Nuova fonte di energia in Giappone: cosa significa?

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Il Giappone sembra avere in serbo una nuova fonte di energia proveniente dal mare. Di che cosa si tratta?

Dove si trova la nuova fonte di energia in Giappone?

Come spesso capita, la soluzione potrebbe arrivare dalla natura. La nuova fonte di energia giapponese potrebbero essere nientemeno che le correnti oceaniche, e il Giappone sarebbe il primo Paese a sfruttarle a suo vantaggio.


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Energie impegnative

Se parliamo dell’aspetto geologico, il Giappone è un Paese decisamente interessante: ampie catene montuose, sorgenti geotermiche, vulcani, linee di faglie, trincee nel mare. Ciò però implica anche che i parchi solari e le turbine eoliche offshore diventino impegnativi, perché privi dello spazio necessario alla loro realizzazione. Per questo motivo, quando il Giappone ha iniziato ad abbandonare i combustibili fossili, si è rivolto principalmente al nucleare: ma dopo il disastro di Fukushima, avvenuto nel 2011, il Paese ha ricominciato a guardarsi intorno alla ricerca di valide alternative. Le correnti oceaniche potrebbero essere una di queste, in quanto si tratta dell’ultima fonte di energia rispettosa dell’ambiente.

La funzione delle correnti oceaniche

Le correnti oceaniche sono alimentate dalla salinità. Negli oceani polari l’acqua si congela, ma il ghiaccio non contiene sale, quindi il mare si fa più salato e più denso: in questo modo si abbassa verso il fondo. Allo stesso tempo si spinge verso l’Equatore, perché l’acqua affonda nei Poli e il sistema eolico intorno al Tropico risale. In superficie, l’acqua ritorna verso i Poli, mentre quella più fredda ritorna verso il fondo. Il processo di rotazione così formato si chiama circolazione termoalina. La combinazione di queste forze forma fiumi giganti nell’oceano: prendiamo ad esempio la corrente di Kuroshio, al largo della costa orientale del Giappone. È la più grande dell’oceano, e viaggia ad una velocità di 75 miglia al giorno, trasportando un volume d’acqua equivalente a quello di 6000 grandi fiumi.

Una potenza costante

Occorre dire però che le correnti termoaline non sono influenzate da fenomeni metereologici come il vento, ma scorrono in maniera costante: questo le rende la forma di energia ideale. Oltre a questo, c’è la possibilità di costruire strutture all’interno del flusso delle correnti senza disturbare gli habitat e gli ecosistemi marini: le strutture, infatti, avrebbero la funzione di scogliere artificiali, aumentando la biomassa e la biodiversità marina.

Una fonte di energia ideale

Per tutti questi motivi le correnti oceaniche possono rappresentare la fonte di energia ideale. E c’è chi ha già mosso i primi passi: il produttore di macchinari pesanti IHI Corp, che ha recentemente completato i test di un prototipo di turbina sottomarina in scala di nome Kayru, con buon successo. Si tratta di una struttura galleggiante, ma ancorata sul fondo del mare, anche se la sua forma ad ala può controllarne la profondità. Può inoltre essere manovrata nel flusso di corrente più veloce, per una migliore potenza, e tornare facilmente in superficie per la manutenzione. Su ogni estremità si trova una turbina, che in totale genera 100 kW di potenza nel flusso di 3,4 mph della corrente di Kuroshio.

Un enorme progetto

Dopo i test, IHI Corp vorrebbe realizzare un prototipo su vasta scala, naturalmente con turbine più grandi, con un diametro di 40 m e ogni singola unità che produrrà 2 MW: 2000 volte più potenti, quindi, del prototipo di oggi. Il passo successivo sarà costruire una factory con 100 di queste strutture, per una produzione di 200 MW: potenzialmente potrebbero alimentare 3000 case.

Il rovescio della medaglia

Naturalmente non è però tutto così semplice nella pratica. Se infatti è vero che simili strutture non dovrebbero disturbare gli ecosistemi marini, gli animali potrebbero comunque venire attirati dalle loro lame e uccisi. Pare però che le turbine siano progettate per muoversi più lentamente di quelle eoliche, quindi potrebbe non sussistere un vero problema. Un’altra questione è rappresentata dal rumore: questo sì, potrebbe danneggiare gli animali marini, soprattutto quelli che usano i loro ultrasuoni per orientarsi. Per questo motivo sarà necessario rendere le turbine il più silenziose possibile.

Le turbine potrebbero rallentare le correnti?

Un ulteriore problema potrebbe essere che le strutture rallentino le correnti oceaniche. Se questo accadesse potrebbe rappresentare una vera e propria catastrofe per gli ecosistemi, ma è anche vero che la questione potrebbe presentarsi se le turbine diventassero decine di migliaia in una sola corrente. Ultimo ma non ultimo, il cambiamento climatico: il riscaldamento globale rallenta le correnti, e se si verificasse le turbine potrebbero non avere sufficiente energia per funzionare, se non oggi tra pochi decenni. Un motivo in più per fare qualcosa a riguardo.