Normalità ad Israele: la minaccia di guerra è incombente

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Normalità a Israele

Normalità ad Israele: per quanto possa alimentare buone speranze, si teme non sia altro che un motivo in più per fomentare la ripresa della guerra. Israele recupera la sua normalità dopo il duro periodo di scontri incessanti con le forze di Hamas. Questa ripresa, tuttavia, fa a pugni con le immagini che giungono da Gaza dove i cittadini spazzano via le macerie dalle strade. In una guerra che non risparmia nessuno, facendo prevaricare i propri interessi sul valore della vita umana, non vi è traccia di etica. A pagare lo scotto di questo conflitto, che si trascina dal 1948, sono, come sempre, i civili. Innocenti che si ritrovano coinvolti in un inferno di cui non sono lontanamente responsabili. Protagonisti di uno spettacolo di morte, che si placa con piccole e mai definitive tregue, durante le quali si tenta di ripristinare un briciolo di pace.

Normalità a Israele: ma che ne è di Gaza?

Tel Aviv annuncia la riapertura della piscina comunale il 21 maggio scorso. Gesto dietro al quale si cela un desiderio di ritorno alla normalità. La volontà è quella di proseguire con la routine, brutalmente interrotta, per andare avanti, oltre. La piscina era stata chiusa durante il periodo in cui gli scontri si ripetevano ad un ritmo serrato. Si temeva, infatti, che i frequentatori del luogo potessero scivolare nel tentativo di correre verso i rifugi al fine di mettersi in salvo dai bombardamenti. Adesso, riapre le sue porte ai visitatori. Sulla medesima scia, il parco Hayarkon torna a ripopolarsi. Al mattino è nuovamente pieno di persone che fanno jogging, che passeggiano o vanno in bici. Riaprono i locali, i campi da tennis e tutto appare, di nuovo scorrere frenetico nel ritmo della quotidianità. Che ne è di Gaza, invece? Se confrontiamo gli scenari, di certo non possiamo dire sia nelle medesime condizioni. Gli abitanti della striscia di Gaza, in effetti, non ricordano più il sapore della normalità. Non la hanno mai conosciuta.

Cosa accade a Gaza?

Da Gaza giungono immagini e reportage del tutto non rassicuranti. Persone dallo sguardo perso spazzano, per quanto possibile, le macerie degli edifici distrutti per liberare le strade. A Gaza non esistono piscine, campi da tennis, ne motivi per sorridere. Si ritorna a varcare la soglia di casa, ma non per andare a passeggiare. Persone che traumatizzate cercano tra le macerie, Dio solo sa che cosa. A Gaza sorgono grandi tendoni adibiti al cordoglio dei propri cari. Tra le tante immagini che colpiscono nel profondo, vi è quella di un padre che con lo sguardo perso, vuoto, tiene tra le braccia il figlio neonato. “Sono stata molto titubante, ma poi ho pensato che era un momento decisivo per la storia della Palestina, e che volevo vederlo con i miei occhi. Voglio ricordare questi crimini e alimentare la mia rabbia“. Queste, le parole di una giovane studentessa all’università di Al Azhar a Gaza.

Questo ritorno alla normalità potrebbe scatenare nuovamente la guerra?

Questa differenza nel tempo di recupero potrebbe essere la fonte di rancore e nuova ostilità. A disturbare non è di certo il recupero della normalità in Israele, quanto l’apparente disinteresse nel discutere un piano di stabilità a lungo termine. L’atteggiamento in atto fa trapelare superficialità nei confronti di un così precario equilibrio, che per essere, almeno in parte, ripristinato richiederebbe lo sforzo di entrambe le parti. A quanto pare, dunque, l’agire unilaterale di Israele nei confronti di Gaza non è la soluzione. Ad oggi non si è parlato d’altro che di strategie d’attacco, difesa e di come colpire in modo funzionale l’obbiettivo. Eppure, non appena entrato in vigore il “cessate il fuoco” Israele non ha tardato a programmare le riaperture degli spazi pubblici nonché le chiusure dei rifugi, riponendo, di conseguenza, un’enorme fiducia nell’avversario.

Insomma, Israele vuole pace per il suo popolo e la pretende da Gaza, che in fin dei conti desidera lo stesso per il suo. Pertanto, anziché precipitarsi a progettare attacchi e sacrificare vite umane, sarebbe l’ora, forse, di mettere da parte antichi dissidi per venire a patti, ma prima di procedere?