Nuova legge a Hong Kong: la prima persona accusata

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Nuova legge a Hong Kong

Una nuova legge a Hong Kong ha introdotto il reato di incitamento al separatismo e al terrorismo. Si tratta di una normativa sulla sicurezza nazionale. Martedì, un tribunale della città ha negato la libertà su cauzione alla prima persona imputata di tale reato.

Nuova legge a Hong Kong: chi è la prima persona accusata

Tong Ying-kit, 23 anni, portava un cartello con la scritta “Liberate Hong Kong, revolution of our times”. Ha guidato la sua moto contro gli agenti di polizia e ne ha colpiti diversi in una strada stretta prima di cadere e farsi arrestare. Questo è quanto riferito dalla polizia.
Il governo dell’hub finanziario asiatico ha affermato che lo slogan di protesta connota separatismo o sovversione secondo la nuova legge, alimentando la preoccupazione per la libertà di espressione nell’ex colonia britannica.

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La manifestazione contro la nuova legge

Il signor Tong era tra gli oltre 300 manifestanti contro la nuova legge arrestati dalla polizia il 1 ° luglio, meno di 24 ore dopo che si era resa nota l’entrata in vigore della stessa. Gli è stata negata la libertà su cauzione il mese scorso, con il caso aggiornato al 6 ottobre poiché i pubblici ministeri hanno richiesto più tempo per raccogliere le prove.

La richiesta di libertà su cauzione

Tong ha quindi chiesto il rilascio dalla detenzione tramite un habeas corpus, che determina se una detenzione è legale, ma la domanda è stata respinta. Si è poi nuovamente fatto richiesta per la libertà su cauzione, ma il giudice dell’Alta Corte Alex Lee ha respinto la domanda. La common law di Hong Kong ha tradizionalmente consentito agli imputati di chiedere il rilascio a meno che i pubblici ministeri non possano dimostrare motivi legittimi per la loro detenzione. L’onere è ora posto sull’imputato, in base alla nuova legge elaborata da Pechino, dove la magistratura è controllata dal Partito comunista.

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Nuova legge a Hong Kong: le critiche dell’Occidente

La legge sulla sicurezza nazionale ha attirato ampie critiche in Occidente per aver messo a repentaglio i diritti e le libertà fondamentali che erano stati promessi alla regione amministrativa speciale quando era tornata al dominio cinese nel 1997. La legge prevede pene fino all’ergastolo per qualsiasi cosa la Cina consideri secessione, sovversione, terrorismo o collusione con forze straniere. I sostenitori della legge affermano che porterebbe stabilità dopo un anno di disordini pro-democrazia e anti-Cina.

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