Niente identità sulla spia dell’IDF: la famiglia dice no

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Israele

Niente identità sulla spia dell’IDF, la famiglia dell’ufficiale dell’intelligence, non vuole che la sua identità venga rivelata. La famiglia dell’ufficiale dei servizi segreti morto in un carcere militare il mese scorso, si è opposta alla rivelazione dell’identità del proprio familiare. Ha esplicitamente chiesto che il suo nome e la sua foto non vengano pubblicati. Anche se la sua foto e le sue informazioni personali sono è già pubblicate sui social media e pubblicate da siti Web stranieri.

Niente identità sulla spia: la famiglia teme?

Non sarebbe la prima volta che ripercussioni di ogni genere, ricadino verso il nucleo familiare rimanente. Del resto in quella zona del mondo sembra ormai tutto lecito. Dall’uccisione di bambini, solo perchè di un’altra etnia e religione, alla brutale uccisione di figli e figlie, mi viene da dire che le bestie sono fuori dalle gabbie. Sinceramente me ne frego di insultare qualcuno o se qualcuno si sente offeso. Per quello che la storia contemporanea insegna, quella zona del mondo è abitata da sepolcri imbiancati, belli fuori ma dentro pieni di corruzione, lo disse un tipo 2021 anni fa. “Quello che hanno fatto è contrario a tutti gli accordi. Ho visto ciò che l’IDF ha inviato e stiamo valutando misure contro questo“. ha detto l’avvocato della famiglia, Benny Kuznitz. L’ufficiale arrestato a settembre, e trattenuto dietro le sbarre. Ha commesso consapevolmente reati che hanno causato, gravi danni alla sicurezza nazionale”, ha detto l’IDF.

L’indagine continua

L’indagine sull’ufficiale, che prestava servizio in un’unità tecnologica della divisione di intelligence, ha rivelato che ha consapevolmente compiuto una serie di atti che hanno gravemente danneggiato la sicurezza dello stato. Ma che era anche consapevole del potenziale danno alla sicurezza nazionale. I militari hanno affermato che l’ufficiale ha collaborato al suo interrogatorio e ha confessato molti degli atti addebitati. L’indagine ha rilevato che ha agito in modo indipendente, per motivi personali e non per motivi ideologici, nazionalistici o economici“.

Niente identità per la famiglia

L’IDF ha sottolineato che il suo caso non è simile a quello del “prigioniero X” Ben Zygier, arrestato nel e tenuto sotto falso nome nella prigione di Ayalon fino a quando non si è impiccato. L’identità di Zygier non fu mai rilasciata per i tre anni successivi. Rimase in una cella con altri compagni e non fu tenuto in isolamento. Ha anche ricevuto cure mediche e supporto da professionisti della salute mentale Secondo un rapporto di Haaretz, la sera della sua morte, disse ai suoi compagni di cella che si sentiva male e poi ha vomitato. È collassato e ha perso conoscenza poco tempo dopo, ed è stato portato in gravi condizioni al Laniado Medical Center di Netanya, dove è poi morto. Ovviamente avvelenato perchè sapeva cose che non doveva.

Channel 12 riferisce

Parlando a un evento in memoria dell’ex capo dell’IDF Amnon Lipkin-Shahak presso il Centro interdisciplinare Herzliya, Kohavi ha affermato: “Tutto ciò che abbiamo fatto è stato mantenere la sua privacy e la privacy della sua famiglia. Volevamo prenderci cura di lui. Volevamo prenderci cura della sua famiglia. E allo stesso tempo, mantenere il grande segreto. “.

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