Nile, Hate Eternal + guests, serata “mortale” @ Largo Venue – Roma

Nile, Hate Eternal, Vitriol e Omophagia hanno dominato la serata di ieri 20 settembre '19 al Largo Venue in Roma.

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Nile, Hate Eternal, Vitriol e Omophagia: un quartetto bestiale che si è alternato sullo stage del Largo Venue in quel di Roma.
Organizzazione impeccabile da parte dei gestori del locale che hanno rispettato, tassativamente, gli orari.

I primi ad iniziare sono stati gli Omophagia, un mix di svizzeri e brasiliani che con il loro death metal, ed un abbigliamento alquanto buffo per il genere, hanno dato il via ad una serata devastante. Il growl di Beni è profondo, cavernoso e bello potente, come altrettanto forti erano gli schizzi di sudore visto il caldo che c’era sopra e sotto lo stage.

La serata ha preso davvero la giusta piega con gli Omophagia, sono stati abili fomentatori.

Il secondo gruppo è nato qualche anno fa, i primi due EP risalgono al 2017, sto parlando dei Vitriol che, per quante battute o analogismi si possano fare con il loro nome, hanno dato al pubblico una bella botta di death metal statunitense (Portland), caratterizzato da un blastbeat furioso e davvero veloce. Insomma si sono fatti valere.

Se fino ad ora le cose sono state “serie”, da questo momento in poi saranno davvero devastanti. Gli Hate Eternal sono stati meravigliosi, non ci sono altre parole per descriverli. Anch’essi americani, hanno generato il caos, il pogo è stato devastante, spintoni e voli pindarici per chi capitava sotto tiro, in sostanza se non volevi pogare ma eri fra le file vicino al mosh venivi tirato dentro tuo malgrado.
Erik Rutan (ricordiamo ex membro dei Morbid Angel e ex produttore dei Cannibal Corpse) ha una voce che definisco con una frase “La bestia è stata liberata“, grazie anche alla doppia cassa, sembrava di essere sovrastati da enormi massi scagliati contro il pubblico, un intrippo immenso.
Anche qui, droplets di sudore che schizzavano ovunque e che regalavano un effetto quasi mistico quando si scontravano con la luce colorata.

Ma la serata non può finire solo così, a dare il colpo di grazia sono loro, i Nile. Già quando apparve la notizia che sarebbero venuti in Italia e a Roma, si son drizzati peli e capelli, ma appena hanno calcato lo stage è salita la botta di adrenalina. Il devasto totale.
Il loro sound è piuttosto caotico, basti guardare la batteria, sembra l’Enterprise (citazione per nerd vecchi come me) ma in quel caos c’era Karl Sanders che cacciava delle melodie da brivido. Non tutti riescono ad apprezzarli, soprattutto ascoltandoli da un freddo CD, ma live hanno una carica ed un calore indescrivibile. Se gli Hate Eternal hanno scatenato il pogo devastante, con i Nile è stato micidiale, chiunque sia stato tirato dentro ha riportato qualche regalino a casa.
Sono stati grandissimi a fomentare il pubblico e grandi frontman. Scenetta comica (a mio avviso): Karl Sanders, diciamolo pure, quasi inutilmente ha cercato di far ripetere dopo di lui i titoli delle varie tracks, ma tutto ciò che ha ricevuto sono state urla di approvazione (diciamo che qui si scarseggia con l’inglese), e la sua faccia da gatto rassegnato non ha avuto prezzo.

Oggi se ne scontano le conseguenze, in particolare chi si è fatto un centinaio di chilomentri per poi alzarsi all’alba il giorno dopo. Ma per la musica questo ed altri sacrifici si fanno.

Una serata gestita magnificamente dai gestori del Largo Venue, orari rispettati, davvero un posto spettacolare dove assistere a dei concerti.

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