Oggi compie gli anni don Luigi Ciotti: il prete di strada

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Il presidente di Libera, don Luigi Ciotti, all'interno del Campo dei Miracoli al Corviale in occasione dell'apertura degli Stati generali dell'Antimafia, 23 ottobre 2014 a Roma. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Oggi compie 74 anni don Luigi Ciotti, prete e attivista da sempre impegnato nella lotta contro le mafie e ogni forma di dipendenza: <<Sono solo un cittadino che sente prepotente dentro di sé il bisogno di giustizia>>.

Subito dopo il diploma, don Luigi si impegna attivamente nel sociale; insieme ai gruppi parrocchiali della Crocetta – la chiesa di Torino intitolata alla Beata Vergine delle Grazie – fonda un gruppo, “Gioventù”, che ha l’obiettivo di aiutare i drogati e chiunque si trovi nelle strade. Il gruppo prende piede fin da subito, allargandosi e coinvolgendo educatori e animatori sociali della città che, insieme, iniziano a portare avanti diverse attività, fra tutte il progetto educativo negli istituti di pena minorili e la nascita di comunità per adolescenti in alternativa al carcere.

Dopo essere diventato sacerdote, nel 1972, gli viene affidata come parrocchia la “strada” e proprio sulla strada, un anno dopo, inaugura il “Centro Droga” di Via Verdi, chiamato il Molo 53, un luogo di accoglienza e ascolto per i giovani con i problemi di tossicodipendenza. Da questa nuova esperienza seguono l’apertura di altre comunità di recupero: <<Nella vita ho due grandi punti di riferimento, il Vangelo e la Costituzione. La mia vita è spesa nel cercare di saldare il Cielo e la Terra, la salvezza celeste con la dignità e la libertà terrena>>.

Leggi il libro di Don Luigi Ciotti “Lettera a un razzista del terzo millennio”

Ma i progetti di don Luigi sono ancora tanti e, nel ’74, apre un centro di ascolto per tossicodipendenti a Murisengo (Provincia di Alessandria), la “Cascina di Abele”, dalla quale nasce anche l’associazione onlus “Gruppo Abele” che, oltre ad accogliere le persone in difficoltà, si dedica all’impegno culturale attraverso centri studi, una casa editrice e l’Università della strada. Il Gruppo Abele negli anni è riuscito ad allargarsi anche a livello internazionale con un primo progetto in Vietnam e poi anche in Sud America e Costa d’Avorio. Oggi il Gruppo Abele si occupa di diverse problematiche sociali: le nuove droghe, l’alcool, il gioco d’azzardo e qualsiasi altra forma di dipendenza; offre l’aiuto alle donne prostitute e alle vittime di tratta. Organizza tante iniziative per l’integrazione dei migranti e si occupa anche di attività di ricerca con percorsi educativi rivolti ai giovani, alle famiglie e agli operatori sociali e ancora tante altre attività.

Tra i meriti, don Luigi ha quello di essere stato il protagonista di un vero e proprio cambiamento sociale nel 1982, contribuendo alla nascita del Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza (CNCA) e partecipando – quattro anni dopo – alla fondazione della Lega italiana per la lotta contro l’AIDS (LILA) per la difesa dei diritti delle persone sieropositive, diventandone anche presidente per un certo periodo.

È negli anni novanta che don Luigi inizia ad impegnarsi soprattutto nella criminalità organizzata. Nel ’92 fonda il mensile Narcomafie e nel ’95 fonda l’associazione Libera-Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, oggi punto di riferimento per oltre 700 gruppi e associazioni: <<L’impegno di Libera è quello di alimentare quel cambiamento etico, sociale e culturale necessario per spezzare alla radice i fenomeni mafiosi e ogni forma d’ingiustizia, illegalità e malaffare>>.

Negli anni don Luigi si è occupato anche di giornalismo, collaborando con diverse testate tra cui La stampa, l’Avvenire, l’Unità, il Manifesto, il Sole-24 Ore, il Mattino, Famiglia Cristiana, il Messaggero di Sant’Antonio e Nuovo Consumo.

Un uomo d’esempio per molti che, da sempre, riesce a mettere al centro il prossimo senza distinzione alcuna. Un motore che è riuscito a coinvolgere tantissime persone, soprattutto i giovani che – proprio grazie al suo animo carismatico – si sono innamorati della giustizia: <<Per costruire speranza dobbiamo partire da lì, dai margini, da chi dalla speranza è stato escluso. Perché la speranza o è di tutti o non è speranza>>.

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