Noleggio degli abiti: dubbi sulla sostenibilità

Una ricerca pubblicata su Environmental Research Letters riporta che il noleggio degli abiti, attuato in maniera superficiale, può arrecare all'ambiente più danni rispetto allo smaltimento dei rifiuti.

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Noleggio degli abiti e scarsa sostenibilità
Il noleggio degli abiti non è sostenibile come sembra.

Il mondo della moda già da qualche anno sta cercando delle soluzioni per ridurre l’impatto ambientale nella produzione, distribuzione e gestione dei rifiuti. In effetti, stiamo assistendo ad una serie di iniziative per provare ad avere delle pratiche più sostenibili, ma finora i risultati non sono stati così entusiasmanti: basti pensare che soprattutto lo smaltimento dei vestiti ha ancora delle quantità troppo alte che arrecano danni alla salute del pianeta. Sono numerose le aziende che stanno optando per materie prime biodegradabili e naturali. Fra le nuove tendenze “green” c’è quella del noleggio degli abiti, da molti definita come un’opzione valida per supportare l’ambiente. In realtà, sembra che non sia del tutto così.

Una recente ricerca pubblicata su Environmental Research Letters mette in guardia sulla reale utilità del noleggio degli abiti. Gli studiosi infatti affermano che l’affitto di capi usati sia potenzialmente più dannoso (per l’ambiente) del gettarli tra i rifiuti. Il team di ricercatori ha analizzato i dati relativi a riciclo, rivendita e noleggio, ed è arrivato alla conclusione che quest’ultima procedura ha degli effetti inquinanti che riguardano in particolare il trasporto dei vestiti da un cliente all’altro, e le pratiche di lavaggio a secco al termine del periodo di affitto.

Environmental Research Letters riporta, infatti, che ci sono diverse imprese che si occupano del noleggio degli abiti che si nascondono dietro l’obiettivo di un’attività sostenibile per mettere in atto delle procedure di lavaggio e consegna che sono tutt’altro che ecologiche. Insomma, una forma di greenwashing (ambientalismo di facciata) che sta avendo un impatto ambientale alquanto pericoloso.

Il noleggio degli abiti non è sostenibile

Teoricamente, il noleggio degli abiti potrebbe essere un’alternativa per contrastare gli effetti nocivi dell’industria della moda sull’ambiente. Nella pratica, però, non vengono attuate tutte le procedure previste affinché sia realmente così. Dana Thomas, nel suo libro Fashionopolis: The Price of Fast Fashion and the Future of Clothes, evidenzia che la condivisione dei vestiti dovrebbe essere considerata come uno “shopping di seconda mano”. Dunque non dovrebbe avvenire costantemente ma solo in determinate circostanze, come ad esempio quando si ha l’esigenza di avere un abito per andare a un matrimonio.

In generale, gli esperti del settore ritengono che la migliore abitudine per supportare il pianeta sia quella di indossare più volte i nostri capi prima di gettarli via, evitando così di sprecare troppo presto dei vestiti che in realtà sarebbero ancora utilizzabili.

La Ellen MacArthur Foundation, in una ricerca, ha dimostrato che, se da un lato l’attività di produzione dell’abbigliamento è raddoppiata nel breve giro di 15 anni, all’opposto è drasticamente calata del 36% la media del numero di volte in cui i vestiti nuovi vengono indossati dai consumatori.

Tornando al noleggio degli abiti, la ricerca divulgata da Environmental Research Letters non è del tutto pessimista nei confronti di quest’attività. Gli studiosi infatti sostengono che sia necessario cambiare la metodologia, attivando dei servizi davvero sostenibili come, ad esempio, i mezzi di trasporto a basse emissioni di carbonio, oppure l’abitudine di portare articoli in stock per un periodo più lungo rispetto a quanto accade adesso.

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Dana Thomas ha comunque sottolineato che ciò si potrà verificare solo se verrà varata una regolamentazione ben precisa, poiché se attendiamo che le aziende di loro spontanea volontà agiscano davvero per il bene dell’ambiente ciò non accadrà mai, a meno che non ci siano delle leggi che glielo impongano.