OJ Simpson: il 17 giugno 1994 lo spettacolare inseguimento e l’arresto per duplice omicidio

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O.J. Simpson: il 17 giugno 1994 la fuga e l'arresto.

Il 17 giugno 1994, improvvisamente l’emittente televisiva americana NBC interruppe la diretta della sfida di NBA tra New York Knicks e Houston Rockets per mostrare ai telespettatori le immagini di uno spettacolare inseguimento da parte della polizia del campione di football OJ Simpson lungo l’Interstate 405 di Los Angeles. L’atleta era a bordo di una Ford Bronco di colore bianco e aveva tra le mani una pistola, mentre la vettura era guidata a tutta velocità da Al Cowlings, ex compagno di squadra dello sportivo statunitense ai tempi dei Buffalo Bills. Così cominciò, di fatto, la tormentata vicenda che poi avrebbe portato all’arresto del fuoriclasse per il duplice omicidio dell’ex moglie e di un amico della donna.

Fino a quel momento, infatti, OJ Simpson era noto al grande pubblico come ex leggenda di football americano e anche come attore, avendo recitato in alcune pellicole, tra le quali la più celebre era «Una pallottola spuntata». Tuttavia, già qualche giorno prima di quel fatidico 17 giugno 1994, si era cominciato a parlare di lui per un terribile fatto di cronaca, ovvero l’assassinio dell’ex consorte Nicole Brown e di un suo amico, Ronald Goldman. Entrambi erano stati brutalmente accoltellati nel giardino della residenza intestata allo sportivo a Brentwood, ricco quartiere di Los Angeles, mentre i due figli dell’ormai ex coppia dormivano nell’appartamento. Fin da subito, anche in luogo di precedenti denunce per violenza domestica, l’atleta risultò tra i principali sospettati dalla polizia, ma nonostante ciò non era stato raggiunto da alcuna accusa per l’assassinio.

OJ Simpson: dall’iniziale rilascio all’accusa di duplice omicidio di primo grado

Una volta scoperto il delitto, nella notte fra il 12 e il 13 giugno 1994 la polizia di Los Angeles si mise sulle tracce di OJ Simpson, e apprese che l’uomo alle 23:45 era salito su un aereo che lo avrebbe portato a Chicago. Quando venne informato della morte dell’ex moglie, il campione rientrò in città e immediatamente fu arrestato dai poliziotti e sottoposto ad un interrogatorio, al termine del quale venne rilasciato senza alcuna accusa. In seguito a quest’episodio, l’attore decise di assumere un avvocato, Robert Shapiro.

Le indagini proseguirono, e quando gli investigatori trovarono delle macchie di sangue sul luogo del delitto che erano compatibili con quello dell’ex giocatore di football, iniziarono a stringere il cerchio intorno a lui. Tra il 16 e 17 giugno, gli inquirenti di Los Angeles arrivarono a formulare ufficialmente un’accusa per duplice omicidio di primo grado (per la quale si rischiava anche la condanna a morte), e in quegli istanti l’atleta era ospite di Robert Kardashian, un amico di Al Cowlings, in California. Alle 8 del mattino gli investigatori contattarono l’avvocato di OJ Simpson, informandolo dell’incriminazione del suo assistito e avvisandolo che qualora non si fosse presentato spontaneamente in commissariato sarebbe stato segnalato come fuggitivo.

Shapiro corse in California dove l’ex sportivo aveva trascorso la notte e, mentre informava il suo cliente di quanto era accaduto in quelle ore, fu raggiungo nuovamente dalla polizia di Los Angeles che gli chiese senza mezzi termini di comunicargli il luogo in cui si trovava l’uomo: il legale fornì tutte le informazioni del caso e giustificò il ritardo nella risposta con alcune visite mediche alle quali il fuoriclasse del football si era sottoposto per la depressione di cui soffriva da un po’ di tempo. Quando gli agenti accorsero nella villa di Kardashian, scoprirono che il presunto colpevole del duplice delitto e Al Cowlings non erano in casa, essendo fuggiti da un’uscita secondaria sul retro.

O.J. Simpson inseguito dalla polizia.

La mossa dell’avvocato Shapiro fu la convocazione di una conferenza stampa, durante la quale comunicò ufficialmente della fuga di OJ Simpson annunciando però che, siccome era sconvolto dall’incriminazione a suo carico, avrebbe anche potuto suicidarsi. A conferma delle dichiarazioni rilasciate dal legale, Kardashian lesse una lettera scritta proprio dall’ex campione, nella quale proclamava la sua innocenza con un tono che lasciava effettivamente presagire la volontà di togliersi la vita. Nel frattempo, intorno alle ore 14, David Gascon, comandante della polizia di Los Angeles, annunciò ai media che ormai l’ex atleta di football poteva considerarsi a tutti gli effetti un ricercato. Proprio le forze dell’ordine in quei giorni erano finite al centro di aspre critiche, perché secondo l’opinione pubblica avevano indugiato troppo nell’accusare l’uomo del delitto dell’ex moglie e dell’amico di lei.

L’inseguimento e l’arresto dell’ex campione

La Ford Bronco sulla quale si trovava il ricercato venne individuata dagli investigatori mentre viaggiava verso Brentwood, città nella quale si trovava la villa di OJ Simpson. Ben venti vetture delle forze dell’ordine si lanciarono all’inseguimento e, nonostante la macchina guidata da Al Cowlings non andasse a velocità sostenuta (si parlò di circa 60 chilometri orari) non venne bloccata dagli agenti. Le fasi della fuga dell’ex campione vennero seguite in diretta da numerose emittenti televisive e radiofoniche americane.

Al Cowlings venne raggiunto al telefono cellulare dal detective Fred Lange che gli intimò di fermarsi. L’ex giocatore dei Buffalo Bills, però, rispose che OJ Simpson gli teneva una pistola puntata alla testa e che per questo motivo non avrebbe potuto porre fine alla fuga in auto. Nel corso della serata la Ford Bronco giunse a Brentwood: il conducente, dopo aver parcheggiato nei pressi della residenza in cui era stato commesso il crimine, accortosi che la polizia aveva circondato la zona, scese dalla macchina con le mani in alto e urlando la sua identità prima di entrare nell’appartamento. L’ex fuoriclasse, invece, si barricò nella vettura, e per circa un’ora e mezza minacciò che si sarebbe suicidato fino a quando, stremato, non decise di arrendersi.

Gli investigatori immediatamente confiscarono allo sportivo una pistola 357 Magnum, dei baffi e un pizzetto finti ed anche una fotografia della sua famiglia che aveva tenuto stretta tra le mani nelle fasi dell’inseguimento. Prima di far scattare le manette ai suoi polsi, i poliziotti gli concessero di entrare in casa, di andare in bagno e di telefonare alla madre.

O.J. Simpson assolto al termine del processo nel 1995.

Il caso OJ Simpson è passato alla storia non solo per il cruento duplice omicidio che si era consumato, ma anche per il veloce e controverso processo, al termine del quale l’ex talento di football americano venne assolto. Diversamente invece andò nel 2007, quando fu arrestato a Las Vegas e condannato a 33 anni di carcere per rapina a mano armata e sequestro di persona.

OJ Simpson star di Twitter

Pochi anni fa, il 1° ottobre 2017 OJ Simpson ha riacquistato la libertà, ed ora vive a Las Vegas in regime di libertà vigilata. Proprio in occasione del 25° anniversario dall’assassinio dell’ex moglie Nicole Brown e di Ronald Goldman, l’ex asso del football americano ha annunciato il suo approdo su Twitter e in un battibaleno è diventato una star del social network, raccogliendo ben mezzo milione di follower in appena 24 ore. Il 71enne americano per l’occasione ha anche pubblicato un video nel quale ha comunicato che sul suo profilo si renderà protagonista di interventi e commenti sulle più svariate vicende legate all’attualità, e il filmato è divenuto subito virale, raccogliendo circa 9 milioni di visualizzazioni in un solo giorno.

O.J. Simpson ha aperto un profilo ufficiale su Twitter.

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