Oggetti maledetti di Pompei, realtà o superstizione?

Ecco una nuova peculiarità che caratterizza il sito archeologico

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oggetti maledetti di pompei

“Né più mi occorrono le coincidenze, le prenotazioni, le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede”
, diceva Eugenio Montale, in una delle sue meravigliose poesie. Il poeta ci racconta che la realtà non è mai un qualcosa d’oggettivo, al contrario di ciò che si crede. Il mondo ci mostra la sua superficie e non la sua materia intrinseca. E’ solo guardando le cose nel profondo, analizzando e scrutando, che si può capire meglio la consistenza del circostanze. Addirittura, certe persone sostengono che la sostanza del mondo sia ancora più nascosta di quanto si pensi. L’ipotetica esistenza del paranormale affascina la gente da secoli. Pare che esistano perfino alcune testimonianze a sostegno di questo misterioso universo. Una di queste, ci arriva dagli oggetti maledetti di Pompei.

Che cosa sono gli oggetti maledetti di Pompei?

Può trattarsi di semplici pezzi di mosaico. Di sassi raccolti dal sito archeologico o qualsiasi altro suppellettile proveniente dal luogo. Si sa, il ricordo è per l’essere umano una parte fondamentale della propria essenza. Certe volte conservare la memoria diventa una priorità talmente urgente da fare qualsiasi cosa pur di adempiere a questa necessità. Un esempio, è quello di conservare frammenti materiali di memoria. Dunque, portandosi con sé alcuni souvenir più o meno naturali del luogo visitato. Pompei è uno dei siti archeologici più famosi al mondo. Ogni anno, milioni e milioni di turisti s’immergono nelle sue meraviglie e nella sua storia. Molti di questi restano talmente colpiti dal fascino del passato, da non resistere alla tentazione di appropriarsi di alcuni materiali del luogo. Eppure, quest’azione non solo si rivela irrispettosa verso la cultura e l’ambiente.

Le conseguenze

Il karma, il caso, l’universo o chi per esso, ha provveduto a punire i saccheggiatori del sapere. Pare che alcuni utensili provenienti dal luogo si siano rivelati posseduti da una qualche forza strana. Luana Toniolo, la responsabile del sito archeologico, rivela che si sta scatenando una vera e propria febbre degli oggetti maledetti di Pompei. Tanto che, nell’ultimo decennio, si sono registrati più di duecento resi. Le persone hanno restituito le suppellettili raccolte, poiché queste sembrerebbero appunto infestate dal male. <<Alcune lettere ci raccontano di eventi tristi che sono successi dopo aver rubato dei reperti a Pompei, come gambe e caviglie rotte. Altri hanno sentito parlare di questa maledizione e preferiscono restituire questi reperti come precauzione, prima che qualcosa di brutto possa accadergli>> Afferma l’esperta. Naturalmente, che si creda o meno a questa correlazione, sta di fatto che spesso siamo noi a creare associazioni causa- effetto. La vita è fatta da eventi che si susseguono in maniera continua. Quest’ultimi, sono di natura neutra. Siamo noi che in base all’emozioni le rendiamo più o meno piacevoli.

Parola d’ordine: riflettere

E non è tutto. Siamo sempre noi a cercare una correlazione tra ciò che accade e le peculiarità della nostra vita privata. Ecco perché, a prescindere dalle credenze personali, dovremmo aprire gli occhi su una cosa. Sul fatto che noi esseri umani non siamo il centro di quest’universo. Il mondo non ruota attorno a noi, e nemmeno il fluire della vita. Siamo noi ad avere questa percezione. La febbre degli oggetti maledetti di Pompei è scattata dunque in base a una visione antropocentrica dei turisti. <<Questi sono piccoli pezzi presi dalle colonne di Pompei. Da quando li abbiamo presi nel 1982 abbiamo avuto sfortuna. Non sappiamo se questa sia superstizione o una coincidenza. In ogni caso, speriamo che ritornino al loro destino, le rovine di Pompei, perché, come ho detto prima, abbiamo avuto delle esperienze davvero negative. Li abbiamo presi giusto per avere un ricordo della città e per conservare un piccolo pezzo della colonna. Mi dispiace tanto. Non l’abbiamo fatto con intenzioni cattive, solo per avere un ricordo. Grazie>>.

Sono queste le parole riportate da una lettera che al suo interno portava altresì alcuni frammenti del sito archeologico. Si tratta di una credenza parecchio radicata in chi l’ha provata. Di certo, il fatto che possa esistere un qualcosa di più al di là della realtà concreto, può risultare al contempo affascinante e spaventoso. Tuttavia, non abbiamo prove effettive che i resti di Pompei siano davvero maledetti. Ecco perché, probabilmente la cosa migliore che possiamo fare è restare coi piedi per terra. Calpestare il suolo terrestre rispettandolo, insieme al resto del circostante. Poiché questo mondo non ci appartiene. E possiamo conservare i ricordi semplicemente con l’immaginazione. Facendo a meno di saccheggiare la cultura, anche se senza alcuna intenzione maligna.