#Noi non restiamo a casa

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Noi medici, ma anche infermieri e operatori sanitari tutti,  non restiamo a casa ma stiamo continuando a lavorare tanto e con tanta paura. Paura di ammalarci e ci stiamo ammalando, ma soprattutto con la paura (i più giovani) di diventare veicolo asintomatico del virus per i nostri figli piccoli a casa o per i nostri compagni/e o mariti/mogli  e soprattutto per nostri genitori anziani e malaticci per i quali potrebbe essere fatale. Mi stanno arrivando tante testimonianze di medici sui social all’estremo della stanchezza per il troppo lavoro, medici reclusi anche più giorni in ospedale per avere la risposta di un tampone di un paziente dubbio Covid-19 visitato da loro con i pochissimi dispositivi di protezione a disposizione talora inadeguati o per avere la risposta del tampone di un collega forse infetto con quale hanno avuto contatti, medici anche scoraggiati che stanno vivendo nell’inferno della Lombardia e di altre regioni. Come non ricordare l’appello disperato di un medico della terapia intensiva del Sacco di Milano lanciato via whatsapp: «Ciao dall’inferno. Qui è veramente pesante e dura. Siamo allo stremo ma resistiamo. Vi chiedo un favore per noi e soprattutto per gli infermieri che sono oltre l’eroismo. Aiutateci stando a casa, non siamo quasi più in grado di assistere oltre».  Ma la risposta al nostro impegno e sacrificio nella bella città in cui abito e lavoro come medico in un ospedale pediatrico quale è stata?  Eccola come titolo su tutti i  notiziari e giornali: “Coronavirus Napoli, sputa in ospedale contro dottoressa e infermiere: posti entrambi in quarantena”. Questa storia definita dai giornali paradossale, ma alla quale io non riesco a trovare un aggettivo per l’indignazione, arriva infatti all’ospedale Cotugno di Napoli che combatte in prima linea da sempre contro le malattie infettive.

Un uomo, che presentava sintomi febbrili ed era in attesa di fare il tampone per il Coronavirus, si è spazientito ed è andato in escandescenze togliendosi la mascherina e sputando addosso a una dottoressa e infermiere che cercavano di riportarlo alla calma. Il risultato è che i due sanitari dell’ospedale Cotugno di Napoli da ieri sera sono stati posti in quarantena e il locale dove è avvenuto l’episodio è stato evacuato e sottoposto a sanificazione.  Queste sono le parole del direttore generale dell’ospedale Cotugno di Napoli Maurizio Di Mauro. «Ho perso un medico e un infermiere validissimi che adesso devono state in isolamento e non possono dare, come hanno fatto finora il loro prezioso contributo. Sputare addosso a una persona quando si hanno, in un momento come questo, sintomatologie e febbre, equivale a sparare, non c’è differenza» «Sono indignato, ci sono ragazzi che stanno dando l’anima – sottolinea Di Mauro – stamattina ho visto i neo assunti, ragazzine di 23-24 anni che forse non sanno a che cosa stanno andando incontro, pronte a dare il loro contributo in questa battaglia contro il coronavirus». Non vogliamo essere chiamati eroi o ricevere medaglie di onore perché stiamo solo facendo il lavoro che ci siamo scelti e per quale ci siamo preparati per molti anni, ma vogliamo solo rispetto ed avere la possibilità di poter continuare a lavorare in modo più sicuro e sereno. Anche io nel mio piccolo voglio dare un contributo all’appello di tutti “State a casa voi che potete e cerchiamo di essere uniti”. Grazie. 

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