Il libro di Noria Nalli, è divertente e autoironico. Ci racconta una storia molto seria. Storia della sua vita, di un suo profondo dolore, fatto di scoperte e di perdite. E’ un libro scorrevole. Protagoniste sono due gambe, non una persona ma proprio le gambe e la loro evoluzione, dalla nascita fino all’età adulta con tutte le crisi adolescenziali, i complessi, le incertezze e poi la determinazione per andare avanti e affrontare il mondo con tutte le sue avversità!

La forza, l’ironia, il coraggio. C’è tutto questo in Noria Nalli. Una donna tanto fragile quanto forte, sicuramente un esempio di donna che invito caldamente se non ad imitare, quantomeno ad emulare. Una donna tenace, che non si arrende, che lotta con forza nonostante la perdita del papà, nonostante la gravidanza, nonostante i vari ricoveri o le cadute dalla tromba delle scale nel giorno di nozze della vicina del 3° piano, che accuratamente addobbò tutto il palazzo a festa per il matrimonio della figlia.

Noria Nalli è malata di sclerosi multipla e in questo libro racconta il suo rapporto con la malattia a partire dalle sue gambe, la parte del suo corpo che per prima e più di tutti patisce gli effetti del male. In realtà il racconto delle gambe di Noria comincia quando la malattia non si era ancora insidiata nel suo corpo, corpo che ha amato e odiato, corpo del quale andava fiera e del quale a volte si vergognava profondamente. Tra la passione per il burlesque e il vedersi gambe troppo grosse, una vita di amore per se stessa, ma sempre in conflitto.

Determinazione, sacrificio e talento racchiusi in un unico speciale libro. Noria, ha la capacità e il coraggio di mettersi sempre alla prova e di entrare nel cuore del lettore, che si affeziona a lei, alla sua storia e alle sue gambe!

Noria voleva fare la ballerina, sognava un futuro alla Carla Fracci, suo idolo da sempre, ma si accorge ben presto che per pigrizia e per conformazione fisica questo non sarà mai possibile, come non sarà possibile praticare sport agonistici, anche se li amava; si ritroverà più avanti  una Noria sirenetta, che ama l’acqua, ama il mare, ama nuotare e dentro l’acqua si sente agile e leggera, si sente se stessa.

Noria è una persona speciale in ogni senso, non è facile per me immedesimarmi nelle sue sofferenze e nei suoi sforzi per andare avanti e magari farlo anche col sorriso, per non far allarmare mai le persone care che si hanno intorno. E’ decisamente devastante la sclerosi multipla, ma lei non si è mai arresa, non si è mai autocommiserata e non ha mai fatto la vittima, la parola d’ordine è: TENACIA.

E’ uno di quei libri che, una volta finiti, vorresti ricominciarli da capo, tutto d’un soffio. Noria Nalli ci lascia un senso di smarrimento, perché di libri così vorresti poterli leggere sempre, di nuovo, ed una volta arrivati al termine esclami “…FINITO!” ma ci resti male, perchè vorresti saperne di più.

L’episodio drammatico del primo vero momento di cedimento avviene in caserma dei Carabinieri, accolta da un gentilissimo maresciallo che mentre la fa accomodare nel suo ufficio, fischietta “Fuori dal Tunnel” di Caparezza, momento indelebile nella mente di Noria perché è il primo vero momento che le sue gambe danno un segno tangibile di cedimento, improvvisamente l’equilibrio viene a mancare e Noria spaventata non si regge in piedi.

Finiamo per trovarci di fronte ad una chiacchierata privata tra l’autrice e le sue gambe. Al punto che davvero sovente, Noria si rivolge a loro direttamente, come se parlasse con se stessa o con un’altra persona per consolarle, scusarsi, e ricordare episodi di vita, talvolta anche divertenti. Molto interessante la parte finale del libro, dove troviamo una sezione dedicata alla malattia, la sclerosi multipla, che a mio parere viene spiegata in maniera un po’ più seria e attenta, mettendo giustamente da parte l’ironia.

Indubbiamente un libro emozionante, da leggere. Noria ci racconta “Sono davvero contenta! Devo ringraziare la Golem Edizioni di Torino e l’immensa Carla Fracci per la prefazione e la straordinaria Erica Brindisi per il commento sclerotico finale. Inutile dire che c’é tantissimo di me e della mia vita. É forse un’apoteosi delle mie riflessioni sclerotiche! Che devo dire, sono emozionata!”

 

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