverse associazioni studentesche tra cui Reti Studenti Uds, Rete Conoscenza e Link, appoggiate anche dalla Cgil, vertono sulla mancanza di risorse e di provvedimenti all’interno della manovra finanziaria per contrastare la precarietà nel mercato del lavoro. Gli studenti hanno manifestato anche per chiedere interventi urgenti per la messa in sicurezza di alcuni edifici scolastici pericolosi e in decadenza, contro l’alternanza scuola-lavoro, contro i tagli alla scuola e per un’istruzione che consenta ai giovani di formarsi per trovare lavoro. Flash mob, dimostrazioni e cori a Torino, Roma, Napoli e Palermo. Il 16 e 17 novembre ci saranno altre manifestazioni.

A Roma il corteo al grido di “Chi ha paura di cambiare? Noi no!”

Circa 5 mila studenti si sono dati appuntamento in piazzale Ostiense, davanti alla Piramide, per dare inizio a un lungo corteo per le strade di Roma con l’obiettivo di arrivare davanti alla sede del Miur a Trastevere. Prima di partire in corteo gli studenti hanno organizzato un flash mob ispirato alla serie di Netflix “La Casa di Carta”, indossando delle maschere di Dalì. Dopo aver costruito un muro di cartone con i volti dei ministri dell’attuale Governo, gli studenti lo hanno abbattuto iniziando il corteo verso il ministero dell’istruzione. Un gesto simbolico, come hanno raccontato gli studenti, “contro il clima di paura e di razzismo costruiti da questo governo”. La manifestazione si è svolta in modo abbastanza pacifico, anche se non sono stati pochi i problemi causati al traffico della capitale. Giunti sotto la sede del Miur una delegazione di studenti ha chiesto, con esito negativo, un incontro al ministro dell’istruzione Marco Bussetti.  “Ci volevano soldati e passivi, ci hanno trovati nelle piazze”, ha detto Giammarco Manfreda, Coordinatore Nazionale della Rete degli Studenti Medi. “Non possiamo più accettare che questo governo si riempia la bocca di parole come ‘cambiamento’, per poi offrire solo regresso. Telecamere nelle scuole e leva militare sono provvedimenti dannosi e inutili, soprattutto se non ci si interroga su come risollevare un sistema scolastico che negli ultimi dieci anni ha subito tagli per più di 8 miliardi e che non riesce più ad essere strumento di formazione e crescita delle nuove generazioni: lo provano i 150mila studenti che ogni anno abbandonano gli studi”.

A Torino bruciati due fantocci raffiguranti i vicepremier

A Torino la protesta è stata forse più pesante e piena di simboli. Durante il corteo, infatti, alcuni studenti hanno dato fuoco a due manichini con i volti di Salvini e Di Maio. Nel punto di arrivo del corteo, poi, in piazza Castello, sono state attaccate ai lampioni alcune foto dei due vicepremier imbrattate di rosso. Due le persone al momento denunciate per vilipendio alle istituzioni e accensione di fumogeni. Si tratta di due ragazze, di 17 e 18 anni, attiviste del centro sociale Askatasuna. Al termine del corteo, davanti alla sede torinese del Miur, in Corso Vittorio Emanuele, alcuni manifestanti hanno bruciato una telecamera di cartone posizionata sopra a dei mattoni. Un gesto simbolico, come hanno spiegato gli studenti, per rappresentare alcuni istituti talmente in decadenza che rischiano di crollare. Le telecamere, invece, sono quelle che dovrebbero essere installate dentro le scuole. “Oggi siamo in piazza” ha spiegato Giacomo Cossu, coordinatore nazionale di Rete per la Conoscenza, “perché subiamo l’ingiustizia quotidiana di costi economici insostenibili per studiare. La manovra finanziaria annunciata dal Governo ignora i problemi degli studenti, non prevede maggiori risorse per il diritto allo studio né per la qualità della formazione o per la ricerca. Da Nord a Sud, saremo in stato di agitazione permanente nelle scuole e nelle università finché non avremo risposte risposte concrete dal Governo nazionale mentre ad oggi Bussetti rifiuta di incontrare le rappresentanze studentesche”. 

Le reazioni alla protesta

Diverse le reazioni dei due vicepremier, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, alla protesta studentesca che ha visto migliaia di studenti manifestare, anche con espressioni pesanti, contro l’operato del Governo. In un post su Facebook Salvini ha attaccato duramente le modalità con cui gli studenti hanno manifestato.  “Questi ‘democratici’ studenti” si legge nel post “coccolati dai centri sociali e da qualche professore, avrebbero bisogno di molte ore di educazione civica. Forse capirebbero che BRUCIARE in piazza il manichino di Salvini, e di chiunque altro, o appenderne ai lampioni le immagini è una cosa schifosa”. Ben diversa la reazione del Ministro del Lavoro Luigi di Maio, il quale ha difeso il diritto alla protesta pacifica e ha invitato gli studenti a un confronto. “Ci sono ragazzi che stanno manifestando” ha detto Di Maio “per prima cosa vediamoci, le porte del ministero sono aperte. Le manifestazioni si devono fare, andate avanti. Ho fatto il rappresentante degli studenti, so bene quale è il valore di una pressione sociale pacifica. Ma non è vero che tagliamo a scuole e università. Vediamoci per un confronto”. Disponibilità al dialogo e al confronto, dunque, anche se la risposta del ministro non è stata considerata soddisfacente dagli organizzatori della manifestazione. “Non siamo per niente soddisfatti della risposta” ha commentato Cossu in una nota “Di Maio non dà alcune garanzie sull’aumento dei finanziamenti al diritto allo studio”. Intanto sono state lanciate due nuove date per la manifestazione studentesca, il 16 e 17 novembre, in occasione della Giornata Internazionale dello Studente.

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