O tempora o mores: la maschera ignobile della politica

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O tempora o mores

Nulla di più blasfemo e ignobile di una politica che farebbe gridare o tempora o mores, così ringazieremmo Cicerone per averci donato una locuzione così idonea. Certo più che a riferirci al Senato come fece il grande Cicerone, dovremmo occuparci di tutto l’ordine politico italiano.

O tempora o mores?

Come non pensare diversamente? L’ordine politico italiano gode ora di schemi e sotto schemi. Si il governo sa di cosa sono capaci i suoi uomini. Lo stato delle cose è che dove i soldi creano soldi sono mossi da coloro che i soldi già li hanno. Ad morte te, Catilina, duci iussu consulis iam pridem oportebat, in te conferri pestem, quam tu in nos omnes iam diu machinaris. Chiedo perdono per il latino ma nessun modo diverso renderebbe onore a tanto sdegno. La condanna che si può lanciare verso chi inganna una patria intera, non può non aver forza se non in un supremo slancio dialettico. Le macchinazioni che vengono non svelate si rivelano attraverso piccole affermazioni. Proprio in queste ore, Giuseppe Conte sviscera una sorta di condanna verso Renzi, che sembra non esser colta nel suo insieme. “Di mattina in Arabia, di pomeriggio all’autogrill (con la spia)“. Cosa ha in mano Matteo Renzi per agire così indisturbato? Cosa ha in mano questo mezzo politico per far muovere addirittura Salvini in suo favore?


L’Italia si “Arabia” 


La macchinazioni nascosta

Non poniamoci le due domande appena sopra, ma piuttosto riflettiamo sul perché l’intero Senato tace delle sue mancanze. Se mai dovessi lanciare una profezia direi che Luca 6:45 è la più appropriata: “L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore tira fuori il bene, e l’uomo malvagio dal malvagio tesoro del suo cuore tira fuori il male. Perché dall’abbondanza del cuore parla la sua bocca“. Questi uomini hanno tutto lo stesso tesoro nel cuore: quello corrotto, ingannatore e pagano. O tempora o mores.