«Non ti vaccini, ti ammali, muori»: è la scienza che parla o la politica?

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Il rapporto settimanale dell’ISS che riporta i dati di contagi, ricoveri e decessi è stato preso a sostegno di un impulso ulteriore ad una vaccinazione di massa, oltre che per l’introduzione del Green Pass che permette l’accesso a eventi e locali.

Scienza o politica?

Se accettiamo l’idea che è l’evidenza scientifica a dettare le linee guida alla lotta contro il coronavirus (e non compromessi di natura politica che tutelano non tanto la salute pubblica quanto interessi di parte), la corretta interpretazione del monitoraggio del fenomeno riveste importanza primaria per definire la strategia migliore da attuare.

Le parole del premier Draghi, per l’importanza del suo alto ruolo istituzionale, sono state nette:

«L’appello a non vaccinarsi è un appello a morire, sostanzialmente. Non ti vaccini, ti ammali, muori. Oppure fai morire: non ti vaccini, ti ammali, contagi, qualcuno muore».

«Il certificato verde è uno strumento per consentire agli italiani di continuare le proprie attività con la garanzia di non trovarsi fra persone contagiose».

https://www.corriere.it/politica/21_luglio_22/draghi-decreto-confrerenza-stampa-90154616-eaee-11eb-872f-99e4306190c7.shtml

La fascia di età 12-39 anni

Analizziamo brevemente questi numeri, eccessivamente semplificati dai giornali e social.

https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-sorveglianza-dati

In questa fascia di età 1.607.769 persone sono state vaccinate con ciclo completo, 1.815.895 con una sola dose, 14.011.891 non sono vaccinati.

I casi di contagio, ospedalizzazione e decessi devono quindi essere rapportati alla popolazione di riferimento per valutarne l’incidenza (e capire, sostanzialmente, quanto influisce essere vaccinati o meno).

Tra i 12 e i 39 anni, il rischio di contagio rilevato è dello 0,03% dei vaccinati, dello 0,12% per quelli che hanno fatto una sola dose, dello 0,097% dei non vaccinati

Quello di essere ricoverati in terapia intensiva: 0 contro 0,00009% dei non vaccinati.

Quello di decesso è dello 0% dei vaccinati, dello 0,00006% – più alto in assoluto – di coloro che hanno fatto una sola dose, dello 0,00005% dei non vaccinati.

La fascia di età 40-59     

3.603.962 persone sono state vaccinate con ciclo completo, 9.340.510 con una sola dose, 5.502.988 non sono vaccinati.

In questa fascia di età, il rischio di contagio rilevato è dello 0,02% dei vaccinati, dello 0,03% quelli che hanno fatto una sola dose, dello 0,06%. dei non vaccinati.

Quello di essere ricoverati in terapia intensiva: 0 per i vaccinati, 0,00005% per quelli che hanno fatto una sola dose, dello 0,0007% dei non vaccinati.

Quello di decesso è dello 0,00003%, dello 0,0006% per quelli che hanno fatto una sola dose, dello lo 0,0005%% dei non vaccinati.

Gli esiti dei contagiati: davvero il vaccino previene le forme più gravi?

All’aumentare dell’età, i dati tendono a polarizzarsi, evidenziando numeri assoluti molto bassi sia per i ricoveri che per i decessi dei vaccinati.

Ma restano delle ombre: quella dell’alto numero di contagi registrato tra i vaccinati, ma anche degli esiti dei contagi.

Se infatti mettiamo in correlazione la percentuale di contagiati di ognuna delle tre classi campione (vaccinati con due dosi, con una dose e non vaccinati) con gli esiti più gravi (ospedalizzazione, terapia intensiva e decessi) 12-over 80, risulta che:

Il 10% dei vaccinati con due dosi contagiati è stato ricoverato, lo 0,3 è andato in terapia intensiva, il 2,9% è deceduto.

Il 6% dei vaccinati con una dose contagiati è stato ricoverato, lo 0,5 è andato in terapia intensiva, l’1,8% è deceduto.

L’8,9% dei non vaccinati contagiati è stato ricoverato, lo 0,7 è andato in terapia intensiva, l’1,7 % è deceduto.

Questi numeri mostrano una tendenza chiara: il vaccino non sembra prevenire gli esiti gravi del covid. Chi è contagiato ha le medesime possibilità di ospedalizzazione e di decesso di coloro che non si sono vaccinati.

Si tratta di inferenze statistiche basate sui dati del monitoraggio dell’ISS, facilmente verificabili (al netto di meri errori matriali di calcolo).

Ma – oltre ad una specifica relativa ai vaccini utilizzati per ogni caso – manca un dato a questa analisi che è fondamentale per poter capire ciò che realmente sta succedendo.

La variabile mancante

I numeri in generale indicano una ripresa dei contagi; ma sono influenzati dal campione: all’inizio della pandemia, analizzando persone sintomatiche, il tasso di positività risultava più elevato; stesso dicasi per le classi di età.

Ci sono però differenze quasi nulle nella fascia 12-59 tra vaccinati e non, sia in termini di diagnosi, ricoveri e decessi; ma anche in quella superiore restano delle ombre (tra tutte l’alto tasso di contagiosità dei vaccinati).

Una possibile (ma anche plausibile) spiegazione potrebbe confermare quanto era emerso in precedenza, ovvero che il COVID-19 non è un virus come quello del vaiolo che colpisce in modo grave indiscriminatamente ognuno, ma induce complicanze gravi a soggetti fragili.

La variabile principale – non presa in considerazione nel bollettino dell’ISS – è infatti la fragilità indotta da particolari condizioni patologiche, non l’età: quest’ultima lo è in modo intrinseco, ma soprattutto statistico, perché con l’avanzare degli anni cresce la possibilità di essere affetti da qualche malattia.

Ciò potrebbe facilmente spiegare sia alcune incongruenze (come la relativa alta mortalità di chi ha fatto una sola dose di vaccino, ad esempio): le cartelle cliniche degli esiti più gravi potrebbero mettere sullo stesso piano di fragilità soggetti di età diverse.

Quindi indurre a vaccinare (nel caso) sulla base di questo criterio, solo chi – statisticamente – può averne bisogno sulla base di un calcolo che ottimizza rischi e potenziali benefici.

Il Green Pass tutela davvero la salute pubblica?

Ma una cosa, questi numeri, ce la dicono senza ombra di dubbio: anche chi ha completato il ciclo vaccinale può ammalarsi e infettare a sua volta.

Alla luce di ciò, la normativa sul Green pass appare più un pretesto per mantenere in esercizio le attività, piuttosto che prevenire i contagi.

E, ancor di più, le accuse di propagare il virus da parte di chi sceglie di non vaccinarsi, appaiono infondate sul piano scientifico (e forse persino discutibili su quello etico).

Così come avviene per il vaccino anti-influenzale, la somministrazione non serve a fermare il virus, ma ad evitare complicanze gravi nei soggetti a rischio.

E infatti viene consigliato alle persone più fragili, e nessuno parla di “pandemia” nonostante l’elevato numero di morti ogni anno.

Davvero il Green Pass, come ha detto il premier Draghi è «garanzia di non trovarsi fra persone contagiose»?

Eppure i contagi registrati tra coloro che si sono fatti inoculare almeno la prima dose vaccinale o entrambe (previste dalla normativa per ottenerlo) – dati ISS alla mano – sono stati superiori a quelli dei non vaccinati nella fascia 12-39 e sostanzialmente uguali in quella 40-59.

Le due fasce di età che maggiormente rappresentano la popolazione che viaggia e affolla i locali.

I dati che preoccupano

In questo clima di proclami – della politica, degli addetti ai lavori, dei social, di coloro che si affidano – sostanzialmente a senso unico, preoccupano tre dati.

Il primo è quello relativo alla popolazione fragile ancora non vaccinata, sino a prova contraria obiettivo degli effetti più gravi del COVID (come dell’influenza). Trascurata nello sforzo di coinvolgere milioni di persone che i dati ci dicono non essere a rischio (né rappresentarlo).

Il secondo, il silenzio relativo al monitoraggio delle cure; in ambito oncologico, ad esempio, il dato della precocità della diagnosi e della terapia è una variabile centrale per aggiornare i protocolli; delle vittime di COVID, non sappiamo poco o niente su come vengono curate e in quali tempi.

Infine, l’ostinazione a non valorizzare l’esperienza dei medici del Comitato Cura Domiciliare Covid-19, che pure hanno portato positivamente assistenza ai giovani bloccati a Malta perché positivi.

https://napoli.repubblica.it/cronaca/2021/07/10/news/covid_giovani_minorenni_bloccati_a_malta_al_via_le_cure-309789841/

Tutto questo rumore che definisce soluzioni (che non funzionano) e presunti nemici mi sembra copra voci che potrebbero restituire al dibattito pubblico un contributo importante, se non di idee, almeno di chiarezza.

E anche qualche responsabilità mai accertata, sulla quale, il tempo offrirà – come i fatti di Genova di cui ricorre il triste anniversario in questi giorni – materiale di riflessione, nella speranza se ne faccia buon uso.

(questa elaborazione, come più volte ricordato, si basa sui dati ufficiali dell’Istituto Superiore di Sanità relativi al monitoraggio settimanale dei casi, facilmente verificabili al netto di meri errori matriali di calcolo).

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Sono nato a Firenze nel 1968. Dai 19 ai 35 anni ho speso le mie giornate in officine, caserme, uffici, alberghi, comunità – lavorando dove e come potevo e continuando a studiare senza un piano, accumulando titoli di studio senza mai sperare che un giorno servissero a qualcosa: la maturità scientifica, poi una laurea in “Scienze Politiche”, un diploma di specializzazione come “Operatore per le marginalità sociali”, un master in “Counseling e Formazione”, uno in “Programmazione e valutazione delle politiche pubbliche”, un dottorato di ricerca in “Analisi dei conflitti nelle relazioni interpersonali e interculturali”. Dai 35 ai 53 mi sono convertito in educatore, progettista, docente universitario, ricercatore, sociologo, ma non ho dimenticato tutto quello che è successo prima. È questa la peculiarità della mia formazione: aver vissuto contemporaneamente l’esperienza del lavoro necessario e quella dello studio – due percorsi completamente diversi sul piano materiale ed emotivo, di cui cerco continuamente un punto di sintesi che faccia di me Ein Anstàndiger Menschun, un uomo decente. Ho cominciato a leggere a due anni e mezzo, ma ho smesso dai sedici ai venticinque; ho gettato via un’enormità di tempo mentre scrivevo e pubblicavo comunque qualcosa sin dagli anni ‘80: alcuni racconti e poesie (primo classificato premio letterario nazionale Apollo d’oro, Destinazione in corso, Città di Eleusi), poi ho esordito nel romanzo con "Le stelle sul soffitto" (La Strada, 1997), a cui è seguito il primo noir "Sotto gli occhi" (La Strada, 1998 - segnalazione d’onore Premio Mario Conti Città di Firenze); ho vinto i premi Città di Firenze e Amori in corso/Città di Terni per la sceneggiatura del cortometraggio "Un’altra vacanza" (EmmeFilm, 2002), e pubblicato il racconto "Solitario" nell’antologia dei finalisti del premio Orme Gialle (2002). Poi mi sono preso una decina di anni per riorganizzare la mia vita. Ricompaio come finalista nel 2014 al festival letterario Grado Giallo, e sono presente nell’antologia 2016 del premio Radio1 Plot Machine con il racconto "Storia di pugni e di gelosia" (RAI-ERI). Per i tipi di Delos Digital ho scritto gli apocrifi "Sherlock Holmes e l’avventura dell’uomo che non era lui" (2016), "Sherlock Holmes e il mistero del codice del Bardo" (2017), "Sherlock Holmes e l’avventura del pranzo di nozze" (2019) e il saggio "Vita di Sherlock Holmes" (2021), raccolti nel volume “Nuove mappe dell'apocrifo” (2021) a cura di Luigi Pachì. Il breve saggio "Resistere è fare la nostra parte" è stato pubblicato nel numero 59 della rivista monografica Prospektiva dal titolo “Oltre l’antifascismo” (2019). Con "Linea Gotica" (Damster, 2019) ho vinto il primo premio per il romanzo inedito alla VIII edizione del Premio Garfagnana in giallo/Barga noir. Il mio saggio “Una repubblica all’italiana” ha vinto il secondo premio alla XX edizione del Premio InediTO - Colline di Torino (2021). Negli ultimi anni lavoro come sociologo nell’ambito della comunicazione e del welfare, e svolgo attività di docenza e formazione in ambito universitario. Tra le miei ultime monografie: "Modelli sociali e aspettative" (Aracne, 2012), "Undermedia" (Aracne, 2013), "Deprivazione Relativa e mass media" (Cahiers di Scienze Sociali, 2016), "Scenari della postmodernità: valori emergenti, nuove forme di interazione e nuovi media" (et. al., MIR, 2017), Identità, ruoli, società (YCP, 2017), "UniDiversità: i percorsi universitari degli studenti con svantaggio" (et. al., Federsanità, 2018), “Violenza domestica e lockdown” (et. al., Federsanità, 2020), “Di fronte alla pandemia” (et. al., Federsanità, 2021), “Un’emergenza non solo sanitaria” (et. al., Federsanità, 2021) . Dal 2015 curo il mio blog di analisi politica e sociale Osservatorio7 (www.osservatorio7.com), dal 2020 pubblicato su periodicodaily.com. Tutto questo, tutto quello che ho fatto, l’ho fatto a modo mio, ma più con impeto che intelligenza: è qui che devo migliorare.