Oggi è la Giornata Mondiale Dei Tumori

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Il 4 febbraio è il “World Cancer Day”, una campagna globale di sensibilizzazione per creare consapevolezza e fare cultura a proposito di tumori, prevenzione e ricerca, giunta alla ventesima edizione. “Abbiamo bisogno anche del tuo impegno per creare un mondo libero dal cancro” lo slogan impiegato in tutto il mondo per la Giornata Mondiale. Si vuole infatti enfatizzare l’importanza dell’agire individuale e dell’impegno in prima persona sulla prevenzione dei tumori e migliorare l’accesso agli screening oncologici. Principale promotore dell’iniziativa è l’Unione Internazionale contro il cancro (UICC) che si avvale del sostegno dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Nel 2019, in Italia sono stimate 371 mila diagnosi di tumori (196.000 uomini e 175.000 donne). Le neoplasie più frequenti sono relative alla mammella 53.500, colon-retto 49.000, polmone 42.500, prostata 37.000 e vescica 29.700. In crescita il tumore della mammella e, in entrambi i generi, quelli del pancreas, della tiroide e il melanoma.  La sopravvivenza è sempre più efficace per la maggiore adesione ai programmi di screening e nuove possibilità terapeutiche.

Questo è il censimento ufficiale giunto alla nona edizione, grazie al lavoro  della  Associazione  Italiana  di Oncologia Medica ( AIOM), della Associazione Italiana Registri Tumori  (AIRTUM), della Fondazione AIOM,  PASSI  (Progressi delle Aziende Sanitarie  per la Salute), PASSI d’argento  e della Società  Italiana  di Anatomia Patologica e di Citologia Diagnostica (SIAPEC – IAP), raccolto nel volume “I numeri  del Cancro in Italia 2019”, presentato all’ Auditorium del Ministero della Salute in un Convegno nazionale.

La ricerca scientifica ha messo in evidenza diversi fattori di rischio che assumono una importanza rilevante nella comparsa dei tumori. Molte neoplasie, infatti, non hanno origine genetica; studi multicentrici hanno dimostrato che i geni sono responsabili di circa il 10% nella genesi dei tumori e quindi una buona percentuale di essi sarebbero prevenibili modificando gli stili di vita (abolizione di fumo e alcol, alimentazione sana ed attività fisica adeguata) e riducendo l’esposizione a sostanze cancerogene e a radiazioni.

Studi epidemiologici indicano incrementi di mortalità per tumore polmonare per emissioni industriali di raffinerie e polipetrolchimici e degli stabilimenti metallurgici. L’aumento di linfomi non Hodgkin è stato messo in relazione con la contaminazione diffusa di policlorobifenili e preoccupante è la crescita del cancro della tiroide, della mammella e del mesotelioma, in aree dove i terreni sono profondamente inquinati da diossina. Dalla valutazione di studi autorevoli è emersa la correlazione, cioè la relazione causa-effetto tra emissioni di polveri e biossido di zolfo e alta incidenza di tumore polmonare e infarto del miocardio.

Oggi, le indagini conoscitive in merito alla incidenza dei tumori, conseguenti ad inquinamento ambientale, riguardano anche l’epigenetica (epì dal greco “sopra” gennetikòs “relativo alla eredità familiare”), lo studio delle modifiche ereditabili nella funzione del genoma che si verificano  senza cambiamenti della sequenza di DNA.  Una varietà di composti sono considerati carcinogeni epigenetici; essi danno luogo ad un aumento della incidenza dei tumori, ma non mostrano attività mutagena. Tra questi: il dietilstilbestrolo, l’arsenite, l’esaclorobenzene e composti contenenti nichel.

In merito alla sua nocività, il fumo è responsabile del 30% delle morti per neoplasie, imputabili particolarmente alla presenza del catrame ed i suoi derivati e all’acido cianidrico; il benzopirene (idrocarburo aromatico), favorisce l’insorgenza del tumore polmonare, le nitrosammine il tumore vescicale ed una relazione significativa è stata dimostrata tra fumo di sigaretta e cancro del pancreas.

Recentemente, le fibre di fluoro-edenite (simili all’amianto), sono state inserite dall’International Agency for Research on Cancer nel gruppo dei cancerogeni umani certi (gruppo 1). Le indagini dell’Istituto Superiore di Sanità hanno portato alla osservazione di un eccesso di mortalità per mesotelioma pleurico.

Il benzene, che si trova in alta concentrazione nei vapori della benzina è possibile causa di leucemia tra i lavoratori dell’industria delle colle e delle vernici. Il cloruro di vinile o PVC, costituente di materiali plastici di vasto impiego, è stata posto in relazione con tumori del fegato.

Un numero elevato di sostanze conservanti, coloranti, vengono introdotte nell’organismo con potenziale effetto cancerogeno, fra queste: i nitrati usati nella industria conserviera dei salumi che sono stati implicati nello sviluppo di carcinoma dello stomaco e del colon, ma anche la affumicatura e la cottura alla brace. L’ acrilamide, una sostanza che si sprigiona quando i grassi friggono, tostano o cuociono al forno, aumenta il rischio di sviluppare il cancro ovarico, uterino o mammario. Il consumo di alcol è in grado di potenziare l’effetto cancerogeno del fumo ed i tumori ad esso correlati sono: il cavo orale, faringe, laringe, esofago, fegato e mammella.

Tra i fattori di natura fisica, le radiazioni ionizzanti (raggi X e Y) sono responsabili del 3% delle neoplasie; quasi tutti i tessuti sono suscettibili  di danno, ma gli organi più sensibili sono:il midollo osseo, la mammella e la tiroide. Le radiazioni elettromagnetiche del Sole costituiscono il fattore di rischio più importante per i tumori cutanei, compreso il melanoma.

Tra i virus, quelli epatici (HBV, HCV) per i tumori epatici, l’HPV (Papilloma virus umano) per il cancro della  cervice  uterina, il virus di Epstein – Barr, responsabile della mononucleosi infettiva,  implicato in una forma di linfoma diffuso in Africa (linfoma di Burkitt) e in un tipo di  carcinoma naso-faringeo, comune nelle popolazioni asiatiche. Di particolare importanza sono   le diossine, sostanze formate da idrocarburi  aromatici legati ad atomi  di cloro. La fonte accertata, maggiormente significativa  di diossine deriva   dai processi inefficienti di combustione, specialmente in elevate quantità di sostanze clorurate: incenerimento di rifiuti solidi urbani e gli ospedalieri, caratterizzati da una elevata percentuale di prodotti monouso  realizzati in PVC (polivinile cloruro). Le diossine sono gli agenti inquinanti più conosciuti prodotti dagli inceneritori e causa di danni alla salute pubblica, incluso il cancro, danni al sistema immunitario e problemi riproduttivi. L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul cancro, ha riconosciuto la diossina cancerogeno umano certo (gruppo 1) ed è stato dimostrato che si può formare in diversi processi di combustione: motori di auto, navi ed aerei, stufe e caminetti domestici ed incendi forestali.

Gli ossidi di azoto vengono prodotti principalmente dalla combustione del gasolio nei motoveicoli e dai processi industriali, particolarmente quelli coinvolti nella produzione di energia. Dal Centro Internazionale di Ricerca sul cancro, l’OMS, conferma la nocività delle emissioni diesel e la necessità che l’esposizione a questa miscela di prodotti chimici (ossidi di azoto, monossido di carbonio, polveri sottili), sia ridotta in tutto il mondo. Le emissioni allo scarico dei motori diesel sono cancerogeni certi (gruppo 1) per gli esseri umani e sono associate ad un rischio  maggiore di tumore polmonare e  della vescica. Secondo l’OMS, per i pesticidi, fitofarmaci e fertilizzanti sintetici, i principali rischi riguardano i tumori del sangue, ma anche del polmone, pancreas, colon-retto, vescica, prostata, cervello e melanoma, hanno dimostrato una associazione statisticamente significativa. L’amianto, è considerato il peggior cancerogeno del terzo millennio e i nuovi dati epidemiologici diffusi dall’Osservatorio Nazionale, confermano un’alta mortalità, ogni anno, in Italia per mesotelioma pleurico ed   altre neoplasie, tra cui: il polmone, il faringe, lo stomaco, il fegato, l’esofago, il colon-retto ed ovaie.  L’Agenzia Internazionale della Ricerca sul cancro, ha definito l’amianto agente cancerogeno certo (gruppo 1). Secondo gli esperti, il picco di mortalità causata dal tumore pleurico sarà entro il 2025 e, in Italia, sono ancora presenti circa 40 milioni di tonnellate di amianto che attendono di essere rimosse.

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