Nocciolicoltura italiana: biologica o convenzionale?

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nocciolicoltura italiana
nocciolicoltura italiana e impatto ambientale

Cioccolato, creme spalmabili e torrone, sono solo alcuni dei prodotti fabbricati con le nocciole. Ma la nocciolicoltura italiana nasconde un lato oscuro nell’impatto che le piantagioni hanno sul nostro amato territorio.

Dove si trovano le principali piantagioni?

Italia centrale, altopiano dell’Alfina, oltre la nebbia mattutina che avvolge le fattorie locali e il cinguettio degli uccelli regna il silenzio. Tra linee infinite di noccioleti la monocoltura fa da padrona. “Sei o sette anni fa questo posto era completamente diverso“, afferma Gabriele Antoniella, ricercatore e attivista di un’organizzazione di conservazione ad Alfina. Antoniella stima che nell’area, ci siano circa 300 ettari di piantagioni per lo più di proprietà di grandi investitori. L’altopiano si trova nella regione storica della provincia di Viterbo e cuore della nocciolatura italiana.

L’impatto ambientale della nocciolicoltura italiana

L’intensificazione delle pratiche di monocoltura e la loro espansione è una grande preoccupazione per gli ambientalisti. Diverse colture sono state sostituite dalle piantagioni di nocciole e la presenza di insetti ridotta al minimo. Come dichiara Famiano Cruciarelli, ambientalista della Tuscia meridionale “la monocoltura della nocciola ha causato problemi con aria, suolo e acqua“. L’uso di fertilizzanti chimici e trattamenti parassitari rende il suolo sempre più arido e durante la stagione del raccolto, l’uso di macchinari solleva polveri piene di sostanze chimiche dannose alla salute delle perone. Anche le grandi quantità di fertilizzante producono sostanze dannose all’ambiente e all’uomo, afferma Giuseppe Nascetti professore dell’Università della Tuscia.

L’espansione delle grandi aziende

Il problema principale è rappresentato dalla crescente domanda di nocciole da parte delle grandi aziende che ha alimentato l’espansione della monocoltura. L’azienda Ferrero, che produce la nota crema di nocciole spalmabile Nutella, è uno dei maggiori consumatori di nocciole prodotte nella Tuscia. Nel 2018 ha lanciato il piano Progetto Nocciola Italiana per aumentare le piantagioni di noccioleti in Italia di 20.000 ettari entro il 2026. Tuttavia, l’azienda sta anche lavorando con ricercatori, compresi quelli dell’Università della Tuscia per comprendere meglio l’impatto ambientale e migliorare la sensibilità della nocciolicoltura italiana.

Nocciolicoltura italiana e agricoltura biologica

L’agricoltore locale Anselmo Filesi ha scoperto quanto la scelta di un’agricoltura biologica sostenibile si impegnativa. Nel 2002 ha convertito al metodo biologico il suo piccolo noccioleto di 20 ettari pagando però la scelta a caro prezzo. Afferma infatti di non essere più riuscito a vendere i suoi prodotti ai maggiori acquirenti, “se le nocciole non sono perfette, il mercato non le accetta“. Il professor Nascetti spiega come non ci sia alcun incentivo nel convertire le piantagioni di nocciole in quelle biologiche sebbene sia un ottimo piano per la sostenibilità. Antoniella dal canto suo, organizza proteste contro l’agricoltura intensiva: ” vogliamo dimostrare che l’agricoltura può essere basata sul rispetto dell’ambiente”. Gettando uno occhio a alle infinite file di piantagioni, con lo sguardo cupo e rammaricato aggiunge: “il paesaggio cambierà per sempre“, agricoltura biologica una scelta di testa?

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