Non è un processo politico

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Non riesco a decidermi su cosa sia più offensivo per una politica che non riesce a ritrovare se stessa, persa in strategie e tatticismi che la svuotano di ogni contenuto: Salvini che cerca di passare per martire chiedendo ai suoi di votare affinché venga processato per aumentare i consensi nell’imminenza delle elezioni in Emilia, o la maggioranza che diserta il voto nella speranza di rinviare il voto e non concedergli questa opportunità.

Non riesco a decidermi: mandare a processo un ministro per fatti gravi (il processo ci dirà se giuridicamente rilevanti) non è una cosa da tutti i giorni, anche se gli ultimi anni ci hanno abituato a tutto come se fosse normale. Quali siano gli esiti, è una frattura insanabile tra visioni diverse che abbraccia il terreno del diritto, oltre a quello della politica. Non uno scherzo.

E non mi sembra altro che la conferma del clima che stiamo vivendo, che proprio in questi giorni si assista ad una riabilitazione di Craxi che odora di revisionismo lontano mille miglia. Sotto l’ipocrisia di uno dei peggiori slogan della repubblica (“rubavano tutti”) si tacciono le gravissime responsabilità di un sistema di corruzione sistematico che ha distrutto non solo l’economia del Paese, ma anche parte rilevante della cultura politica di Sinistra. Sono bastati neppure dieci anni al peggior segretario socialista della storia per rendere quello che era stato il più grande partito del ‘900 sinonimo di malvivenza. A sovrapporre alle figure nobili della democrazia (Nenni, De Martino, Pertini) lo squallore degli affaristi della Milano da bere: Pillitteri, Tognoli, Armanini. E naturalmente Craxi.

Appare chiaro come la sceneggiata salviniana che tenta, nell’immaginario popolare, di trasformare l’accertamento di responsabilità per reati gravissimi (sequestro di persona, sequestro di persona a scopo di coazione, arresto illegale, abuso d’ufficio e omissione d’atti d’ufficio) in una sorta di persecuzione per avere difeso gli interessi nazionali, non è qualcosa di inedito, ma si inserisce a pieno titolo nel filone perverso della immaturità civica dei cittadini di questo Paese. Che ha minimizzato gli illeciti di Craxi, il conflitto di interessi e i pessimi comportamenti privati di Berlusconi, i 49 milioni di denari pubblici sottratti dalla Lega e la sua vicinanza agli ambienti della destra neofascista. E altro ancora.

Tutto normale, insomma: alla narrazione dei fatti si oppone l’interpretazione forzata che fa diventare un atto discriminatorio una bravata, un politico che canta cori offensivi verso i meridionali, goliardia; un magistrato come Nicola Gratteri un pessimista, Saviano uno scrittore che specula sulle sue disgrazie, Erri De Luca un cattivo maestro che tira il sasso e nasconde la mano, i manifestanti No-TAV nemici del progresso.

Ma quello che sfugge, in questo caos dove la presunta informazione è urlata nei talk show (anche di parte) è la normale aspettativa che dovrebbe avere un cittadino consapevole riguardo i propri governanti: che siano onesti, competenti, e che abbiano un comportamento improntato al ruolo che occupano. Non capopopoli, ma guide – meglio se illuminate – di un percorso difficile che deve essere affrontato nel miglior modo possibile attraverso strategie compatibili con il dettaglio del dettato costituzionale.

Ma, se le parole chiave dei rappresentanti non sembrano riflettere queste necessità, è solo perché fanno proprie quelle di una popolazione poco avvezza ai doveri della democrazia. Si parla sempre e solo di soldi, e poco di servizi; mai di giustizia sociale, di solidarietà, di sviluppo compatibile. Si trasforma un provvedimento per limitare l’utilizzo della plastica o di alimenti dannosi come un attacco all’economia. Si promette di tenere aperta una fabbrica di morte come l’ex Ilva di Taranto per accaparrarsi i voti dei disperati che non hanno alternativa. Si dice di dare qualcosa a qualcuno e di escludere altri.

Ecco: io non lo so se Salvini verrà condannato per i presunti reati che gli sono ascritti; e neppure se il suo atteggiamento da vittima gli porterà dei voti. Ma sono certo che, se i cittadini non cambiano atteggiamento, la democrazia diverrà, ogni giorno che passa, qualcosa che, pe ril nostro bene, non ci potremo più permettere.

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Sono nato a Firenze nel 1968. Dai 19 ai 35 anni ho speso le mie giornate in officine, caserme, uffici, alberghi, comunità – lavorando dove e come potevo e continuando a studiare senza un piano, accumulando titoli di studio senza mai sperare che un giorno servissero a qualcosa: la maturità scientifica, poi una laurea in “Scienze Politiche”, un diploma di specializzazione come “Operatore per le marginalità sociali”, un master in “Counseling e Formazione”, uno in “Programmazione e valutazione delle politiche pubbliche”, un dottorato di ricerca in “Analisi dei conflitti nelle relazioni interpersonali e interculturali”. Dai 35 ai 52 mi sono convertito in educatore, progettista, docente universitario, sociologo, ma non ho dimenticato tutto quello che è successo prima. È questa la peculiarità della mia formazione: aver vissuto contemporaneamente l’esperienza del lavoro necessario e quella dello studio – due percorsi completamente diversi sul piano materiale ed emotivo, di cui cerco continuamente un punto di sintesi che faccia di me ein anstàndiger Menschun, un uomo decente. Ho cominciato a leggere a due anni e mezzo, ma ho smesso dai sedici ai venticinque; ho gettato via un’enormità di tempo mentre scrivevo e pubblicavo comunque qualcosa sin dagli anni ‘80: alcuni racconti e poesie (primo classificato premio letterario nazionale Apollo d’oro, Destinazione in corso, Città di Eleusi), poi ho esordito nel romanzo con "Le stelle sul soffitto" (La Strada, 1997), a cui è seguito il primo noir "Sotto gli occhi" (segnalazione d’onore Premio Mario Conti Città di Firenze, La Strada, 1998); ho vinto i premi Città di Firenze e Amori in corso/Città di Terni per la sceneggiatura del cortometraggio "Un’altra vacanza" (EmmeFilm, 2002), e pubblicato il racconto "Solitario" nell’antologia dei finalisti del premio Orme Gialle (2002). Finalista anche nel 2014 al festival letterario Grado Giallo, sono presente nell’antologia 2016 del premio Radio1 Plot Machine con il racconto "Storia di pugni e di gelosia" (RAI-ERI). Per i tipi di Delos Digital ho scritto gli apocrifi "Sherlock Holmes e l’avventura dell’uomo che non era lui" (2016), "Sherlock Holmes e il mistero del codice del Bardo" (2017), "Sherlock Holmes e l’avventura del pranzo di nozze" (2019) e il saggio "Vita di Sherlock Holmes" (2017). Negli ultimi anni lavoro come sociologo nell’ambito della comunicazione e del welfare, (in particolare mi occupo di servizi socio-sanitari, disabilità e violenza di genere, di cui curo una collana di pubblicazioni), e svolgo attività di docenza e formazione in ambito universitario. Tra i miei ultimi saggi: "Modelli sociali e aspettative" (Aracne, 2012), "Undermedia" (Aracne, 2013), "Deprivazione Relativa e mass media" (Cahiers di Scienze Sociali, 2016), "Scenari della postmodernità: valori emergenti, nuove forme di interazione e nuovi media" (et. al., MIR, 2017), Identità, ruoli, società (YCP, 2017), "UniDiversità: i percorsi universitari degli studenti con svantaggio" (et. al., ANCI, 2018). Con "Linea Gotica" (Damster, 2019) ho vinto il primo premio per il romanzo inedito Garfagnana in giallo Barga noir. Il breve saggio "Resistere è fare la nostra parte" è stato pubblicato nel numero 59 della rivista monografica Prospektiva dal titolo “Oltre l’antifascismo” (2019). Dal 2015 curo il mio blog di analisi politica e sociale osservatorio7 (www.osservatorio7.com, oggi su www.periodicodaily.com). Tutto questo, tutto quello che ho fatto, l’ho fatto a modo mio, ma più con impeto che intelligenza: è qui che devo migliorare.

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