NUVOLE E PAROLE

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Antonio Carena, FIAT 500
ANTONIO CARENA, CIELO SULLA 500 FIAT

Antonio Carena: i ricordi di chi ha conosciuto il pittore dei cieli.

Dieci anni sono trascorsi dalla scomparsa di mio zio Antonio Carena, da molti definito come il “pittore dei cieli”, visto che proprio questa materia, non – materia, impalpabile e sfuggente, lui amava catturare e imprimere sulla tela.

Portò porzioni di cielo in numerose case e ville di Torino, Roma, Parigi e in molte altre città tra cui Rivoli, la sua città natale, dove dipinse la volta del Castello, che, con l’intervento di restauro dell’architetto Andrea Bruno, divenne sede del Museo d’Arte Contemporanea nel 1984. Antonio Carena amava definire la volta del Castello la sua Cappella Sistina, vista l’ampiezza della superficie e l’altezza vertiginosa dei ponteggi su cui lavorò.

RIVOLI, CASA - CARENA - photo credit Jacopo Fiorio
RIVOLI, CASA – CARENA – photo credit Jacopo Fiorio

Era un artista che non tollerava vincoli e restrizioni, uno spirito libero, fuori da ogni convenzione come dimostravano il suo anticonformismo nel vestire, jeans in ogni occasione e camicia fuori dai pantaloni, e il suo linguaggio desueto e ricco di neologismi che, molto spesso, lasciava attoniti e interdetti coloro che non erano abituati a quelle “parole di nuovo conio”.

Antonio, Toni per gli amici, amava la compagnia, in particolare dei giovani, portatori di freschezza e di nuove idee e, fino alla fine della sua vita, il suo spirito e la sua vitalità sono stati quelli di “un giovane vecchio”.

Non c’è un’età precisa in cui si può imparare a conoscere e ad amare l’arte ed è per questo che, sin da quando ero piccola, zio Toni mi portava con lui a vedere mostre d’arte e negli studi dei suoi colleghi pittori, luoghi per me magici dove nulla aveva più ragione d’essere se non ciò vedevo e ciò che sentivo in quei momenti. Una passione per il mondo dell’arte che per me è sbocciata e cresciuta nel tempo.

La casa di Antonio, oltre a essere stata un punto d’incontro di artisti, è stata anche un posto di ritrovo dove si organizzavano concerti di musica jazz, di cui Toni è stato sempre un appassionato cultore.

GIOVANNI E ANTONIO CARENA, archivio fotografico Giovanni Carena
GIOVANNI E ANTONIO CARENA, archivio fotografico Giovanni Carena

“Ho vissuto con mio fratello nell’ allegria, perchè la prima cosa che faceva al mattino era accendere la radio per ascoltare la musica jazz di cui era grande appassionato e da cui traeva ispirazione per i suoi quadri – ricorda Giovanni Carena, fratello di Antonio – Tutte le mattine Antonio scendeva in giardino a dipingere, sempre con grande volontà e vigore. Allegria e musica non mancavano mai. Io e mio fratello siamo stati tra i primi sin dalla fine degli Anni Cinquanta ad andare ad ascoltare al Teatro Alfieri di Torino i concerti dei grandi jazzisti del secondo dopoguerra: Chet Backer, Duke Ellington, Benny Goodman, Charlie Parker e molti altri ancora. Era entusiasmante ascoltare dal vivo i fenomeni del jazz americano. Al termine dei concerti era una consuetudine incontrarsi in uno storico locale di Piazza Solferino, una sorta di Piper torinese, dove si riunivano appassionati della musica jazz, artisti, critici, musicisti e qui il concerto continuava in un clima sempre di gioia e di allegria.Si respirava l’atmosfera della felliniana dolce vita. Per noi questo era un modo per evadere e per dimenticare la tristezza della guerra passata.”

RIVOLI, GIARDINO DI CASA CARENA, photo credit Jacopo Fiorio
RIVOLI, GIARDINO DI CASA CARENA, photo credit Jacopo Fiorio

Il giardino era lo studio di mio zio e qui dipingeva anche nelle giornate più rigide, nonostante mia zia Carla cercasse di vietarglielo. La pittura era la sua linfa vitale e nulla poteva essere per lui un ostacolo.

Siamo tutti uguali, ma c’è chi ha le ali. Così scrisse Antonio nei suoi Pensierini della sera. Proprio le ali di cui parla gli hanno permesso di sentirsi realizzato, libero e sereno – racconta Mariella Carena, moglie di Giovanni Con Antonio ho condiviso lo spazio del giardino dove io lavoravo, curando i fiori e le piante, e lui realizzava i suoi quadri. Due forme d’arte che si incontravano nello spazio comune del verde. Durante queste giornate Antonio interrompeva ogni tanto il suo lavoro per venire a vedere i fiori che stavo piantando, chiedendomi anche le mie impressioni sul quadro che stava dipingendo. Il tutto allietato dal ritmo sincopato della musica jazz.

Un giorno, riordinando il giardino, si trovò una vecchia grata barocca, che si decise di riutilizzare come elemento decorativo sistemandola sul muro divisorio sul quale Antonio dipinse appositamente un cielo. Questa installazione è per me una sorta di metafora dell’ essenza di Antonio che non si è mai lasciato intrappolare tra un vetusto muro del passato e una più recente vecchia grata; in mezzo c’è lui, ovvero il suo cielo.”

RIVOLI, NATALE 2007, GIOVANNI E ANTONIO CARENA - photo credit Francesca Carena
RIVOLI, NATALE 2007, GIOVANNI E ANTONIO CARENA – photo credit Francesca Carena

Ed è proprio quel giardino comune che ha sempre unito i due fratelli, Antonio e Giovanni.

Toni e Giovanni abitavano in una unica grande casa di famiglia con le rispettive famiglie; si trattava di alloggi diversi, ma separati solamente da porte d’ingresso sempre aperte – ricorda Francesca Carena, figlia di Giovanni e di Mariella – Quando rientravo a casa la prima persona che vedevo era solitamente mio zio che in giardino dipingeva. Sì, perché il suo “studio” era il giardino, due cavalletti, qualche latta di colore e l’immancabile “pistola”, l’areografo. Poi provava lo spruzzo del compressore sull’ erba che immancabilmente da verde diventava azzurra come il colore dei suoi cieli. Zio non amava che lo chiamassi “zio” e quando non lo chiamavo Toni lui mi chiamava “nipote”.

Negli anni del liceo e dopo dell’ università spesso mi proponeva di accompagnarlo a qualche mostra o evento o andare da lui in Accademia. Così, ho conosciuto l’arte contemporanea e molti personaggi di quel mondo – continua Francesca Carena – Tra gli altri ricordo Mario Merz, la moglie Marisa e la figlia Beatrice che spesso frequentavano casa sua. Mi parlava dell’amico Fontana con il quale scambiava opere d’arte, piuttosto che del giovane Pistoletto con il quale disegnava. Ricordo quando un giorno mi portò nello studio di un suo amico, un uomo gentile che mi parlò della sua amica Peggy Guggenheim e della pop art americana. Aveva uno studio curioso: era un cubo vetrato che si proiettava fuori da un edificio. Poi, scoprii che l’uomo gentile era Ezio Gribaudo, artista ed editore e che quella strana struttura era stata progettata dall’ architetto Andrea Bruno.

In casa Toni non aveva opere sue, non gli piaceva “sfoggiare” le sue cose. In compenso, era pieno di opere d’arte, per me bambina, incomprensibili. Qualche anno dopo, ormai ragazzina, andai a fare un viaggio a Londra e tra gli altri, visitai la Tate Modern Gallery. Lì vidi alcune opere molto somiglianti a quelle a casa dello zio.. ovvero gli artisti erano gli stessi! Fu, allora, che compresi quanto Toni fosse un acuto collezionista.

Toni, nonostante l’apparenza ruvida e sarcastica, (a suo modo) era un uomo generoso e frequentarlo, per me, era sempre una scoperta.”

Antonio amava discutere non solo di arte moderna o a lui contemporanea, ma anche di quella antica.

Ogni incontro, ufficiale o familiare, con Antonio era un’occasione per parlare di arte a 360° non in modo superficiale, ma sempre costruttivo – spiega Massimiliano Fiorio, antiquario e perito esperto d’arte – La sua era una vera passione, non un semplice mestiere. Ho organizzato alcune volte degli incontri con galleristi e persone del mondo dell’arte durante i quali si disquisiva sull’andamento del mercato artistico. Ricordo con piacere la sua ironia e la sua capacità di sdrammatizzare anche le situazioni più drammatiche. Aveva sempre la battuta pronta.”

ANTONIO CARENA, "CIELO CON PAESAGGIO" - photo credit Loredana Carena
ANTONIO CARENA, “CIELO CON PAESAGGIO” – photo credit Loredana Carena

Antonio era un artista a tutto tondo che emanava il suo essere tale anche nel semplice modo di porsi, come spiega Angelo Mistrangelo, giornalista e critico d’arte che ha curato varie mostre personali e collettive di Antonio Carena anche postume:”I ricordi, nei diversi anni in un cui ho frequentato Antonio Carena, sono molti, ma quello che spesso mi viene in mente è quando ero all’inizio della mia attività da giornalista e critico d’arte. Incontrai Antonio davanti alla Galleria d’Arte Weber, a Torino, e lui mi parve subito un personaggio singolare sia per il linguaggio sia per il modo ironico che aveva di porsi con le altre persone. E’ un ricordo che mi è rimasto nel tempo. In quella prima occasione Antonio mi diede l’idea di una persona diversa dagli altri al di là della sua produzione pittorica dall’ Informale, ai cieli, alla 500 dipinta a cielo, episodio importante per il quotidiano “La Stampa” e per la famiglia Agnelli. Singolare in lui era la sua sottile ironia che lo accompagnava sempre nelle diverse occasioni: dal semplice saluto alle discussioni sull’arte al raccontare qualcosa dei suoi allievi.”

La produzione artistica di Antonio è stata molto eterogenea come racconta Dario Salani, editore d’arte della casa editrice “Prinp”: “Mi innamorai dei lavori di Antonio Carena quando vidi una sua mostra antologica al Circolo degli Artisti di Torino nel 1996, curata da Mirella Bandini, che comprendeva i lavori dagli Anni Cinquanta sino agli Novanta, quindi un vero e proprio excursus artistico. Secondo me Carena è stato uno degli artisti italiani più significativi perchè si è sempre spostato trasversalmente, passando dalla pittura Informale a quella più Concettuale a quella Pop, New Dada incluso il Situazionismo. Memorabile è stata all’ inizio degli Anni Settanta la sua performance concettuale – situazionista dei cartelli bianchi che io ricordo attraverso delle foto, avendo all’ epoca solo pochi anni.

Ebbi la fortuna di conoscere Antonio all’ inizio del mio lavoro e di frequentare il suo studio, una sorta di Factory di Andy Wahrol, che io chiamo affettuosamente cenacolo. Antonio riusciva a raccogliere intorno a sè personaggi incredibili e, soprattutto, molti giovani tra cui me che all’epoca avevo circa 20 anni – prosegue Dario Salani – Durante queste serate Toni ci raccontava epoche e fatti del mondo dell’arte con questa sua incredibile terminologia ricca di neologismi e di metafore, dimostrando di essere un analista semantico del linguaggio. Antonio ebbe contatti con personaggi del mondo dell’arte di altissimo livello come Mirella Bandini, Giovanni Cordero, Albino Galvano, Piero Gilardi, Mario e Marisa Merz, Angelo Mistrangelo, Aldo Mondino, Luigi Pistoi, Riccardo Passoni, Francesco Poli, Michelangelo Pistoletto, Marco Rosci, Edoardo Sanguineti, Filippo Scroppo, Michel Tapié, e moltissimi altri ancora. Parlare con Antonio era, quindi, sempre molto stimolante.

Per me Toni è stato uno degli ultimi artisti intellettuali e io mi sento onorato di essere entrato a far parte di quella ristretta cerchia di amici che ebbe il privilegio di frequentare il suo studio.”

RIVOLI, CASA CARENA – photo credit Jacopo Fiorio

Tra le note distintive di Antonio Carena emergono l’ ironia e la sua opera persuasiva alla “sromanticizzazione” con il personale motto – monito “Cenerentola si è sposata solo per interesse.”

Caustico,logico, di una logicità sorprendente e sconcertante esibita in fondo per spiazzare in un coacervo di quella “fanta-terminologia”che lo divertiva moltissimo. Poi, però, finiva tutto nel confluire in una inconfutabile linearità di pensiero – ricorda Gabriella Malfatti, pittrice e docente di storia dell’arte e disegno – Questo quanto mi aveva affascinato in Antonio a prescindere dalla sua eccellenza pittorica.

Ci siamo incontrati moltissime volte negli avvenimenti e in occasioni di mostre di carattere pubblico, pertinenti alle nostre attività, ma poche volte in privato. Sempre sottilmente sorridente, gentile, galante, un “charmeur” ad ampio spettro. Mi tornano ora in mente con una certa lucidità due occasioni particolari. La prima a casa sua durante una serata allegra, di “molta” allegria culminata con un duetto di sapore politico fra lui e la giornalista Vittoria Sincero. Mi divertii moltissimo. L’altra in un altro sito, ben più plateale: una serata con cena-incontro fra pittori e galleristi in un prestigioso hotel torinese. Antonio insorse, e mi pare proprio il termine più adeguato, riuscendo a zittire con pochi lapidari concetti una platea decisamente recalcitrante.

Non abbiamo mai parlato di arte in modo approfondito, ma durante una serata alla Promotrice di Belle Arti di Torino, mi prese sottobraccio e, lasciandomi decisamente stupefatta , mi disse ”…tu, Gabriella, puoi fare quello che vuoi.” Fu molto bello. E ancora un grazie lo invio oggi attraverso il suo preferito e prediletto mezzo di comunicazione: i CIELI.”

ANTONIO CARENA, "CIELO" - photo credit Jacopo Fiorio
ANTONIO CARENA, “CIELO” photo credit Jacopo Fiorio

Antonio, sempre prodigo di consigli, ha avuto numerosi allievi che negli anni si sono avvicendati nel suo studio.

Così Bruno Stizzoli, esperto di arti applicate, allievo e collaboratore di Antonio Carena, ricorda il suo maestro: Toni è stato per me, come per tanti giovani che l’ hanno conosciuto e seguito nel suo lavoro di artista, il maestro amico e fratello, colui che aiuta a scoprire la propria personalità. Con lo spirito della disputa e della contraddizione ci ha aiutati a metterci in discussione per ampliare le basi da cui si è partiti e a rimuovere ciò che è instabile per porci sempre nuovi orizzonti. Ho vissuto con Toni gli anni più belli della mia gioventù e di questo gliene sono grato.”

Il pittore Gianni Bergamin racconta il suo primo incontro con Antonio: “Conobbi Antonio nel 1976, quando insegnava al Primo Liceo Artistico di Torino, attraverso la sua assistente Maria Luisa Vigant, mia amica. L’ occasione del nostro incontro fu la realizzazione di un murales a Torino a cui furono invitati diversi pittori. Antonio scrisse sul murales “Vietato vietare”, una frase che fece molto scalpore tra gli artisti più ortodossi, perchè non capirono la raffinatezza e la sottigliezza del suo gesto. Un altro momento che ricordo spesso è quando Antonio, in occasione di una mia mostra in una galleria di corso Montecucco a Torino, mi disse che si percepiva che nei miei lavori ci mettevo l’anima e, come gesto di amicizia e di stima, volle scambiare un mio quadro con uno dei suoi cieli. Tra i ricordi a me più cari c’è anche quello del ritratto che gli feci di cui lui fu molto contento e che appese su una parete dell’ingresso. Qualche tempo dopo andai a casa sua e vidi che Antonio aveva aggiunto al ritratto una sigaretta vera (era un grande fumatore e la sigaretta, con o senza bocchino, era il suo tratto distintivo, ndr). Subito mi rammaricai per questo, ma, ripensandoci più tardi, capii che il gesto di Antonio era stato un modo per interagire con me, perché eravamo in sintonia. Mi piaceva molto la sua ironia e quando andavo a trovarlo a casa sua, trascorrevo sempre momenti piacevoli anche con la compagnia di sua moglie Carla. Sono stato molto felice di conoscere Antonio e tutta la sua famiglia di cui conservo un bel ricordo.”

E, come era solito dire Antonio Carena, “MAI SITUARSI CON L’ORIZZONTE ALLE SPALLE”.

RIVOLI, GIOVANNI E MARIELLA CARENA - photo credit Jacopo Fiorio
RIVOLI, GIOVANNI E MARIELLA CARENA – photo credit Jacopo Fiorio

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