Oggi, 18 aprile, ricorre il rapimento del magistrato Sossi ad opera delle Brigate Rosse nel 1974

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Mario Sossi fu rapito il 18 aprile del 1974 dalle Brigate Rosse, vicino a casa sua a Genova. Erano in venti brigatisti in sette auto e in un furgoncino. Sossi erano appena sceso dall’autobus, linea 42. Il rapimento venne chiamato dagli stessi brigatisti “Operazione Girasole”.

I cosiddetti “Anni di piombo” in Italia iniziarono con la strage di Piazza Fontana del 12 dicembre del 1969 e terminarono il 2 agosto del 1980, con la strage ferroviaria di Bologna, per darne una linea quantomeno cronologica di un periodo storico italiano che vide attentati, stragi e manifestazioni anche violente. Le BR, in particolare, ritenevano che il nazifascismo non fosse del tutto morto e che si fosse trasformato in un capitalismo di stampo statunitense di cui lo Stato era il principale fautore. Molti, infatti, furono i magistrati, giornalisti e politici, considerati conniventi dello Stato e rappresentanti di un sistema economico, politico e culturale che volevano scardinare. Erano organizzate militarmente e provocavano guerriglie e furono anche artefici di sequestri e di uccisioni. Le BR erano di stampo marxista e leninista. Furono la più grande organizzazione comunista nel dopoguerra e anche quella più lunga.

Sossi era un uomo di Stato, reputato fascista e quindi diretto rappresentante di un sistema che le BR combattevano.

Quel famigerato giorno fu colpito e caricato su di un’ Autobianchi 112. Uno dei rapitori, Aberto Franceschini, lo sottopose ad un pressante interrogatorio. All’interno del gruppo, composto anche da Pietro Bertolazzi e Mara Cagol, si crearono delle divergenze. Sossi rischiò di essere ucciso diverse volte. Alla fine, le Brigate rosse chiesero allo Stato di liberare 8 terroristi e in cambio avrebbero liberato il magistrato genovese. Tuttavia, i paesi considerati alleati e amici negarono l’asilo politico: Cuba, Algeria e Corea del Nord non ne vollero sapere.

La Corte d’assise d’appello di Genova diede parere positivo per la scarcerazione degli 8 terroristi con libertà vigilata, il 20 maggio 1974. Nonostante ciò, il procuratore generale presso la Corte d’appello di Genova, Francesco Coco, si rifiutò di controfirmare l’ordinanza di scarcerazione. Francesco Coco, in seguito, venne ucciso dalle BR, due anni dopo.

Sossi fu liberato comunque il 23 maggio del 1974. Si presentò, dopo un viaggio in treno, alla Guardia di finanza di Genova.

In seguito, continuò la sua opera come giudice al tribunale di Genova. Dopo due anni dal rapimento, scelse di lavorare come avvocato penalista. Scrisse un libro di memorie con la collaborazione del giornalista Luciano Garibaldi. Interessante la ricostruzione della sua terribile vicenda ad opera di una fiction televisiva del 2014, intitolata “Il giudice”. Faceva parte di una miniserie su quegli anni, “Anni spezzati”. Sossi era interpretato dall’attore Alessandro Preziosi.

Mario Sossi era nato ad Imperia nel 1932, è morto a Genova il 6 dicembre del 2019. Si rese famoso per l’inchiesta sugli scioperi degli ospedali psichiatrici di Quarto e Cogoleto. Fu pubblico ministero e sostenne l’accusa contro le BR nel processo che portò alla condanna dei membri del Gruppo XXII ottobre, la cui scarcerazione volevano i rapitori di Sossi, nel 74.

L’operazione Girasole, così denominata, di estrema sinistra, si proponeva di ribaltare le istituzioni statali a vantaggio del proletariato e di un’idea anticapitalista. Per le BR si doveva costruire una dittatura del proletariato e si doveva porre le basi per la nascita del comunismo italiano, di stampo sovietico.