E’ stato liberato ieri sera don Maurizio Pallù, il sacerdote missionario itinerante del Cammino Neocatecumenale rapito lo scorso venerdì 13 ottobre nel sud della Nigeria. La conferma ufficiale della notizia della liberazione è stata data dal ministro degli Esteri Angelino Alfano. 

Viene rilasciato nel giorno del suo 63esimo compleanno. Una notizia che rasserena gli animi di tutta Italia, turbati dal suo rapimento. Molti temevano il peggio.

In questi ultimi giorni da più parti si era levata la preghiera per il sacerdote rapito in Nigeria, da tre anni missionario nel Paese africano: da Papa Francesco a Mons. Angelo De Donatis, Vicario del Pontefice per la diocesi di Roma.

Anche don Pallù ha “temuto di morire – ha dichiarato – ma Dio ha addolcito i cuori dei rapitori”. I rapitori “erano musulmani ma non era un rapimento religioso, non c’era odio”.

Don Maurizio Pallù

A confermare per primo la notizia sarebbe stato il giornale Vatican Insider che in questi giorni ha seguito da vicino le operazioni che hanno portato alla liberazione del missionario. Ieri notte lo stesso Pallù, durante una telefonata ai suoi collaboratori, ha confermato di essere stato rilasciato e di stare bene.

Le sue condizioni sono buone. Sempre secondo Vatican Insider “don Maurizio aveva un buona voce anche se era chiaramente provato”. A destabilizzarlo sarebbe stato, non il trattamento ricevuto dai rapitori, ma la tensione vissuta nei giorni di reclusione.

Il rapimento

“Il 12 ottobre – racconta il sacerdote – siamo stati prelevati sulla strada, mentre ci stavamo dirigendo in macchina con altre persone da Calabar a Benin City per un incontro di catechesi.  Sono venuti fuori sparando e poi ci hanno portato nella foresta.

Il sequestro è stato opera di un gruppo di criminali locali. Tra i sequestrati non c’era solo il sacerdote italiano, come reso noto in un primo momento, ma anche altre persone nigeriane.

Don Maurizio racconta come i rapitori fossero in “tre, era un banda locale. Dopo averci derubato e preso in ostaggio, abbiamo camminato abbastanza verso un luogo solitario e poi siamo stati lì, loro avevano poco da mangiare, ci davano quello che avevano, siamo andati avanti, abbiamo bevuto l’acqua del torrente, un’acqua marroncina…”. All’interno della banda criminale ci sono state delle divergenze su quale doveva essere la sorte delle vittime. Uno di loro si vantava di aver già ucciso quattro persone e voleva uccidere anche Don Maurizio. Il loro capo, invece, con il quale il sacerdote italiano avrebbe stabilito un dialogo, ha deciso per la loro liberazione.

“Comunque siamo in vita”, gioisce il missionario. “In tre siamo stati presi come ostaggi, un fratello nigeriano, una studentessa nigeriana, e io. Ci hanno rilasciati intorno alle 10 di sera”.

Al momento non ci sono conferme se sia stato pagato un riscatto o meno.

La storia

Originario di Firenze, don Maurizio Pallù, ha iniziato il suo percorso nel Cammino neocatecumenale nella parrocchia di San Bartolomeo in Tuto a Scandicci.

È stato missionario laico per 11 anni in diversi Paesi del mondo. Poi nel 1988 è entrato nel Seminario “Redemptoris Mater” di Roma. Dopo aver operato come cappellano in due parrocchie romane è stato inviato in Olanda, dove è diventato parroco nella diocesi di Haarlem.

Quindi è partito per l’Africa, dove è andato a lavorare nell’arcidiocesi di Abuja, in Nigeria.

Non è la prima volta che Pallù viene rapito in Nigeria, e sempre in quest’anno. “I due rapimenti sono avvenuti tutti e due nella festa della Madonna di Fatima, il 13 ottobre” spiega Pallù.

“L’anno scorso siamo stati rapiti il 13 ottobre e attraverso un miracolo della Madonna siamo stati rilasciati dopo un’ora e mezza. Quest’anno siamo stati rapiti il 12 ottobre, la vigilia della festa del miracolo del sole a Fatima. Infatti stavo andando a Benin City dove i vescovi della Nigeria hanno celebrato la riconsacrazione della Nigeria alla Vergine Maria e volevo essere presente lì il 13 ottobre per questa grande Eucaristia e invece il 13 ottobre l’ho passato nella foresta e ho ricevuto un segno dell’attenzione materna di Maria e poi la domenica ho ricevuto la conferma che la Madonna e tutti i santi ci avrebbero tirato fuori da questa situazione”.

Al momento il sacerdote sarebbe ad Abuja, in Nigeria dove – tolta un piccolo viaggio in Italia per abbracciare i suoi cari – nei prossimi mesi proseguirà la sua missione.

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