Nuovo leader Iran: sale la tensione con Israele (Video)

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Dopo l’elezione del nuovo leader in Iran s’incrinano i rapporti con Israele. Se da una parte i nemici dello Stato ebraico esultano, dall’altra il neo premier Naftali Bennett biasima il cambio di guardia a Teheran. In particolare, definisce “carnefice” il nuovo Presidente. Di certo, la questione spinosa rimane la stessa: il nucleare iraniano.

Un nuovo leader in Iran?

Il 18 giugno 2021 gli iraniani hanno eletto il successore del presidente uscente, Hassan Rouhani. Stavolta, le elezioni hanno registrato l’affluenza più bassa dal 24 ottobre 1979. La data della costituzione della Repubblica islamica. Meno del 50% dei votanti ha espresso la propria preferenza. Quasi il 15% delle schede sono state annullate. Al potere è salito l’ultraconservatore Ebrahim Raisi. Domenica, il capo del gruppo terroristico libanese Hezbollah, Hasan Nasr Allah, si è congratulato con il nuovo leader in Iran. Il segretario del partito sciita ha salutato il neo Presidente descrivendolo come uno “scudo” contro Israele e altri “aggressori”.

La dichiarazione

Sin dal 15 maggio, quando ha presentato la sua candidatura, Raisi era il cavallo su cui puntare. “La tua vittoria ha rinnovato le speranze del popolo iraniano e della gente della regione che ti vede come uno scudo e un forte sostenitore per la Resistenza contro gli aggressori“. Lo ha detto al nuovo leader il capo del gruppo terroristico di Hezbollah, sostenuto dall’Iran. Raisi, un ex capo della magistratura, ha vinto con quasi il 62% delle preferenze alle consultazioni di venerdì. Dopo che la candidatura dei suoi rivali più importanti era stata annullata o ritirata.

La Resistenza palestinese

Intanto, anche la Jihad islamica palestinese ha accolto con favore l’elezione di Raisi. A Reuters, il funzionario Youssef al-Hassayna ha detto: “Ancora una volta il popolo iraniano ha ribadito il suo impegno sulla via della rivoluzione e del suo regime“. E ancora. “Ci congratuliamo con la Repubblica islamica e il popolo iraniano per questo grande risultato“, ha concluso.


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Nuovo leader Iran: Hamas

A festeggiare è anche l’organizzazione terroristica palestinese a Gaza: Hamas. Sabato, in una nota ha riferito: “Chiediamo a Dio di concedergli il successo nel guidare il paese, al servizio della Repubblica islamica dell’Iran e di continuare e rafforzare le posizioni onorevoli dell’Iran in solidarietà con la Palestina e la sua giusta causa, e sostenere la fermezza del popolo palestinese“. Da sempre, la Repubblica Islamica sostiene la Resistenza palestinese. Hamas in primis. Nonostante le autorità sciite insistano sul fatto che sia un appoggio politico, da anni Teheran arma l’organizzazione che governa la Striscia. Anche, e soprattutto, nel recente conflitto contro lo Stato ebraico.

Hamas esulta e Israele?

Non è stato il pubblico a sceglierlo, ma Khamenei“. Questo il commento a caldo del neo premier israeliano Naftali Bennett, in riferimento al nuovo Presidente iraniano e al Leader Supremo dell’Iran: l’Ayatollah Ali Khamenei. Il 20 giugno, nel corso della prima riunione di gabinetto a Gerusalemme, il leader di Yamina ha commentato: “Hanno scelto il boia di Teheran“. Infatti, Raisi è accusato di aver preso parte all’esecuzione di migliaia di oppositori politici nel 1988. L’anno in cui era cessata la guerra tra Iran e Iraq. A tal riguardo, Amnesty International aveva chiesto che Raisi fosse indagato per crimini contro l’umanità. Un appello ribadito in questi giorni.


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Ombre sul nuovo leader in Iran

Secondo Amnesty, all’epoca in cui era vice procuratore di Teheran il neoeletto Presidente era membro della “Commissione della morte”. La stessa che aveva fatto sparire e giustiziare in segreto migliaia di prigionieri. Ma non solo. Nel 2009, Raisi era rimasto coinvolto nella violenta repressione delle proteste del Movimento Verde, che erano seguite alle presidenziali iraniane del 12 giugno. Mentre nel 2019 il nuovo leader dell’Iran era stato sanzionato dagli Usa per alcune violazione dei diritti umani. Tra queste, la tortura dei prigionieri e l’esecuzione capitale di minori.

Accuse

“Continuiamo a chiedere che Ebrahim Raisi sia indagato per il suo coinvolgimento in azioni criminali passate e presenti”. Lo ha affermato il segretario generale dell’organizzazione per i diritti umani, Agnès Callamard. Prima di aggiungere: “Il fatto che Ebrahim Raisi sia salito alla presidenza invece di essere indagato per crimini contro l’umanità di omicidio, sparizione e tortura, è un cupo promemoria del fatto che l’impunità regna sovrana in Iran“. Eppure, il protetto di Khamenei ha trionfato. Complici il ritiro delle candidature avversarie e l’annullamento di milioni di schede.


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Un monito da Israele

In effetti, l’ultraconservatore Raisi è il primo presidente iraniano che assume la carica sotto il peso delle sanzioni statunitensi. Dal canto suo, il neo Premier israeliano non ha dubbi. Per Bennett, l’elezione del nuovo leader dovrebbe suonare come un ultimatum alla comunità internazionale. La quale dovrebbe riconsiderare l’opportunità di tornare a un accordo con Teheran. Nei mesi scorsi, infatti, le potenze mondiali avevano riallacciato i rapporti con le autorità sciite per riprendere i negoziati del Comprehensive Plan of Action (JCPOA).

Nuovo leader in Iran: parla Bennett

Nonostante Teheran ribadisca che il suo programma nucleare è destinato a scopi pacifici, a detta di Bennett “un regime di carnefici non può possedere armi di distruzioni di massa”. Soprattutto perché consentirebbe loro di uccidere “milioni di persone”. Queste dichiarazioni sono giunte proprio ​​mentre una delegazione guidata dal capo di stato maggiore delle IDF, Aviv Kohavi, ha raggiunto Washington per incontrare alti ufficiali militari statunitensi. L’obiettivo sarebbe stato discutere gli sforzi espansionistici iraniani nella regione. Ma soprattutto i progressi dei negoziati in corso a Vienna.

Il commento

Questo fine settimana l’Iran sceglie il nuovo leader Ebrahim Raisi“. “Tra tutte le persone che Khamenei avrebbe potuto eleggere, ha nominato il ‘boia di Teheran’: l’uomo famigerato tra gli iraniani e in tutto il mondo per aver guidato i comitati della morte. Che nel corso degli anni hanno giustiziato migliaia di cittadini innocenti“. E ancora. “L’elezione di Raisi è, direi, l’ultima possibilità per le potenze mondiali di svegliarsi prima di tornare all’accordo nucleare, e di capire con chi si sono messi in affari“. “Questi uomini sono assassini, sterminatori di massa“, aggiunge Bennett. “Un regime di brutali boia non deve mai avere armi di distruzione di massa che gli consentiranno di uccidere non migliaia, ma milioni (di persone)“. Poi conclude: “La posizione di Israele non cambierà su questo“.


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Tensioni rispetto al nucleare

Domenica, mentre l’estremista Ebrahim Raisi si dichiarava ufficialmente vincitore delle presidenziali iraniane, a Vienna si concludeva il sesto round di colloqui tra Teheran e le sei potenze mondiali. Note come P5+1. La prima volta le trattative si erano interrotte nel 2018, quando l’allora presidente Usa Donald Trump aveva annunciato il ritiro unilaterale di Washington, alleato di Israele. I negoziati erano poi ripresi il 6 aprile scorso su insistenza degli intermediari europei. L’obiettivo è duplice: da una parte, riportare gli Usa al tavolo delle trattative del 2015; dall’altra, fare in modo che l’Iran si conformi ai limiti del suo programma nucleare. In cambio della riduzione delle sanzioni. Intanto, i “funzionari occidentali” avvertono che i colloqui non potranno “durare all’infinito”.

Fiducia

Secondo i negoziatori, le elezioni presidenziali non dovrebbero influenzare i colloqui. Sebbene le opinioni di Raisi siano viste come una rottura rispetto alle posizioni più moderate dell’ex presidente Hassan Rouhani. Da parte sua, il capo della delegazione iraniana ai negoziati di Vienna, Abbas Araghchi, si dice ottimista. Alla tv nazionale ha riferito: “Ora siamo più vicini che mai a un accordo. Anche se al momento non è un compito facile trovare un’intesa“. E ancora. “A questo punto è chiaro quali azioni sono possibili e quali no. Pertanto, è tempo che tutte le parti, in particolare le nostre controparti, siano in grado di prendere la loro decisione finale“.


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Il punto

Con la vittoria di Raisi, la questione più urgente è quale effetto avrà la sua elezione sui negoziati per un ritorno all’accordo avviato nel 2015 dal presidente Usa Barack Obama. Di certo, l’approccio dell’Iran ai negoziati non cambierà. Questo perché la direzione generale proviene dal leader supremo Khamenei, convinto che la questione più urgente per il Paese sia la rimozione delle sanzioni statunitensi imposte dall’amministrazione Trump.