Non dimentichiamo il caso Zaky. La vita oltre COVID-19

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Arriva oggi da Bologna l’appello dal consiglio regionale dell’ordine dei giornalisti dell’Emilia Romagna rivolto ai colleghi e colleghe per non dimenticare il caso Zaky, il ragazzo egiziano studente a Bologna arrestato a Il Cairo lo scorso 7 febbraio.

COVID-19 ha infatti monopolizzato nelle ultime ore i contenuti dei principali media italiani togliendo visibilità al caso di arresto illegittimo in Egitto.

Accusato di propaganda sovversiva e di diffusione di informazioni dannose per lo stato, lo scorso 22 febbraio durante l’udienza presso il tribunale di Mansura (120 chilometri a nord de Il Cairo) Patrick Zaky ha continuato a professarsi innocente respingendo ogni accusa. Lo stesso giorno il procuratore coinvolto nel processo ha deciso di lasciarlo in carcere per altri 15 giorni al termine dei quali il 28 enne potrebbe difendersi o ricevere una condanna di detenzione rinnovata fino a 200 giorni.

Tutta la comunità studentesca in Italia e soprattutto quella del capoluogo felsineo dove il 28 enne aveva deciso di trasferirsi per frequentare un master in studi di genere si sono strette negli ultimi giorni intorno a Zaky e alla sua famiglia. Da Bologna Anna Zanoli, presidente del consiglio studentesco dell’università di Bologna ha affermato nelle scorse ore che il movimento studentesco bolognese era pronto a scendere in piazza nel caso in cui ci fosse stata la conferma della prevenzione preventiva, cosa poi effettivamente avvenuta, ma che la notizia di Patrick è passata quasi in silenzio per via della contemporaneità dell’esplosione dei casi di COVID-19 in Italia che hanno monopolizzato le informazioni sui principali mezzi di comunicazione e dei divieti a scendere in piazza per via del nuovo coronavirus che toccano anche il capoluogo emiliano. Gli appuntamenti per supportare Zaky e per richiedere la sua libertà al momento sembrano solo rimandati, crisi sanitaria permettendo.

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