Oggi moriva Ted Bundy

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Theodore Robert Bundy è forse il più celebre serial killer della storia recente. Nato a Burlington, nel 1946, Bundy venne affidato alla tutela dei nonni materni. Descritti da Bundy come premurosi educatori, i coniugi Cowell erano una coppia malamente assortita. Samuel Cowell era un burbero antisemita, che picchiava la moglie, torturava i randagi del quartiere e parlava a presenze invisibili. Eleanor, dal canto suo, era una piccola cosuccia remissiva e obbediente, che si sottoponeva a periodiche sedute di elettroshock per combattere la depressione.

Sin da piccolo, Bundy mostrò comportamenti particolari. Sua zia Julia Cowell, una notte, si svegliò circondata da coltelli da cucina, con Ted ai piedi del letto che le sorrideva mestamente.

La madre di Ted lasciò la casa paterna nel ’50. Si trasferì a Filadelfia e sposò Johnny Bundy, un cuoco che adottò Ted. Johnny aveva altri figli coi quali Ted non riuscì mai a legare.

Le cose peggiorano quando Ted, ormai adolescente, scoprì che sua madre gli aveva mentito. Fino a quel momento, Ted era convinto che i nonni materni fossero in realtà i suoi genitori biologici, e che sua madre fosse sua sorella maggiore. Quella rivelazione, secondo gli esperti che studiarono la sua complessa personalità, scatenò la sete di sangue.

Nel ’69 si iscrisse all’università, trovando una propria dimensione. Seguì i corsi di psicologia e legge e si iscrisse al Partito Repubblicano. In quel periodo incontrò Ann Rule, che divenne sua grande amica. Entrambi lavorarono per una linea telefonica anti-suicidio. In un suo libro, Ann Rule affermò che salvarono molte vite.

Nel gennaio del ’74 una 18enne, tale Joni Lenz, riportò gravi lesioni. Qualcuno l’aveva picchiata selvaggiamente con una spranga di ferro e poi violentata. Portata in ospedale, uscirà dal coma. A febbraio scomparve una ragazza, mai ritrovata. A giugno gli inquirenti trovarono il corpo di Carol Ball e a luglio quelli di due ragazze scomparse tempo prima. Una testimone, tale Janice Graham, dichiarò che un uomo col braccio ingessato, che disse di chiamarsi Ted, l’aveva avvicinata con una scusa per poi invitarla a salire in macchina. Janice rifiutò, evitando una morte certa.

Dopo la testimonianza di Janice, l’identikit di Ted comparve su tutti i giornali. Gli inquirenti si misero sulle sue tracce, ma non sapevano che Bundy aveva già levato le tende e si dirigeva nello Utah.

Nel mese di ottobre scomparve Melissa Smith, una 17enne di Salt Lake City. Tempo dopo, gli inquirenti rinvennero il suo corpo. Riportava segni di violenza carnale.

In novembre Bundy fece il suo primo passo falso. Fingendosi un poliziotto, convinse Carol DaRonch a salire sul suo maggiolino. La ragazza riuscì a fuggire dopo una violenta lotta. Privato della preda designata, Ted rapì un’altra ragazza.

Dopo quell’evento si spostò in Colorado, dove rapì e uccise quattro donne. Una pattuglia lo fermò mentre era alla guida del maggiolino e rinvenne una serie di oggetti sul sedile posteriore dell’auto: passamontagna, rompighiaccio e manette. Arrestato e condannato per l’aggressione di Carol DeRonch, Ted riuscì a fuggire con un espediente. Acciuffato sei giorni più tardi, evase di nuovo, entrò in un dormitorio e uccise due ragazze nel sonno. I segni che lasciò sui corpi di entrambe le vittime saranno le prove che convinceranno la giuria della sua colpevolezza.

Venne infine fermato mentre guidava un’auto rubata e arrestato.

Tra il 1979 e il 1980 si tenne il processo. Bundy decise di difendersi da solo. Fece sfoggio di grande eloquenza, ma le prove a suo carico erano schiaccianti. Sul corpo delle ultime vittime, le due ragazze del dormitorio, c’erano segni di morsi. La pubblica accusa dimostrò la compatibilità dei morsi con il calco dei denti di Bundy.

Il giudice che recitò il verdetto di condanna a morte disse a Bundy che gli sarebbe piaciuto vederlo in azione nelle aule di tribunale.

Lo giustiziarono il 24 gennaio 1989. Il giorno prima dell’esecuzione, Bundy rilasciò un’intervista. Alla domanda: «Qual è stato l’elemento che ha scatenato la spirale di violenza?», Ted rispose che era colpa della pornografia. L’esposizione a un certo tipo di immagini intrise di violenza, e la facilità con cui vi si poteva accedere, avevano risvegliato degli istinti che era capace di sedare solo con omicidi brutali.

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